Economia e lavoro - 27 marzo 2026, 10:58

La cooperazione non conosce crisi: in Piemonte LegaCoop vale il 4% del Pil regionale

La produzione sale a 5,5 miliardi di valore, mentre l’occupazione tiene. Ma restano temi aperti: manodopera e tempi di pagamento. “Modello che dà risposte vere”

In Piemonte LegaCoop vale il 4% del Pil regionale

Un valore di produzione da 5,5 miliardi di euro, pari al 4% del Pil regionale. Bastano queste due cifre per sintetizzare il 2025 di LegaCoop Piemonte. Risultati importanti, soprattutto in un periodo storico come quello di oggi.

Da qui al 2028

Ma oltre al giro di boa del nuovo anno, LegaCoop ha anche proiettato in avanti il suo sguardo, pianificando quel che si andrà a fare da qui al 2028“Legacoop Piemonte vuole essere luogo di sintesi tra economie e rappresentanze, promuovendo azioni comuni sui temi centrali per la crescita dell’economia reale, con l’obiettivo di ridurre le diseguaglianze e favorire una più equa distribuzione del reddito”, commenta Dimitri Buzio, presidente di Legacoop Piemonte.

Nel triennio 2021-2024 i numeri parlano di una crescita del valore della produzione del 26% e del patrimonio netto dell’8,8%. E sulla scorta di quanto fatto fin qui, il documento che pianifica il futuro di LegaCoop Piemonte mette in luce l’obiettivo “di rafforzare la presenza del modello cooperativo nel dibattito pubblico lavorando perché il cambiamento che immaginiamo si traduca in realtà”. 

Cooperazione vs transizione

Oggi – continua Buzio - le grandi transizioni globali stanno contribuendo ad accrescere la domanda di benessere, dignità e sicurezza a cui la cooperazione può offrire una risposta concreta perché è, a tutti gli effetti, parte dell’economia reale e mette al centro le persone, il lavoro, la valorizzazione delle competenze come leve di uno sviluppo autentico e diffuso”. 

LegaCoop Piemonte in cifre

Oggi LegaCoop può contare su 519 imprese associate, oltre 760mila soci e 40mila addetti. Forte la componente femminile: il 71% degli occupati è donna. I lavoratori under 30 sono il 13% e uno su due ha un contratto a tempo indeterminato. Le forme di lavoro stabili sono prevalenti, con l’80% degli assunti a tempo indeterminato.

Le aziende associate a Legacoop Piemonte concentrano il 41,7% degli occupati e il 32,8% del valore della produzione complessivo della cooperazione piemontese.

Non tutto è rosa

Ma restano alcuni problemi sul tavolo. Secondo Buzio restano “alcune criticità come la scarsità di manodopera e l’allungamento dei tempi di pagamento che influiscono sulla liquidità e di conseguenza sulle possibilità di fare investimenti”.

Modello che dà risposte

“Ci sono transizioni profonde che attraversano la nostra città e la nostra società, ma abbiamo sempre saputo rinnovarci - dice la vicesindaca Michela Favaro - Bisogna però pensare a sofferenze come precarietà e solitudine e in questo senso il modello cooperativo non è soltanto organizzativo: può anche essere strumento per dare risposte vere alle persone“.

"Non sono qui per riposizionarmi dopo il referendum - ha scherzato Alberto Cirio, governatore della Regione Piemonte - Ma anche io sono un cooperatore e credo molto nel mondo della cooperazione. Non sono ancora iscritto? Chi può dire in futuro. Ma senza dubbio ci sono settori che senza la cooperazione soffrirebbero perché da soli non si può fare impresa in un certo modo. Basti pensare al mondo delle nocciole, il cui prezzo dipende non da come lavoriamo noi, ma dalla situazione politica in Turchia e dal clima in Cile".

“Bisogna credere nel modello della cooperazione in modello intelligente - prosegue Cirio - e Legacoop ha anche saputo evolversi negli anni in maniera importante. Unirsi insieme agli altri ti rende più forti e competitivi, ma di questi tempi è anche questione di sopravvivenza”.

redazione