Nel segno della grande tradizione barocca, strumentale e vocale, prende forma il penultimo appuntamento dei Concerti del Lingotto. Protagonista della serata è l'Accademia Bizantina, che insieme al suo direttore Ottavio Dantone ha fatto di questo repertorio il proprio vessillo artistico diventando un punto di riferimento internazionale. Ospite ricorrente di Lingotto Musica nel corso degli anni, l’ensemble torna sul palco dell’Auditorium Giovanni Agnelli - martedì 21 aprile alle 20.30 - con un programma in due parti: nella prima, una selezione di concerti grossi, forma strumentale emblematica del primo Settecento, con opere di Corelli, Geminiani e Händel. Segue una seconda parte interamente dedicata a Pergolesi: dopo un pregevole Concerto per violino affidato al concertmaster Alessandro Tampieri, il celebre Stabat Mater - pagina tra le più amate del Settecento europeo - è interpretato dal soprano Suzanne Jerosme e dal contralto Delphine Galou.
Il suo nome richiama le radici della città di Ravenna, antica capitale dell’Impero, evocando l’immagine dei mosaici bizantini: tessere diverse che, congiunte, creano un disegno unitario. Fondata nel 1984, l’Accademia Bizantina si rivolge alla musica barocca dalla fine degli anni Ottanta, quando l’incontro con Ottavio Dantone - inizialmente clavicembalista dell’ensemble e dal 1996 direttore musicale - imprime all’orchestra una precisa identità stilistica. Sotto la sua guida, la formazione affina un metodo interpretativo fondato su uno studio rigoroso delle fonti, restituendo il repertorio con strumenti originali. Oggi l’orchestra riunisce musicisti provenienti da tutto il mondo e si esibisce nelle più prestigiose sale da concerto, collaborando con artisti quali Viktoria Mullova, Andreas Scholl e Giuliano Carmignola. Le incisioni realizzate per Deutsche Grammophon e altre importanti etichette hanno ottenuto autorevoli riconoscimenti internazionali, tra cui Grammy Award, Gramophone Award, Diapason d’Or e Opus Klassik. Dal 2024 l’Accademia Bizantina è orchestra in residenza all’Innsbrucker Festwochen der Alten Musik, del quale Dantone è direttore musicale.
Diplomato in organo e clavicembalo al Conservatorio Verdi di Milano, Ottavio Dantone si afferma giovanissimo come uno dei clavicembalisti più brillanti della sua generazione, primo italiano a ottenere riconoscimenti per questo strumento ai concorsi internazionali di Parigi (1985) e Bruges (1986). Dopo l’incontro con l’Accademia Bizantina e la nomina a direttore musicale, ha ampliato progressivamente i suoi orizzonti artistici. Dal debutto operistico nel 1999 con il Giulio Sabino di Sarti insieme all’Accademia Bizantina, è stato ospite di prestigiosi teatri e festival; negli ultimi anni si è dedicato anche al repertorio sinfonico classico e romantico. Nel 2022 è stato eletto Accademico di Santa Cecilia.
La prima parte del programma si articola intorno al concerto grosso, forma strumentale che raggiunse il suo apice tra la fine del Seicento e la prima metà del Settecento, incarnando l'ideale barocco del contrasto tra masse sonore. Il dialogo tra concertino e ripieno, tra l'intimità del gruppo solistico e la pienezza orchestrale, trova espressione paradigmatica nell'op. 6 di Arcangelo Corelli, pubblicata postuma nel 1714 e destinata a divenire modello imprescindibile per le generazioni successive, come dimostrano le raccolte di Georg Friedrich Händel e Francesco Geminiani. L'Accademia Bizantina ha dedicato alle opere integrali di questi autori un’importante trilogia discografica per la propria etichetta HDB Sonus.
La seconda parte della serata è dedicata a Giovanni Battista Pergolesi, la cui fama postuma determinò nel corso del Settecento una vastissima circolazione di opere a lui attribuite, non tutte riconducibili con certezza alla sua mano. È il caso del Concerto per violino in si bemolle maggiore, pagina di pregevole fattura che testimonia la transizione dal linguaggio barocco verso la nuova sensibilità galante. La parte solista è affidata ad Alessandro Tampieri, concertmaster e primo violino dell’ensemble, oltre che co-direttore artistico insieme a Dantone. Conclude il programma lo Stabat Mater: scritto nel 1736 - poche settimane prima della prematura scomparsa del compositore - l'opera mette in musica la celebre sequenza attribuita a Jacopone da Todi, meditazione sul dolore della Vergine ai piedi della Croce. La poesia medievale diviene il pretesto per una vera e propria summa, in cui Pergolesi raccoglie l'intero arsenale delle tecniche barocche al servizio della rappresentazione musicale del dolore. Il soprano Suzanne Jerosme e il contralto Delphine Galou condividono, pur nelle diverse formazioni, un'intensa frequentazione del repertorio barocco che le rende interpreti ideali per quest'opera. Jerosme si è affermata come finalista al Concorso Cesti; accanto a un'intensa attività sinfonica e di recital händeliani, ha interpretato tra gli altri il ruolo di Giuditta in Carlo il Calvo di Porpora al Bayreuth Baroque Opera Festival e in prestigiose sedi come il Theater an der Wien, il Concertgebouw e la Scala. Galou, parigina con formazione filosofica e musicale, collabora assiduamente con i più autorevoli ensemble di musica antica e ha costruito un duraturo sodalizio con l'Accademia Bizantina: il suo disco solistico Agitata ha vinto il Gramophone Award nel 2018.