Cultura e spettacoli - 11 aprile 2026, 18:14

Rockin’ 1000, la super band live a Torino: "Nata come una goliardata, oggi suoniamo in tutto il mondo" [INTERVISTA]

Il concerto sabato 30 maggio all'Allianz Stadium. In line up la collaborazione con Elio e le storie tese: "Cesareo ha suonato con noi tre volte, ma volevamo rincontrarci per esibirci con tutto il gruppo"

Rockin’ 1000, la super band torna a Torino

Rockin’ 1000, la più grande rock band del mondo, dopo l’esperienza dell’Eurovision si prepara a tornare a Torino, questa volta per esibirsi per la prima volta all’Allianz Stadium sabato 30 maggio. 

Abbiamo intervistato Fabio Zaffagnini, ideatore del progetto nel 2015. 

“Rockin 1000 è nata per invitare i Foo Fighters a esibirsi a Cesena, è nata come una goliardata che poi è diventata una cosa serie. Quel video è diventato virale e i Foo Fighters dopo averlo, ci hanno contattati. Scherzando ci hanno detto che con un invito simile li avevamo fregati, non potevano dire di no e così sono davvero venuti a suonare a Cesena”.

Oggi i Rockin’ 1000 è una band da oltre 100 mila elementi in 160 paesi che vengono coinvolti a rotazione. Come funziona? 

“Per partecipare chiunque può iscriversi e superare un’audizione online. Una volta ammessi tutte le volte che organizziamo un evento si possono iscrivere e i primi mille, divisi nelle categorie, vengono coinvolti. Ricevono il materiale per prepararsi a un concerto da 20 canzoni e della durata di due ore. Ci ritroviamo poi a un paio di giorni dall’evento allo stadio, facciamo due giornate di prove prima del concerto vero e proprio”. 

Chi sono i membri e come si gestiscono così tanti elementi in un concerto? 

“C’è un po’ di tutto, per la maggior parte sono non professionisti. Abbiamo musicisti dai 5 agli 80 anni, sono impiegati, studenti, professori, pensionati. C’è di tutto. La parte complicata all’inizio era il tema tecnico che abbiamo perfezionato con il tempo, quello di sincronizzare i musicisti e far sì che riescano a realizzare la performance nella maniera migliore possibile. Li coordiniamo attraverso cuffie che diamo in modo che non si perdano nella confusione di suoni totale. Devono concentrarsi su quello che sentono in cuffia”. 

Quando per la prima volta avete suonato tutti insieme quali sono state le sensazioni? 

“Innanzitutto c’era la grande paura di non riuscire a farcela, di aver lavorato per un anno intero per poi non riuscire a sincronizzare tutti, facendo un po’ di tentativi, siamo riusciti a coordinare i batteristi. Fatto quello è stata una sorpresa indimenticabile, ci siamo detti ‘si può fare’. Da lì, è stata una discesa, alla fine eravamo estasiati, non tanto per la dimensione musicale, ma soprattutto per quella umana. Persone che arrivavano da tutta Italia che vivevano una cosa così potente. Era un simbolo del fatto che insieme riusciamo a ottenere un risultato paragonabile a quello delle rock star. Ha un significato profondo, al di là della dimensione musicale. Siamo tutti protagonisti, tutti uguali, nella stessa dimensione, è uno dei motivi per cui continuiamo a farlo dopo 10 anni”. 

Nel 2018 e nel 2025 a dirigervi c’è stato Beppe Vessicchio, come è stato lavorare con lui? 

“Era una persona con una componente umana oltre che musicale profondissima. Era quasi più interessata all’aspetto sociale o addirittura biologico della musica. Era di una dolcezza e di uno spessore morale che non ho incontrato in tutta la mia vita. Vedendo questi musicisti esibirsi tutti insieme credo che cogliesse il beneficio al di là dell’ascoltare musica”. 

Ad oggi avete suonato in Italia, ma anche negli USA,  Brasile, Germania, Portogallo. Quali sono i live che vi hanno emozionato di più? 

“Ogni concerto è diverso. Il primo che abbiamo poi fatto allo stadio di Cesena è stato quello della sorpresa. Un concerto di due ore davanti a un pubblico pagante era diverso dal fare un video. E poi ancora ricordo il concerto a San Paolo in Brasile e soprattutto quello nel 2024 a Berlino per l’annuale celebrazione della caduta del Muro davanti alla porta di Brandeburgo: 500 mila persone che si sono riversate nelle strade per sentire questa band diffusa, è stata un’esperienza potentissima”. 

A Torino avete aperto l’Eurovision nel 2022, che ricordo avete di quel momento? 

“Sono stati giorni di grande fermento, l’Eurovision in Italia e a Torino non era scontato. Eravamo tutti esaltati dalla possibilità di aprire l’evento, sono arrivati musicisti da tutta Italia e dall’Europa e oltre. Al tempo stesso eravamo emotivamente provati per la morte del batterista dei Foo Fighters, per questo gli abbiamo dedicato anche un tributo da piazza San Carlo, è stato un momento emozionante”.

Per il concerto all’Allianz Stadium, vi esibirete anche con Elio e le Storie Tese. Come è nata questa collaborazione? 

“Cesareo, il batterista degli Elio e le Storie Tese ha suonato con noi tre volte, dal 2016 al 2018. È un’esperienza che conosce molto bene e ci siamo sempre detti che ci saremmo rincontrati per suonare con la band. Quest’anno cadevano i trent’anni de La terra dei cachi. Ci hanno chiamati chiedendoci idee su cosa potevamo fare insieme e la proposta di farla insieme a Torino è venuta naturale. Ci stiamo ancora lavorando perché è un brano complesso da suonare per chiunque per noi ancora di più, ma la loro capacità musicale ci sta aiutando tantissimo ad adattare un brano e siamo curiosi di vedere come sarà in concerto”. 

Ci sono dei musicisti in particolare che amereste vedere salire sul palco con la band? 

“Sognando in grande mi piacerebbe vedere Bruce Springsteen, Lenny Kravitz, Jimmy Page. Chissà, magari ce la faremo”. 

Quali sono i vostri prossimi obiettivi come band?

“Il progetto adesso è di fare concerti in tanti Paesi, vorremmo ritornare negli USA e fare altre date, in Inghilterra speriamo sia il primo concerto di tanti. Mi piacerebbe tantissimo organizzare un nuovo Woodstock dove sono tutti lì e non c’è un palco. Credo che quella sarebbe un’esperienza potente”. 

Fabio Zaffagnini