È un David Bowie intimo e inedito quello ritratto nella mostra che fino al 12 luglio è allestita allo Spazio Musa.
Un progetto dello scrittore David Lawrence, in programma per la prima volta in Italia, che parte dalla figura di Terry Burns, fratellastro di Bowie.
È lui il tramite attraverso cui si guardano immagini, testi e materiali. Un percorso che mette in relazione episodi biografici, riferimenti culturali e costruzione dell’identità artistica.
Esposte sono una serie di fotografie che ritraggono il cantante insieme a musicisti, artisti e intellettuali, ma anche insieme ai genitori, il nonno e poi ancora Thomas Edward Lawrence, Miles Davis, Lou Reed, Iggy Pop, Mick Jagger, Pablo Picasso, Bob Dylan, John Lennon, Elvis Presley, Bing Crosby, Frank Sinatra, Jimi Hendrix, Jim Morrison, Jack Kerouac, tra gli altri.
Il percorso costruisce così una rete di relazioni che rimanda alle influenze alla base del suo lavoro, dalla musica alla letteratura, dalle arti visive al cinema.
Terry Burns ha un ruolo strutturale. È grazie a lui che Bowie entra in contatto con una parte significativa del proprio orizzonte culturale – dalla letteratura al jazz – elementi che tornano, trasformati, nella sua produzione.
Il loro legame è segnato anche dalla malattia mentale di Terry, la schizofrenia, diagnosticata nei primi anni Sessanta e dai successivi ricoveri al Cane Hill Hospital. A questa esperienza Bowie fa riferimento diretto nel brano All the Madmen. Il 16 gennaio 1985 Terry muore suicida. La sua figura resta tuttavia un riferimento costante nell’opera di Bowie da Jump They Say a Heathen.
Il curatore David Lawrence ha realizzato questa mostra sulla base anche una componente personale: ha attinto ai ricordi del fratello maggiore Philippe, segnato da problemi di salute mentale, che aveva lavorato sul set de I predatori e incontrato David Bowie.