Economia e lavoro - 20 aprile 2026, 11:27

Amianto, doppia condanna del Ministero della Difesa, risarcimento e tutele anche per gli orfani non a carico

La Marina Militare affonda sull’amianto. Dopo la condanna del Tribunale civile anche il TAR condanna il Ministero della Difesa. Più di 1.000.000 di Euro il risarcimento complessivo per la morte di C.C., un Sottufficiale della Marina, nocchiere, imbarcato su vecchie unità navali

Si rafforza il quadro delle responsabilità del Ministero della Difesa nella vicenda della morte di un militare esposto all’amianto nella Marina Militare. Alla doppia condanna già pronunciata dal Tribunale civile di Roma e dal TAR Lazio si aggiunge ora un ulteriore e rilevante intervento della Corte di Cassazione, che amplia le tutele anche per i figli non fiscalmente a carico.

La vicenda riguarda C.C., sottocapo nocchiere, deceduto il 19 agosto 2015 per mesotelioma pleurico, malattia causata dall’esposizione all’amianto durante il servizio, perché vi fu negligenza, imprudenza e imperizia da parte del Ministero della Difesa. ‘Sono tanti e sempre più numerosi, purtroppo, i casi non solo di mesotelioma ma anche di tumore del polmone, asbestosi, tumore della laringe e altre patologie legate all’esposizione ad amianto nelle Forze Armate. Ultimamente è rilevante il fatto stesso che vi è la presunzione di causa di servizio, ciò in seguito alle pronunce fondamentali della Corte di Cassazione, e anche dello stesso Consiglio di Stato, come si evince dalle plenarie, da 12 a 15 del 2025’, come ribadisce l’Avv. Ezio Bonanni, Presidente di ONA, e difensore prima di C.C. e dei familiari.

Il Tribunale civile di Roma ha riconosciuto ai familiari – la vedova e due figlie – il risarcimento danni amianto superiore a un milione di euro. Successivamente, il TAR del Lazio ha disposto un ulteriore risarcimento pari a 168mila euro, confermando la responsabilità dell’Amministrazione anche sotto il profilo amministrativo.

A rafforzare ulteriormente il quadro è intervenuta la Corte di Cassazione, Sezione Lavoro, con ordinanza pubblicata il 17 febbraio 2026, che ha accolto il ricorso relativo alla posizione di una delle figlie della vittima, non fiscalmente a carico.

La pronuncia della Cassazione

La Suprema Corte ha stabilito un principio di particolare rilievo: il diritto alle prestazioni previste per le vittime del dovere può essere riconosciuto anche ai figli non fiscalmente a carico, superando una interpretazione restrittiva adottata nei precedenti gradi di giudizio.

In particolare, la Cassazione ha cassato la sentenza della Corte d’Appello di Brescia, rinviando alla stessa Corte in diversa composizione per un nuovo esame, affermando che il beneficio può spettare anche ai figli economicamente non a carico al momento del decesso, qualora ricorrano i presupposti previsti dalla normativa.

La decisione si inserisce nel solco di un orientamento più ampio che mira a garantire una tutela effettiva e non discriminatoria ai familiari delle vittime dell’amianto, riconoscendo il valore del legame familiare oltre i soli criteri fiscali.

Il caso in breve

Il militare aveva prestato servizio nella Marina Militare tra il 1966 e il 1971, operando su unità navali di vecchia generazione. Per cinque anni ha lavorato in ambienti saturi di amianto, senza alcuna protezione, tra locali motori, corridoi e spazi comuni.

Nonostante i rischi fossero già noti, non furono adottate misure di prevenzione. Solo nel 2018 è stato riconosciuto il nesso con la causa di servizio, confermato nel 2019.

Le dichiarazioni

Ezio Bonanni, presidente dell’Osservatorio Nazionale Amianto e legale della famiglia, ha dichiarato: “Ricordo C.C. gravemente malato. Era molto scettico sulla possibilità di ottenere giustizia contro il ministero della Difesa. Si sentiva tradito come uomo, come cittadino e come militare. Sapeva di dover morire- racconta Ezio Bonanni, presidente dell'Osservatorio Nazionale Amianto e legale della famiglia- L'ultima telefonata, poco prima della sua morte, è qualcosa che non si dimentica: la voce era spezzata, segnata dalla mancanza di ossigeno. Dopo la sua scomparsa, ho visto lo sconforto della vedova e delle figlie. Una disperazione totale. Oggi, dopo anni di battaglie, possiamo dire di aver raggiunto risultati importanti. Questa doppia condanna rappresenta un punto fermo nell'accertamento delle responsabilità e nel riconoscimento dei diritti delle vittime dell'amianto”.

Il rilievo giuridico

La vicenda assume oggi un valore ancora più significativo. Non solo per la doppia condanna del Ministero della Difesa, ma anche per l’affermazione di un principio innovativo da parte della Corte di Cassazione, che amplia la platea dei beneficiari delle tutele previste per le vittime del dovere.

Si consolida così un orientamento giurisprudenziale volto a garantire maggiore equità e protezione ai familiari, evitando esclusioni fondate su criteri meramente fiscali e riconoscendo pienamente i diritti degli orfani delle vittime dell’amianto.

Sportello ONA per il riconoscimento del prepensionamento amianto e della rivalutazione della pensione 

Lo sportello amianto dell’ONA e dell’Osservatorio Vittime del Dovere si avvale del pull legale guidato dall’Avv. Ezio Bonanni, e di cui fanno parte anche l’Avv. Lidiana Belfiore, l’Avv. Veronica Scigliano, l’Avv. Giorgia Cicconi, la Dott.ssa Francesca Piredda e la Dott.ssa Federica Pacca. Grazie a questo strumento importante, è possibile usufruire dell’assistenza medica e legale. Per poter accedere al servizio gratuito è sufficiente domandare la consulenza con email a: osservatorioamianto@gmail.com oppure scrivere attraverso il sito ONA, ovvero chiamando il numero verde 800 034 294.