Gusto e Gusti - 20 aprile 2026, 06:00

La tradizione giapponese del caffè in un calice di cristallo

A Torino Chiara Manghisi ha aperto Oishii Coffee. Un bar, ma non come gli altri: qui il caffè si fa con la tecnica del filtro giapponese, si serve nel calice e si degusta come un vino. Sei mesi di attività, dopo una lunga ricerca, per un sogno che ha preso forma nel mondo della moda

Torino non è Tokyo. Eppure, in un locale del capoluogo piemontese, si respira l'aria della tradizione nipponica legata al caffè. Ed è la passione di Chiara Manghisi per questa tradizione decisamente meno conosciuta rispetto a quella del tè ad aver fatto nascere da pochi mesi, a due passi dalla stazione di Porta Nuova, Oishii Coffee. Un locale minuscolo, ma carico di una vitalità inscritta nel suo stesso nome: che, traducibile come “Che buono!”, in giapponese esprime il senso di apprezzamento per un cibo o una bevanda il cui gusto ha avuto la capacità di sorprenderci. Ed è proprio nel corso di un soggiorno nel paese del Sol del Levante che Chiara si innamora del modo in cui i giapponesi vivono il caffè. Un caffè che – per lei che non l’ha mai bevuto – riesce a stupirla: per i profumi, gli aromi, i sapori che spigiona e, non ultimo, per la gestualità irriproducibile con la quale nella cultura giapponese se ne propone il servizio. E che la induce a decidere che sarà proprio su questo caffè che si giocherà tutto.

Se la passione per il caffè si cela sotto un cappello

Chiara mi accoglie con un sorriso, celato sotto un cappello nero. La tesa larga di quest’ultimo, oltre alla passione per il caffè dal quale è scaturito l’Oishii Coffee, nasconde però – nonostante Chiara sia poco più che trentenne – un vissuto intenso, all’inizio legato al mondo della moda: insorto in provincia di Cuneo, cresciuto con studi allo IED di Milano con indizzo in fashion stylist, consolidatosi in soggiorni di studio e lavoro in Stati Uniti e Inghilterra, fino a sbocciare in modo del tutto inatteso in Giappone: “L’ultimo viaggio prima di mettere radici da qualche parte”. Ma dove metterle queste radici? “Dopo una lunga ed intensa frequentazione del Bugan Coffee Lab di Bergamo – continua Chiara – per proporre un approccio al caffè di fatto ancora inesistente in Italia, Savigliano era impensabile. A Milano il rischio era di trasformare il mio progetto nella moda di una settimana, ben presto destinata a dissolversi. E alla fine mi sono detta: Perché non Torino? E ho deciso che proprio qui avrei aperto il mio l’Oishii Coffee, scommettendo su una città che. in questi miei primi sei mesi di apertura, mi ha dato grandi soddisfazioni”.

Il caffè servito nel calice e trattato come un grande vino

Abituati come siamo al caffè vissuto come una pausa da vivere in fretta, magari tra un impegno e l’altro della giornata, entrare all’Oishii Coffee significa innanzitutto cambiare ritmo e venire sottratti alla frenesia del quotidiano. Prendetevi il vostro tempo e lasciatevi guidare da Chiara, che qui lavora da sola, nella scelta del caffè giusto, Non perdetevi però l’esperienza del caffè V60 servito nel calice di cristallo: scoprirete che questa bevanda, troppo spesso poco valorizzata dagli stessi baristi che di solito ce la servono, può trasformarsi in un’esperienza nella quale ad essere coinvolti sono non solo l’olfatto e il gusto, ma anche la vista e l’udito, Sì, proprio come accade per un grande vino, che richiede attenzione e calma, per poter essere apprezzato in tutte le sue sfumature. Bevetelo con calma, roteando di tanto in tanto il calice per ossigenarlo e assaggiandolo man mano che si raffredda. E, facendovi consigliare, scegliete un’arabica di alta montagna, di cui apprezzerete senza fatica la complessità e la leggerezza che regalano le note in un caffè del tutto inatteso.

La sorpresa di una Torino che guarda lontano

E mentre sorseggerete il vostro caffè al calice – come ho fatto io – non potrete che continuare domandarvi perché Chiara abbia deciso di aprire il suo inconsueto “bar giapponese” proprio a Torino, una città il cui tratto sabaudo la fa spesso considerare fredda e chiusa. Eppure la sua risposta non lascia spazio a esitazioni, quelle che anche lei all’inizio ha avuto: “Da Torino non mi aspettavo

un'apertura mentale così. Ma ora, a sei mesi dall’apertura di Oishii Coffee, vedo una Torino nuova: che ha voglia di scoprire, di capire, di andare oltre il solito caffè amaro che si butta giù in fretta. E che non si tira indietro, nei giorni del weekend, facendo persino ordinatamente la fila, per scoprire un caffè lontano dal solito cliché e che tuttavia dimostra di saper apprezzare”. E, mentre nel locale entrano clienti curiosi di vivere o desiderosi di ripetere un’esperienza che evidentemente li ha convinti, Chiara mi racconta anche di una rete di Specialty Coffe, e dunque di locali che propongono caffè altamente selezionati e proposti in modo da salvaguardarne tutta la qualità, in significativa crescita proprio a Torino: “La cosa bella è che qui, più che giocare sul fare competizione, si riesce a fare community, guidati dall’idea che il caffè di alta gamma abbia ancora uno spazio di crescita notevole”. Proprio quella crescita – silenziosa e non estranea a una tonalità quasi familiare - che Oishii Coffee, da sei mesi a questa parte, promuove con successo giorno dopo giorno.


 


 

Azienda: Oishii Coffee

Località: Via dell’Arsenale, 41 - Torino

Riferimento web: www.instagram.com/oishii_specialtycoffee

Piergiuseppe Bernardi