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Politica | 23 aprile 2026, 12:07

Fine vita, riparte la battaglia in Piemonte. Cappato: "Non possiamo lasciare le persone ad aspettare"

Al via la raccolta: obiettivo raggiunge le 8mila adesioni

Parte dal cuore di Torino la nuova battaglia sul fine vita. Questa mattina, tra i passanti di piazza Castello, all’angolo con via Garibaldi, è scattata la raccolta firme per la proposta di legge regionale di iniziativa popolare "Liberi Subito", promossa dall’Associazione Luca Coscioni. Obiettivo dichiarato: raggiungere 8mila sottoscrizioni in sei mesi, con una campagna destinata a proseguire fino a metà ottobre.

Un’iniziativa che riporta al centro del dibattito un tema già affrontato – e stoppato – nella scorsa legislatura regionale, quando Palazzo Lascaris si era dichiarato incompetente in materia. Una posizione che oggi viene apertamente contestata dai promotori, alla luce delle indicazioni arrivate dalla Corte costituzionale.

Una raccolta firme per riaprire il confronto

Al gazebo torinese si sono alternati attivisti e rappresentanti politici, insieme ai volontari impegnati a spiegare ai cittadini i contenuti della proposta. L’obiettivo è intervenire sui tempi e sulle modalità con cui il sistema sanitario gestisce le richieste di accesso al suicidio medicalmente assistito, già previsto in determinate condizioni dalla normativa vigente.

A guidare l’iniziativa, sul territorio, è l’Associazione Luca Coscioni, che torna a chiedere un ruolo attivo della Regione Piemonte nella gestione di questi percorsi. Secondo i promotori, infatti, la competenza regionale sarebbe ormai chiara, soprattutto in ambito sanitario, e riguarderebbe anche temi delicati come fine vita, aborto e procreazione assistita.

"Non possiamo lasciare le persone ad aspettare"

"Il modo più semplice è partire dalle persone e dalle loro storie", ha spiegato Marco Cappato, tesoriere e attivista dell’associazione, intervenuto durante la mattinata. E proprio dalle storie concrete, sottolinea, emerge il problema principale: i tempi.

Cappato ha ricordato come il suicidio assistito sia legale in Italia da anni in presenza di determinate condizioni, ma resti spesso difficile da ottenere nella pratica. "Non possiamo pretendere che le persone attendano così a lungo per esercitare un diritto riconosciuto", ha aggiunto, criticando le resistenze istituzionali e le lungaggini burocratiche.

Il caso di Alan, simbolo della battaglia

A fare da sfondo alla mobilitazione anche la vicenda di Alan, conosciuto come "Alberto", quarantenne piemontese affetto da una patologia irreversibile. Dopo un lungo percorso durato mesi e il via libera delle autorità sanitarie, è riuscito ad accedere al suicidio medicalmente assistito nella propria abitazione.

Una storia che, per i promotori, rappresenta non solo un precedente, ma anche la dimostrazione concreta di quanto il percorso possa essere complesso e dilatato nel tempo. Ed è proprio su questo terreno che la proposta di legge intende intervenire, fissando tempi certi e procedure più chiare.

Scontro politico e sostegno in Consiglio

Sul fronte politico, non mancano le prese di posizione. "Oggi non ci sono più scuse", ha dichiarato la capogruppo regionale di Alleanza Verdi e Sinistra, Alice Ravinale, annunciando il sostegno alla proposta. L’obiettivo, ha spiegato, è evitare che si ripetano situazioni come quella di Alan, accelerando il confronto anche all’interno del Consiglio regionale.

Sulla stessa linea anche il capogruppo comunale di +Europa Silvio Viale, che ha richiamato le difficoltà già incontrate in passato ma ha ribadito la necessità di andare avanti. "Mi sono anche reso disponibile a sostituire i colleghi che si rifiutano di praticare queste procedure, ma proposte concrete non ne ho ancora ricevute", ha affermato, sottolineando come il nodo resti anche organizzativo oltre che politico.

Una partita ancora aperta

La raccolta firme appena avviata segna dunque un nuovo capitolo su un tema che continua a dividere politica e opinione pubblica. Da un lato, la richiesta di rendere effettivi diritti già riconosciuti; dall’altro, le resistenze e i tentativi di restringere i criteri di accesso.

 

Marco D’Agostino

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