Non è mai troppo tardi per cambiare rotta e "correre" ai ripari. Lo sa bene Giuseppe Damato che, a 72 anni, dopo una vita passata sui pedali, ha dovuto dire addio alla sua amata bicicletta. Un brutto incidente, a seguito di un investimento, la colonna vertebrale a rischio e il diktat della moglie: "Basta bici, Giuseppe". Molti si sarebbero arresi alla poltrona, ma lui ha preferito allacciarsi le scarpe da running e trasformare un ostacolo in un trampolino di lancio.
Una carriera nata "tardi", ma col turbo
A 73 anni, Giuseppe ha iniziato a correre sul serio. La sua prima maratona da "libero", senza il logo di una squadra. Un tempo comunque eccellente: 3 ore e 40 minuti, corsa quasi per sfida personale. Da quel momento, la strada è diventata la sua nuova casa. Tre volte a settimana si allena al parco Ruffini con sessioni da 10 o 15 km. Quando ci sono le gare anche tutti i giorni arrivando a fare 70 km a settimana.
Oggi, a 90 anni suonati, Giuseppe non è solo un corridore, ma un simbolo di tenacia che continua a collezionare record.
Due record mondiali in otto giorni
L'ultima impresa ha dell'incredibile. In soli otto giorni, Giuseppe ha messo a segno una doppietta da leggenda: la maratona di Milano e la mezza maratona di Torino, stabilendo i nuovi primati mondiali per la categoria Over 90. E se lui, con l'umiltà dei grandi, si dice quasi "deluso" per aver perso un paio di minuti sul cronometro a causa della stanchezza ("forse non avevo recuperato bene da Milano e mi sono sopravvalutato"), il mondo dello sport si inchina davanti a lui.
Il riconoscimento della città: la premiazione in via Arcivescovado
Un’impresa del genere non poteva passare inosservata agli occhi delle istituzioni. Giuseppe è stato infatti ricevuto e festeggiato ufficialmente presso la sede dell’Assessorato allo Sport di via Corte d'Appello. Qui, l’assessore Domenico Carretta gli ha consegnato una coppa celebrativa, plaudendo con entusiasmo alla sua straordinaria tenacia.
Il motore? È tutto nella mente
Qual è il segreto per macinare fino a 70 chilometri a settimana a novant'anni? Non sono solo le gambe, che pure girano con una costanza invidiabile.
"Nello sport, e forse nella vita, conta la testa," racconta Giuseppe con lo sguardo vivace di chi ha ancora mille traguardi davanti.
Il suo auspicio per il futuro è semplice, ma lo dice sottovoce: continuare ad avere la salute per correre ancora, senza guardare troppo l'orologio, ma godendosi ogni singolo passo. Perché, come dimostra la sua storia, non è mai il momento di smettere di correre.























