Miliardi di euro non riscossi: in Italia solo il 3% delle pene pecuniarie arriva davvero nelle casse dello Stato. Non perché manchino le condanne ma perché, spesso, i condannati spostano i propri beni e li rendono difficili da trovare. Da qui parte il protocollo d’intesa firmato oggi, martedì 28 aprile, tra Procura Generale di Torino, Tribunale di Sorveglianza e Guardia di Finanza: rendere più efficace il recupero di quanto dovuto dai condannati.
Come si generano ulteriori spese per lo stato
In molti casi, chi è stato condannato riesce a risultare formalmente nullatenente o a nascondere le proprie disponibilità e non pagare, finendo in carcere e contribuendo al sovraffollamento oltre a generare spese ulteriori per lo stato.
Soldi che potrebbero essere spesi per i cittadini e la comunità: "È molto importante che le somme ritornino alla comunità rispetto che il condannato si faccia qualche mese di carcere in più - ha spiegato il presidente del Tribunale di Sorveglianza di Torino, Marco Viglino - Per Torino parliamo di milioni di euro non riscossi, mesi fa abbiamo donato alle Molinette un nuovo reparto grazie alle riscossioni pecuniarie ma si potrebbe fare molto di più".
L’accordo punta sullo scambio di informazioni tra magistratura e Guardia di Finanza, sull'utilizzo di strumenti informatici e controlli mirati per individuare conti, immobili e beni riconducibili ai condannati. La firma di oggi segue quella stipulata a marzo 2025 tra la Procura di Torino e la Guardia di Finanza del Piemonte e della Vale d’Aosta, allargando i partecipanti al Tribunale di Sorveglianza e al Servizio Centrale Investigativo della Criminalità Organizzata di Roma.
Musti: "Colpire chi cerca di apparire insolvibile"
"La pena di maggior efficacia e punitiva per colui che incappa nelle maglie della giustizia è nell’aggressione patrimoniale - ha dichiarato il procuratore generale di Torino, Lucia Musti - In questo modo si cerca di colpire il patrimonio di colui che, pur essendo stato condannato, cerca di apparire insolvibile".
In gioco ci sono miliardi di euro già stabiliti dalle sentenze. L’obiettivo del protocollo è fare in modo che non restino solo numeri, ma diventino risorse concrete e una pena davvero applicata.