La storia del Grande Torino si arricchisce di una nuova parte del racconto. Quello dell'indomani del 4 maggio: una parte poco esplorata e fuori dalle narrazioni comuni. Dopo 8 anni di ricerche, gli autori Fabrizio Turco e Vincenzo Savasta hanno ricostruito cosa successe al Toro dopo Superga, tra le sentenze giudiziarie e le storie personali di chi è caduto e di chi è sopravvissuto, fino ad analizzare le cause della tragedia.
Tutto questo è nel libro "The day after. Il grande Torino dopo il grande Torino", e l'analisi degi errori di piloti e compagnia aerea sono state realizzate dall'ingegnere Lorenzo Lucà, che proprio durante la stesura del libro stava scrivendo la sua tesi di laurea su questo argomento ed ha incontrato gli autori Turco e Savasta.
Quello che seguì il 4 maggio 1949
"Il maltempo non era così terribile quel giorno - ha spiegato, durante la presentazione del libro nella sala Colonne del Comune di Torino - Gli strumenti dell'epoca erano limitati, così i piloti decisero di volare sotto il livello delle nubi per vedere a terra. Ma la tempesta è peggiorata rapidamente verso Superga: le cause non sono solo del maltempo ma anche delle procedure e delle norme dell'epoca. Ad esempio, la visibilità minima per vietare l'atterraggio era di 300 metri, e quel giorno era pari a 480 metri".
Interessante poi la vicenda giudiziaria che ha seguito l'incidente, col Torino che ha chiesto i danni economici alla compagnia aerea, negata in tutti e tre i gradi di giudizio dai giudici dell'epoca. "La vicenda giudiziaria legata alla responsabilità della compagnia aerea è stato un caposaldo del diritto civile per anni e anni - ha raccontato Vincenzo Savasta, che di professione è avvocato - La risposta al risarcimento è stata negativa. I giudici hanno detto: tu sei il datore di lavoro dei calciatori, non è un rapporto di proprietà perché sono esseri umani".
La sentenza Meroni cambia tutto
A cambiare le carte in tavola è stata, nel 1971, proprio un'altra sentenza riguardante il Torino: la sentenza Meroni. Nell'ottobre del '67, il giocatore fu investito e ucciso in corso Re Umberto, e stavolta i giudici concessero un risarcimento alla società per la perdita di un loro calciatore. "Era cambiata la società - ha spiegato Savasta - Negli anni '40 c'era poco spazio per gli interessi dell'impresa, che dagli anni cinquanta vengono presi più in considerazione e il diritto ha cambiato prospettiva. All'epoca il Grande Torino non ebbe nessun tipo di ristoro e questo probabilmente ha inciso anche sui problemi economici degli anni successivi".
"Su questa squadra c'è una produzione sconfinata - ha commentato l'assessore allo sport Mimmo Carretta - L'identità di una comunità si costruisce anche sulla tragedia, che ha sviluppato negli anni un'enorme bibliografia ed è diventata un'enorme ondata emozionale. Ci avviciniamo al 4 maggio e tutti i momenti celebrativi sono emozioni che servono per costruire l'identità di una comunità".