Sanità - 30 aprile 2026, 10:19

Ospedalizzazione a domicilio: per Città della Salute, in un anno sono circa 600 i ricoveri

L’equipe di cura è costituita da 4 medici strutturati, da 11 infermieri ed 1 coordinatore infermieristico, oltre alla collaborazione con un assistente sociale

Cresce l'assistenza domiciliare a Torino

L’incremento della popolazione anziana, spesso affetta da pluripatologie e da gravi riacutizzazioni di malattie croniche, determina un sempre maggiore ricorso alle cure mediche e all’ospedalizzazione. Tuttavia, la prolungata degenza in ospedale può determinare, soprattutto nel paziente anziano fragile, perdite funzionali e scompensi psicofisici legati all’allontanamento dal proprio abituale contesto di vita.

Numerose evidenze scientifiche dimostrano come il trattamento a domicilio, in particolare quando ad alta intensità assistenziale – come nel caso dell’ospedalizzazione a domicilio – rappresenti, per pazienti selezionati, un’alternativa sicura ed efficace al ricovero ospedaliero tradizionale. Tali modelli assistenziali, oltre a offrire benefici clinici, consentono una riduzione dei costi sanitari e un miglior utilizzo dei posti letto ospedalieri.

L’Ospedalizzazione a Domicilio (OAD) di Torino, avviata nel 1985 in Città della Salute e della Scienza di Torino (responsabile la dottoressa Renata Marinello), dipende dalla Geriatria universitaria dell’ospedale Molinette (diretta dal professor Mario Bo) ed è operativa tutti i giorni, dalle ore 8 alle ore 20.

L’attivazione del servizio può avvenire direttamente dal Pronto Soccorso dell’Azienda, o su richiesta dei medici dei reparti di degenza dell’AOU (dimissioni precoci, ma protette) o su diretta richiesta del Medico di Medicina Generale (MMG) in alternativa all’invio del paziente in Pronto Soccorso.

Nel marzo 2010 la Regione Piemonte ha prodotto una delibera che ha normato il servizio da un punto di vista organizzativo ed economico. L’attività è caratterizzata dalla totale presa in carico di tipo clinico del paziente da parte di una struttura ospedaliera ad opera di personale sanitario espressamente formato e con esperienza nella gestione del paziente in fase acuta al di fuori dello stretto ambito ospedaliero.

L’equipe di cura è attualmente costituita da 4 medici strutturati, da 11 infermieri ed 1 coordinatore infermieristico, collabora inoltre con il servizio un assistente sociale. L’OAD effettua circa 600 ricoveri all’anno: i pazienti seguiti sono prevalentemente anziani, con età media superiore agli 80 anni, fragili, polipatologici e polifarmacotrattati, ma non mancano pazienti di ogni età affetti da patologie ematologiche ed oncologiche (non in fase di palliazione, con elevato fabbisogno trasfusionale, ecc), pazienti con gravi insufficienze d’organo (insufficienze cardiache congestizie, insufficienze epatiche e respiratorie), patologie neurologiche degenerative (es. SLA o SM), patologie congenite, che necessitano di frequenti ricoveri ospedalieri, spesso di lunga durata.

La gestione clinica anche di fasi acute è garantita al domicilio grazie alle specifiche competenze acquisite dal personale medico ed infermieristico ed alla disponibilità di attrezzature e tecnologie facilmente trasferibili a domicilio che consentono l’esecuzione sia di prestazioni semplici che complesse, come ad esempio infusioni di farmaci citostatici, di antibiotici, posizionamento di cateteri venosi centrali e periferici, esecuzione di radiografie ed ecografie, tele-monitoraggi.

Il ricovero in OAD richiede la presenza costante di un caregiver (per il monitoraggio e la gestione condivisa della terapia e dei dispositivi medici), che assume un ruolo centrale per la gestione della cura. L’equipe svolge interventi di supporto e formazione dei familiari e nel corso degli anni ha testato alcune soluzioni di eHealth, quali tecnologie e dispositivi per supportare l’attività di caregiving.

Nel corso dei quarant’anni di attività, diversi studi clinici condotti su pazienti con ictus ischemico non complicato, scompenso cardiaco acuto, riacutizzazione di Broncopneumopatia Cronica Ostruttiva, demenza e delirium hanno evidenziato come l’ospedalizzazione a domicilio sia associata, nei pazienti selezionati, ad una minore incidenza di complicanze, ad un miglioramento dell’umore e della qualità di vita, ad una riduzione dei ricoveri ripetuti e dell’istituzionalizzazione, nonché ad una diminuzione dello stress del caregiver. Inoltre, è stata rilevata un’elevata soddisfazione degli utenti ed un’ottimizzazione delle risorse economiche, con una riduzione dei costi fino al 20% rispetto al ricovero tradizionale.

"L’esperienza fin qui condotta e la disponibilità di tecnologie sempre più avanzate di e-Health e telemedicina supportano la convinzione che sia possibile e fondamentale ripensare all’organizzazione dei servizi sanitari attraverso l’adozione di modelli di cure domiciliari efficaci ed innovative per garantire la continuità delle cure per il numero crescente dei pazienti sempre più complessi e fragili", dichiara il direttore generale dell’AOU Città della Salute e della Scienza, Livio Tranchida.

"L’ospedalizzazione a domicilio rappresenta un modello concreto di innovazione organizzativa della sanità pubblica, capace di coniugare qualità clinica, appropriatezza e centralità della persona. L’esperienza della Città della Salute e della Scienza di Torino dimostra come sia possibile portare cure complesse direttamente a casa dei pazienti, garantendo sicurezza, continuità assistenziale e una migliore qualità di vita, soprattutto per le persone più fragili. È una direzione strategica su cui la Regione Piemonte crede fermamente, perché vede l’integrazione tra ospedale e territorio, valorizzando modelli che rendono il sistema sanitario più vicino ai bisogni reali dei cittadini", sottolinea l’assessore alla Sanità della Regione Piemonte, Federico Riboldi.

comunicato stampa