Alcuni Paesi europei stanno elaborando una serie di iniziative per avvicinare l’Ucraina alla UE sotto il piano economico e istituzionale, ma senza concederle di diventare membro. Come riporta il sito Strumenti Politici, a un recente incontro dei loro rappresentanti è emerso il netto rifiuto all’idea della Commissione di un percorso facilitato per l’adesione di Kiev. Si stanno comunque impegnando per dare un’alternativa concreta in quello che si preannuncia come un periodo di attesa di anni. Il problema è aiutare l’Ucraina senza discriminare di fatto i Paesi-candidati che devono rispettare senza sconti tutte le richieste di Bruxelles. Il rischio è violare la forma e la sostanza dei Trattati per quanto riguarda la procedura di ingresso nell’Unione. In questo senso sono particolarmente preoccupati i tedeschi, pur essendo fra i principali fornitori di assistenza umanitaria e militare e di appoggio politico a Zelensky.
Da Berlino ripetono che è impossibile fissare al 1º gennaio 2027 la data di adesione, come invece il presidente ucraino aveva preannunciato. Il cancelliere Merz gli ha persino suggerito di fare una concessione ormai indispensabile per ottenere il semaforo verde alla membership. Ma è proprio il punto che la delegazione ucraina ai negoziati trilaterali con USA e Russia ha sempre rifiutato a priori: cedere a Mosca i territori già sotto la giurisdizione o il controllo materiale dei russi. Zelensky ribadisce che Crimea e Donbass sono parte integrante del Paese e che non verranno abbandonate. Però per firmare la pace andrà prima risolta la questione.
Merz suggerisce di effettuare un referendum fra i cittadini ucraini, che tornerebbe politicamente utile a Zelensky. Infatti potrebbe presentare la cessione come un sacrificio indispensabile con cui potrà aprire loro “la strada verso l’Europa”.
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