Si scrive "aftermarket", si legge Torino e Piemonte. La conferma arriva dagli ultimi dati del Centro Studi delle Camere di Commercio Guglielmo Tagliacarne, che ancora una volta conferma come - quando si parla di automotive - il capoluogo piemontese e l'intera regione rappresentino ancora uno dei maggiori punti di riferimento. In questo caso, la chiave di lettura è tutta quell'area compresa nel post vendita di un'automobile: la manutenzione, l'assistenza e così via. Una componente tutt'altro che secondaria, in un periodo storico in cui i prezzi delle vetture e l'incertezza sulle regole e sulla transizione energetica finiscono per consigliare prudenza ai cittadini e ad aumentare l'età media del parco circolante.
Secondo questi dati, insomma, il comparto dell'Aftermarket auto al momento vale 31,2 miliardi di euro in tutta Italia. Un mondo particolarmente in salute visto che almeno un'azienda su quattro del settore stima aumenti di fatturato nel 2026. E il 36% anche un incremento delle assunzioni. Ma per il 2026 due imprese su tre lamentano difficoltà a trovare le figure professionali e per il 36,8% questo potrebbe tradursi in un freno alla crescita. Mentre un’impresa su quattro teme per quest’anno problemi di approvvigionamento delle materie prime e semilavorati critici, come semiconduttori e batterie.
Il tutto con una forte matrice sabauda, come detto: secondo la riceca, infatti, Torino è la quarta provincia in Italia (dopo Modena, Pesaro-Urbino e Vicenza) per percentuale di valore aggiunto sul totale dell'economia locale. Un peso del 3% che la appaia a Bergamo, per un valore di 2,3 miliardi (il più alto nel Paese) e quasi 30mila addetti, anche questo un dato che colloca la città della Mole sul gradino più alto della classifica nazionale.
Pos | Regioni e macroripartizioni | % Valore aggiunto aftermarket su totale economia locale | Valore aggiunto aftermarket milioni di euro | Occupati aftermarket |
1 | Modena | 3,5 | 1.074 | 9.694 |
2 | Pesaro e Urbino | 3,4 | 371 | 5.089 |
3 | Vicenza | 3,3 | 1.095 | 13.687 |
4 | Torino | 3,0 | 2.354 | 29.658 |
5 | Bergamo | 3,0 | 1.239 | 14.787 |
6 | Reggio nell'Emilia | 2,9 | 636 | 7.216 |
A livello regionale, addirittura, il Piemonte balza direttamente in cima alla graduatoria italiana, visto che la percentuale di valore aggiunto sul totale dell'economia locale arriva al 2,6%. Una posizione che arretra se si ragiona in termini di valore economico in senso assoluto (alle spalle di Lombardia, Emilia Romagna e Veneto), ma che comunque si mantiene nella top five. Stessa situazione anche per il numero di occupati.
Pos | Regioni e macroripartizioni | % Valore aggiunto aftermarket su totale economia locale | Valore aggiunto aftermarket milioni di euro | Occupati aftermarket |
1 | Piemonte | 2,6 | 3.731 | 47.497 |
2 | Emilia-Romagna | 2,4 | 4.295 | 48.787 |
3 | Veneto | 2,3 | 4.152 | 54.093 |
4 | Marche | 2,2 | 979 | 14.199 |
5 | Lombardia | 2,0 | 8.823 | 102.320 |
6 | Friuli Venezia Giulia | 1,9 | 813 | 11.054 |
La ricerca effettuata dal Centro Studi Tagliacarne per conto della Camera di commercio di Modena, in collaborazione con la Camera di commercio di Torino e con il supporto di Anfia, mostra anche come non sembra preoccupare, invece, nell’immediato il passaggio all’elettrico: solo il 13,8% degli operatori che producono e vendono ricambi di auto investirà nell’elettrico entro il 2028 e appena l’11,8% lo ha già fatto tra il 2023 e il 2025. Anche per questo il 73,3% resta ancorato alla produzione della componentistica di auto a combustione. E in prospettiva ad ostacolarne la transizione verso l’elettrico è soprattutto la concorrenza proveniente dai paesi emergenti vista come una minaccia dal 18,3% delle imprese del settore.
“L’aftermarket automotive si conferma un pilastro tutt’altro che marginale dell’economia italiana, con oltre 31 miliardi di valore aggiunto e più di 400 mila occupati, ma i dati evidenziano anche alcuni segnali che non vanno sottovalutati”. Lo evidenzia Giuseppe Molinari, presidente del Centro Studi Tagliacarne e della Camera di commercio di Modena, che aggiunge “accanto a una crescita economica moderata del settore tra il 2021 e il 2024 si registra, infatti, una lieve riduzione dell’occupazione e mentre persistono criticità strutturali, a partire dalla difficoltà di reperire competenze. Nel lungo periodo, - sottolinea Molinari- le trasformazioni tecnologiche, inclusa la transizione elettrica, potrebbero logorare alcune componenti importanti della filiera. Diventa dunque cruciale rafforzare le politiche a sostegno della competitività, accompagnando le imprese in un percorso di adattamento che sarà determinante per il futuro del settore".
“L’aftermarket, inteso sia come produzione sia come vendita di ricambi per auto e relativi servizi, rappresenta un settore che, nel complesso, mostra segnali di solidità e una dinamica positiva, in controtendenza rispetto alle incertezze che interessano l’intero comparto automotive. In questo contesto, il Piemonte si distingue per il peso particolarmente rilevante dell’aftermarket sull’economia locale (il 2,6%)", aggiunge Massimiliano Cipolletta, presidente della Camera di commercio di Torino. “Chiaramente oggi questo comparto condivide alcune delle principali sfide del settore, tra cui la transizione verso l’elettrico, il disallineamento tra domanda e offerta di competenze e la crescente pressione derivante dall’ingresso di nuovi operatori internazionali. A destare particolare preoccupazione è, inoltre, la tenuta delle catene di approvvigionamento, messe sotto pressione dalle attuali tensioni geopolitiche”.