Attualità - 12 maggio 2026, 07:10

Il digitale ci cambia il cervello. Meglio o peggio? Torino cerca di scoprirlo

Nasce l’Osservatorio Odac: sguardo rivolto alle scuole e ai ragazzi, ma anche alle aziende e alla pubblica amministrazione

A Torino nasce l’Osservatorio Odac

Come impattano le tecnologie digitali sulle nostre capacità cognitive? Cercherà di scoprirlo l’Odac, il neonato Osservatorio regionale Piemonte su apprendimento e sviluppo cognitivo, progetto nato dalla collaborazione tra Regione, Rotary 2031, Scuola di amministrazione aziendale SAA di Unito, Unione Industriali di Torino, Confindustria Piemonte, Fondazione Hpl e Consulta per le persone in difficoltà.

Dipendenza da social (e non solo): il Brain Rot

Un tema di estrema attualità, considerando anche le recenti condanne ai danni di Metà e Google negli Stati Uniti per la dipendenza da social.

Saranno sviluppate linee guida per le scuole, ma anche per le imprese e le pubbliche amministrazioni. Nel mirino, il cosiddetto Brain Rot, ovvero l’insieme degli effetti cognitivi e comportamentali che il digitale porta ai cervelli di chi la usa: contenuti rapidi e altrettanto vuoti, che abbassano la capacità di attenzione, impoveriscono il pensiero critico e alterna la capacità di prendere decisioni.

Come spiega Orazio Pirro, responsabile scientifico di Fondazione HPL, “Il cervello è in evoluzione e formazione, fino all’età adolescenziale. Soprattutto dal punto di vista delle funzioni esecutive e di ragionamento più astratto. Sono in fase di maturazione e i giovani sono dunque più esposti a una valanga di contenuti triviali, inutili e privi di interesse”.

Il nostro cervello sta già cambiando 

A fare gli onori di casa, il presidente degli industriali torinesi, Marco Gay. “Io sono nato in analogico e sono cresciuto nel digitale: una terra di mezzo, mentre oggi le tecnologie sono attualità e vanno non ignorate, ma integrate nei modelli di apprendimento. A cominciare dalle scuole primarie”. “Il nostro cervello sta già cambiando e si sta adattando - aggiunge - e lo si vede tutti i giorni in azienda. Bisogna esserne consapevoli e costruire un percorso”.

Creare un esempio per il resto d’Italia

“Bisogna accendere un riflettore su un fenomeno che al momento non ha ricevuto la giusta attenzione, soprattutto tra i più piccoli”, dice il vicepresidente regionale, Maurizio Marrone. “Bisogna fissare il principio per cui non può essere un algoritmo a decidere il presente e il futuro dei nostri figli. Ma nemmeno orientale le future classi dirigenti. Tracciamo una strada per tutta Italia, appoggiandoci a dati scientifici: servono però consapevolezza e maturità, non passatismo”.

Non demonizzare, ma comprendere

E Maurizio Montagnese, presidente della Fondazione Cpd, aggiunge: “La paura diffusa è di un cervello sovrastimolato da contenuti poveri quanto rapidi e veloci. Dobbiamo capire cosa sta davvero accadendo al cervello delle nuove generazioni, senza demonizzarle, ma stimolando consapevolezza in chi ha una funzione educativa”.