Economia e lavoro - 12 maggio 2026, 07:00

Torino 2026: la città che sorprende il mondo

C'è una città italiana che negli ultimi anni ha saputo reinventarsi con una discrezione quasi piemontese

C'è una città italiana che negli ultimi anni ha saputo reinventarsi con una discrezione quasi piemontese — senza clamore, senza campanilismi, con quella determinazione elegante che appartiene al suo carattere più profondo. 

Quella città è Torino.

E il 2026 si preannuncia come l'anno in cui il mondo se ne accorgerà definitivamente.

C'è un dettaglio che racconta meglio di ogni statistica il nuovo volto di Torino: la sua capacità di sorprendere anche a tavola. Aprire la porta di un ristorante a Torino può significare ritrovarsi in Armenia, nel Caucaso o nel Mediterraneo orientale — e capire, in un boccone, quanto questa città sia diventata davvero cosmopolita.

I numeri di una crescita certificata

I dati parlano chiaro e, questa volta, non lasciano spazio a interpretazioni. Il 2025 si è chiuso per il Piemonte con risultati record: oltre 6,7 milioni di arrivi e più di 18 milioni di presenze, in crescita rispettivamente del 7,1% e del 7,5% rispetto all'anno precedente — un ritmo ben superiore alla media nazionale, ferma a un +2,3% delle presenze.

Il dato più significativo riguarda la componente internazionale: il 53% delle presenze proviene dall'estero, con arrivi stranieri in crescita dell'8,9% e pernottamenti in aumento dell'8%. Torino, in questo contesto, ha brillato in modo particolare durante la stagione estiva: il trimestre giugno-agosto ha segnato una crescita del 12,8% negli arrivi e del 15,4% nei pernottamenti.

I primi segnali del 2026 confermano la traiettoria positiva: le vacanze di Pasqua hanno registrato un aumento delle presenze superiore al 10% e un tasso di occupazione delle strutture salito al 47,3%.

Chi arriva e da dove

La geografia del turismo torinese si sta ridisegnando in modo interessante. I mercati tradizionali — Germania, Francia, Svizzera, Benelux — restano i pilastri del flusso internazionale. Ma il dato più rilevante degli ultimi mesi riguarda i mercati lontani: gli Stati Uniti d'America si confermano in forte crescita con +13% negli arrivi e +20% nelle presenze rispetto allo stesso periodo del 2024.

A livello nazionale, le intenzioni di viaggio dei turisti statunitensi mostrano che il 7,6% della domanda USA verso l'Europa è diretta verso l'Italia — e Torino, con il suo patrimonio culturale e la sua autenticità, intercetta una fetta crescente di questa domanda.

Il profilo del visitatore che sceglie Torino da oltre Europa è preciso: esigente, culturalmente motivato, allergico al turismo di massa.

La cultura si conferma per il quarto anno consecutivo la prima motivazione di visita degli stranieri in Italia, muovendo da sola il 45% dei visitatori internazionali, seguita dall'enogastronomia al 20%. Torino risponde esattamente a questa domanda. 

Gli eventi come motore di attrazione

Un elemento determinante nella crescita torinese è la capacità di calendarizzare eventi capaci di attrarre pubblici internazionali qualificati. I numeri sono eloquenti: il Salone Internazionale del Libro ha registrato un +6,7% di arrivi rispetto all'edizione precedente, il Kappa FuturFestival un +16,4%, mentre le Nitto ATP Finals hanno segnato un +8,4% negli arrivi e un impressionante +49,6% rispetto all'edizione 2022.

Questi eventi non generano soltanto presenze nei giorni della manifestazione: costruiscono reputazione, alimentano il passaparola internazionale e portano nuovi viaggiatori a scoprire una città che spesso supera le aspettative. 

La ristorazione come ambasciatore culturale

Un fenomeno segnalato con crescente frequenza dagli operatori del settore riguarda il ruolo della ristorazione come leva di attrazione turistica. La spesa dei turisti internazionali in Italia è stimata in 60 miliardi di euro, con un aumento del budget dedicato a ristoranti, degustazioni, prodotti tipici e musei.

Per chi arriva da lontano, trovare a Torino ristoranti capaci di raccontare culture diverse — dall'Armenia all'Estremo Oriente, passando per il Mediterraneo — non è un paradosso, ma la conferma di una città aperta e cosmopolita.

Una città che sa esprimere il meglio della propria tradizione gastronomica piemontese e, allo stesso tempo, accogliere sapori e storie del mondo con la stessa curiosità intellettuale che ne caratterizza l'identità.

Una città che non ha finito di sorprendere

Torino mantiene livelli competitivi sia in termini di occupazione sia di prezzi medi, risultando ancora una destinazione economicamente accessibile rispetto a metropoli come Milano e Bologna. Per il viaggiatore internazionale, questa combinazione — qualità alta, autenticità intatta, prezzi umani — è straordinariamente rara.

Il 2026 è l'anno in cui Torino smette di essere una scoperta riservata a pochi e diventa una certezza per molti. Il mondo lo sta capendo. E la città, con il suo stile inconfondibile, si limita ad aprire la porta.



 




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