Cultura e spettacoli - 14 maggio 2026, 15:03

"I giovani che non leggono è un falso mito, con i libri sognano": Edoardo Scioscia al SalTo 2026 [INTERVISTA]

La catena nata nel 1979 è presente alla kermesse dai primi anni 2000. "L'intelligenza artificiale? Mi preoccupa più per l'insegnamento"

Immagine degli studenti che affollano il Salone

“C’è legame tra cultura e progresso, solo la cultura garantisce il progresso. Ci sono tanti operatori nel mondo della cultura, piccoli e medi editori, i librai, tutti lo fanno con grande spirito di sacrificio, a volte non paga e non paga con margini esagerati, ma la qualità della vita è molto interessante. È un mestiere da grandi soddisfazione” a parlare è Edoardo Scioscia, AD e socio fondatore di Libraccio

La catena di librerie nasce nel 1979 dall’idea di un gruppo di quattro studenti che si ritrovavano milanesi e chiedevano di favorire il diritto allo studio. Dagli anni 2000 è presente al Salone del Libro di Torino. 

“All’inizio portavamo un piccolo catalogo, I libri ritrovati, poi pian piano lo stand è cresciuto insieme all’interesse del pubblico. Abbiamo realizzato uno stand a forma di nave che ci permette una fruibilità tranquilla anche per l’accessibilità. Il Salone è un momento importante, una vetrina per la promozione dell’editoria, all’interno della nostra proposta ci sono cataloghi recenti e qualche novità”. 

L’anno scorso c’era stata polemica per la vostra partecipazione proprio per la vostra proposta con prezzi ridotti, qual era stata allora la vostra posizione e oggi sarebbe la stessa? 

“Eravamo molto sorpresi perché con i piccoli editori siamo amici, ne abbiamo sentiti diversi, pensiamo sia stata una rivendicazione nei confronti del Salone, i piccoli editori hanno determinate economie, ma ripeto, sono nostri amici, perché promuovono una varietà di libri che abbiamo in catalogo”. 

La media e piccola editoria sta passando un momento difficile, soprattutto con l’avvento dell’IA, come cambierà secondo voi nei prossimi anni e quali potrebbero essere le azioni da mettere in campo per preservarla?

“Bisogna respingere la minaccia, ma anche cogliere i vantaggi che ci sono con l’IA per esempio con i processi commerciali, logistici, e gli algoritmi. Bisogna imparare a scartare quello che è un falso vantaggio. L’editore oggi è una sorta di selezionatore di opere che riceve in visione, deve saper cogliere la scrittura giusta, penso che su questo non può essere sostituito. Forse mi preoccupa di più in campo scolastico la semplificazione, i professori che fanno studiare sulle slide e non sul libro di testo, che usano i Bignamini. Con classi che hanno questo tipo di apprendimento nel confronto con il resto dell’Europa rimaniamo indietro”.

Qual è il vostro pubblico e come è cambiato nel tempo? 

“Si è ampliato ed è cambiato. Siamo partiti dalla scuola e dal diritto alla scuola. I libri per i ragazzi sono sempre stati un piatto forte della nostra proposta, ci rivolgevamo a famiglie e studenti, poi si sono avvicinati tutti i giovani anche non per motivi di studio. Una fascia che va dai 16 ai 34 anni che ha apprezzato il tipo di proposta. Noi combiniamo usato e nuovo, le tensioni sociali culturali e politiche con la rivisitazione del tessuto culturale del Paese, attraverso la cultura  si rilegge la società al presente e al passato. Si è ampliata una fascia di grandi lettori che ricercano i nostri libri per la loro tasca, a cui si aggiungono però anche i collezionisti di libri introvabili e prime edizioni”. 

Parlando dei giovani, leggono ancora dal cartaceo e cosa cercano? 

“I giovani che non leggono è un falso mito. Siamo tutti assorbiti da diverse modalità di comunicazione e oggi sugli smartphone si passano tre o quattro ore di collegamento. Il digitale però non ha sfondato, i giovani affollano le nostre librerie, lo vediamo nello stand a Torino. Cercano accessibilità economiche e come generi prediligono i fenomeni romance, manga e le saghe, ma sono tutte chiavi di ingresso a letture più consumate. Consentono di trovare un contenuto che dà emozioni e possibilità di sognare, vedere oltre, approfondire in una vita sempre più frenetica”. 

Quest’anno avrete una nuova proposta, “Il Novecento nell’arte”, di cosa si tratta e come libri e arte entrano in dialogo? 

“Abbiamo avuto un’occasione che abbiamo sfruttato. Abbiamo avuto un ritiro piccolo ma corposo di libri d’arte e abbiamo pensato di avvicinare due mondi del collezionismo che sono distanti, ma compenetranti. L’arte agisce come specchio della società, riflette cambianti, stati d’animo, conflitti. Abbiamo un catalogo di Basquiat dell’87, con un suo autografo, ma anche un pieghevole di Fontana, c’è un coloring book di Haring auto prodotto e distribuito dall’artista. Poi ci sono cataloghi come quello di Crippa che sono più accessibili”.