Cultura e spettacoli - 14 maggio 2026, 18:02

Nuovo album per Willie Peyote, "L’appiattimento mi spaventa, Eurovision? Mi piace la scelta della Spagna"

L'artista torinese presenta il suo nuovo album, 'Anatomia di uno schianto prolungato', in uscita domani

Nuovo disco per il torinese Willie Peyote

"Nella musica e nella vita mi spaventa l'appiattimento". È un Willie Peyote più critico e lucido che mai quello che presenta il suo nuovo album, 'Anatomia di uno schianto prolungato', in uscita domani, 15 maggio. L'artista torinese, una delle voci più originali del panorama italiano, non risparmia stoccate al sistema musicale e politico, commentando anche l'attualità, dall'Eurovision ("Mi piace di più la scelta fatta dalla Spagna e dai Paesi Bassi" di boicottare) al Primo Maggio di Roma ("Ha perso il suo spirito"). Il nuovo disco, spiega l'artista, trova ispirazione nel cinema, con un titolo che è un riferimento diretto al film del 2023 "Anatomia di una caduta". "L'ossimoro è il fatto che si parli di uno schianto prolungato, che in quanto tale non può essere prolungato", spiega l'artista 40enne. "Mi piaceva riassumere in un titolo ossimorico un'epoca molto contraddittoria". L'album esplora una doppia caduta: quella generale del "sistema capitalistico", della "civiltà occidentale" e “del pianeta che sta morendo”, e quella più personale legata all'invecchiamento e al "deperimento del corpo stesso".

Al centro del progetto discografico ci sono temi politici e sociali forti. "Viviamo in un mondo che oggi è un parco giochi per super ricchi", afferma Peyote, indicando la redistribuzione della ricchezza e “la mancanza di un senso di collettività e di comunità diffusa in un'epoca sempre più individualistica” come i due temi portanti del disco. Questi concetti emergono chiaramente in brani come "Luigi", un riferimento a Luigi Mangione, diventato “un simbolo di possibile risposta violenta e quindi eccessiva al sistema”. E spiega: "Ho scelto lui come figura perché secondo me fa riflettere su come va rielaborato il concetto di rivoluzione" e su come, in una società con disparità crescenti, episodi di rabbia violenta potrebbero diventare più frequenti. Il tema della ricchezza torna in "Sapore di Marsiglia", che contiene anche un riferimento alla militarizzazione del quartiere Vanchiglia di Torino a seguito dello sgombero del centro sociale Askatasuna, una realtà a cui Peyote è da sempre legato ricordando di essere stato uno dei garanti del patto con il Comune. L'album vanta anche collaborazioni importanti come quelle con Brunori Sas nel brano "Mi arrendo" e con Noemi in "Che caldo fa a Testaccio" (“Un quartiere di Roma a cui sono affezionato”) e Jekesa in ‘Air B&B’.

Nonostante si definisca da sempre pessimista, l'artista ammette di esserlo meno oggi, rincuorato dalla risposta della gente alle manifestazioni e dalla partecipazione al recente referendum. "Ci siamo dimostrati che tutto sommato c'è ancora gente a cui interessa partecipare e dire la propria". La critica più aspra è però rivolta al panorama discografico attuale. "La contraddizione più grossa è che si sia appiattito tutto su un'unica proposta", dichiara Peyote. "Il rapper più famoso di Italia e la pop star più fashion fanno un concerto identico: si cambiano tre volte di vestito, ci sono i ballerini e i fuochi. A me questo appiattimento verso un prodotto unico spaventa, si perde il gusto delle differenze che invece sono importanti". Secondo l'artista, le piattaforme di streaming, audio e video, spingono verso una standardizzazione che impoverisce il dibattito e l'offerta musicale.

In un contesto internazionale segnato dalle polemiche sull'Eurovision, Peyote ha una posizione netta: “Mi piace di più la scelta di altri paesi come Spagna e Paesi Bassi. Credo che abbia senso boicottare un evento nel quale uno Stato che oggi si sta rendendo protagonista di un genocidio partecipa come se niente fosse". Pur specificando che non dovrebbe essere una scelta del singolo artista, ma "di sistema": “Il problema, quindi, è l'Italia, non l'artista”.

Una coerenza che lo ha portato anche a scegliere il palco del Primo Maggio di Taranto invece di quello di Roma, da lui ritenuto ormai troppo commerciale e lontano dallo spirito originario della festa dei lavoratori. “Per dire certe cose è meglio essere a Taranto che a Roma e credo che quest'anno l'abbia dimostrato più di altri anni”. E Sanremo? Per ora non pensa a un ritorno ma non chiude la porta: "Ho scoperto che non è Sanremo a scegliere te, ma è la canzone che si sceglie Sanremo". E su Stefano De Martino, direttore artistico del festival: “E’ un ragazzo giovane, di cui ho stima. Nel suo lavoro ha dimostrato di essere molto bravo. Sono curioso di come metterà in pratica il suo gusto personale”.

Dopo l'uscita del disco, Willie Peyote ha deciso di non fare un tour estivo. "Ho fatto due estati di fila, quindi per quest'estate con molta gioia lascio il terreno a tutti gli altri, a chi arriva da Sanremo e chi ha un singolo estivo da spingere. Io suonerò poi in autunno, secondo me i club e comunque i posti al chiuso sono più congeniali al racconto di un nuovo progetto”, spiega Peyote. E il Club Tour 2026 che partirà il 10 ottobre da Nonantola (Mo) al Vox, per poi proseguire in diverse città d’Italia, segna anche l'inizio della sua collaborazione con Live Nation."Sono molto contento di iniziare un percorso nuovo con loro. Nonostante sia uno dei più grandi del mondo, appunto mi sono sentito subito accolto nel modo giusto", commenta Peyote. Il tour autunnale sarà l'occasione per ascoltare i nuovi brani ei successi che hanno consacrato la sua carriera. Infine, alla domanda su un possibile inno per il Torino, risponde con una battuta: "Finché c'è Cairo, no", ma rivela una promessa fatta con un altro musicista tifoso: "Se va via Cairo scriviamo l'inno"

redazione