Economia e lavoro - 15 maggio 2026, 09:02

Torino, per i negozi ormai è il deserto: in dieci anni sono scomparse oltre 4.000 attività sotto casa

In tutto il Piemonte la tendenza è di 9000 esercizi in meno, anche se cresce il numero di posti di lavoro (+14,1%). Il report dell'Osservatorio Reciprocità e Commercio Locale realizzato da Nomisma

A Torino in dieci anni sono scomparsi 4000 negozi

A Torino i negozi stanno sparendo: in 10 anni hanno chiuso in più di 4000. Ecco la tendenza (comune anche al Piemonte, che ne ha persi quasi novemila e all'Italia, che ne ha visti sparire oltre 86mila) per il mondo dei negozi di vicinato secondo i dati che Nomisma ha raccolto con la prima edizione dell’Osservatorio Reciprocità e Commercio Locale.

A livello territoriale, appunto, è Torino ad aver pagato il prezzo più alto (-4.269 esercizi commerciali in meno rispetto al 2015) ma la situazione risulta negativa in tutta la Regione, con Alessandria che si caratterizza per un saldo negativo pari a -1.125 unità locali. Seguono Cuneo (-931) e Novara (-887). 

“Non è solo un dato preoccupante, ma il segnale evidente di città che cambiano pelle e di comunità che rischiano di perdere alcuni dei propri punti di riferimento. Il declino del commercio di prossimità non riguarda soltanto l’economia, ma incide direttamente sulla qualità della vita urbana e sulla coesione sociale dei territori”, commenta Francesco Capobianco, Head of Public Policy di Nomisma. “Come spesso accade, le diverse realtà locali si caratterizzano per dinamiche di desertificazione a velocità differenti, anche in base ai driver sottostanti, come, ad esempio, quello turistico.  Eppure, proprio dai territori emerge con forza quanto i negozi di vicinato abbiano un ruolo centrale non solo per sostenere l’economia locale, ma anche per favorire socialità, integrazione e sicurezza”.

Ma c'è più lavoro

Avere meno negozi, però, non implica automaticamente il calo dell'occupazione. A fronte di una crescita degli addetti nel comparto pari a +21,2% a livello nazionale, infatti, anche il Piemonte si caratterizza per un segno positivo (+14,1%), con vette del +28,9% nella provincia di Verbania-Cusio-Ossola. A Torino l’incremento è stato del +15,9% mentre la crescita più contenuta si registra, invece, a Vercelli (+5,4%).

Dipende dal settore: la ristorazione va

A livello settoriale, il commercio di prossimità è il più colpito mentre, al contrario, la ristorazione si espande, confermandosi il comparto più dinamico. La perdita di negozi di vicinato riguarda in particolare i settori cultura e svago e tessile, abbigliamento e accessori (in calo sia per numero di esercizi sia di addetti), insieme a comparti come ferramenta, gioiellerie, mobili e alimentari. Segnali più positivi emergono invece dal commercio di articoli per l’edilizia.

Ricavi in crescita, ma non per tutti: si amplia il divario tra piccoli e grandi

L’analisi dei bilanci svolta da Nomisma permette di leggere in chiave economica e finanziaria le trasformazioni del commercio di prossimità, evidenziando dinamiche di crescita accompagnate da forti squilibri. Nel periodo 2015-2024, per le imprese “sopravvissute” i ricavi sono aumentati in media del +37,6% a livello nazionale, pur presentando significative disomogeneità. Mentre le grandi imprese registrano performance solide e in espansione, le piccole realtà affrontano una pressione crescente sulla sostenibilità economica, con un conseguente ampliamento del divario competitivo.

In Piemonte i ricavi hanno registrato una crescita media del +28,8%. Dal punto di vista settoriale, gli articoli per l’edilizia configurano come il comparto più dinamico, con una crescita dei ricavi del +73,1%, seguiti da ristorazione e bar (rispettivamente +45,6% e +38,7%), dai mobili (+37%), da cultura e svago (+31,9%) – con una dinamica più positiva rispetto alla media nazionale - e dalle gioiellerie (+30,4%). Andamenti leggermente più moderati ma stabili si osservano nel comparto delle ferramenta (+27,6%), e da alimentari e bevande (+17,4%).

Più complessa, invece, la situazione dei settori della salute e cura della persona e del tessile, abbigliamento e accessori che registrano le performance più deboli dell’intero periodo di osservazione (rispettivamente +10,2% e +4,3%). Su questi comparti incidono la contrazione dei consumi discrezionali, la crescente concorrenza dei canali online e una maggiore difficoltà di recupero nel post-pandemia.

Secondo quanto emerge dal nostro studio, la desertificazione commerciale procede ad un ritmo sostenuto anche in Piemonte e nel Nord Ovest più in generale. Questo fenomeno non deve considerarsi inesorabile, ma rappresentare una vera e propria sfida tanto per i decisori pubblici (a tutti i livelli, non soltanto su scala comunale) che per gli operatori privati. La ricerca di soluzioni, come la costruzione di reti e patti territoriali di reciprocità, possono rappresentare una delle strade da percorrere. L’alternativa sarebbe mettere a repentaglio l’idea stessa di città, nata proprio come crocevia di traffici commerciali”, conclude Capobianco.