“Non si può più dire niente” (Poi Pubblicazioni) è il titolo del libro di Cathy La Torre, presentato al Salone del Libro 2026.
“Il titolo si riferisce al mantra con cui proviamo ad affrontare oramai quasi tutti i discorsi, li liquidiamo così, ma dobbiamo farci questa domanda: è davvero così, davvero non possiamo dire più niente? A me sembra che in realtà tutti gli indicatori ci raccontino che è l’epoca in cui diciamo qualsiasi cosa” commenta l’attivista.
“Non abbiamo ancora - spiega- imparato a dire le cose in un modo che sia critico e rispettoso, dentro anche la cornice delle leggi che in Italia sono ben definite sul diritto alla diffamazione, sulla parità di trattamento, a non incitare all’odio nessun tipo di odio. In questo libro troveremo una serie di strumenti pratici che possono essere applicati al lavoro in famiglia a scuola sui social e che ci aiutano a dire tutto in libertà senza offendere nessuno”.
Quest’anno il Salone è dedicato ai ragazzini, in questo senso sono più rispettosi?
“C’è sempre questa aspettativa nei confronti delle generazioni più giovani, ma io penso che in realtà il mondo per essere salvato ha bisogno di un dialogo intergenerazionale e che ognuno ci metta la sua. Questo è per la prima volta nella storia dell’umanità il tempo in cui convivono nello stesso momento otto generazioni vuol dire dai 100 anni a zero, non era mai successo nella storia dell’umanità. Questo significa che ogni generazione può dare un contributo e in uno scambio in cui nessuno dice io sono meglio di te, ma ognuno ci metto un pezzo, possiamo non solo preservare il futuro, ma soprattutto preservare il presente”.
Torino l’anno prossimo ospiterà l’Europride, cosa ne pensa dell’impegno della città sui diritti civili?
“Torino è una città che ha una storia incredibile dal punto di vista dei diritti civili. Torino è un crocevia, insieme a Bologna, di esperienze che hanno a che fare con i diritti e la formazione delle soggettività. L’Europride il prossimo anno qui a Torino è nel solco di una tradizione storica incredibile che ha visto Torino sempre davvero una città molto viva. È una città sabauda, ma sul tema dei diritti è sempre stata molto aperta, illuminata e anche all’avanguardia”.