Sono stati numerosi gli spunti forniti dall’incontro dedicato alla proposta di istituzione di una ZES - Zona Economica Speciale in Piemonte, svoltosi nell’Officina Didattica 4.0 del CIOFS-FP di Chieri e organizzato dal Gruppo Imprese Chieresi in collaborazione con API Torino. Obiettivo dell’evento -a cui hanno preso parte esponenti politici, ricercatori universitari e imprenditori del territorio- era la ricerca di un confronto bipartisan sul tema, per arrivare a soluzioni condivise e percorribili sul lato pratico.
Il professor Luca Davico (docente di Sociologia al Politecnico e all’Università degli Studi di Torino) ha aperto i lavori con una lectio tematica, concentrata su tre focus: demografia/giovani, economia/lavoro, mobilità/infrastrutture.
Davico ha sottolineato le difficoltà del Piemonte nel trattenere i giovani neo-laureati, gap che pesa anche sulla potenzialità di innovazione del territorio. Il docente ha quindi presentato dati relativi alla crisi industriale del Torinese e rimarcato come una conversione ad un altro assetto economico non sia così automatica. «L’Automotive resta una colonna portante, con settori come Elettronica e Informatica sempre più rilevanti ma sottovalutati -ha dichiarato- Si parla tanto di Aerospaziale, ma numericamente l’impatto è ancora basso, mentre il Turismo non può essere considerato come un’alternativa». Affrontando, infine, il tema della mobilità e delle infrastrutture, il professor Davico ha sottolineato la marginalità piemontese rispetto all’attuale asse portante economico italiano, anche per quanto riguarda la dotazione in ambito telematico.
"In generale, teniamo conto che il cosiddetto “Nord Ovest” o “triangolo industriale”, un tempo motore industriale dell’Italia, non esiste più e il Piemonte è ormai fuori dalle zone trainanti a livello nazionale, con la nostra Regione a sua volta suddivisa in tre aree che vivono dinamiche differenti tra loro e la stessa Area metropolitana di Torino oggi assolutamente frantumata", ha concluso il docente, aprendo così il dibattito sul tema centrale dell’incontro.
È stata quindi avviata la tavola rotonda sul tema specifico della ZES, moderata da Patrizia Corgnati, in cui si sono confrontati due rappresentanti del mondo imprenditoriale -Dario Kafaie, presidente GIC, e Fabrizio Cellino, presidente API Torino- e due politici, l’assessore regionale alle attività produttive Andrea Tronzano e la capogruppo PD in Consiglio regionale, Gianna Pentenero.
"La situazione regionale è critica, occorre intervenire: la ZES, pur con alcune difficoltà tecniche da superare, sarebbe un grande elemento di supporto agli imprenditori piemontesi, a partire dalla sburocratizzazione -ha esordito Cellino- Non dobbiamo pensare che sia la panacea assoluta, in quanto serve anche un nuovo intervento nazionale per fronteggiare le problematiche emerse negli ultimi anni". La parola è quindi passata a Kafaie, che ha chiesto anch’egli soluzioni strutturali a favore dell’industria -quali appunto la ZES- bollando invece come “fumo negli occhi” la possibile alternativa data dal Turismo: «la nostra economia regionale ha bisogno di uno shock positivo, dopo tanti negativi. E la Zona Economica Speciale rappresenterebbe proprio questo».
L’assessore Tronzano ha sottolineato come la Regione sia sensibile alle richieste da parte del mondo delle imprese, pur invitando a non parlare in termini troppo negativi dell’economia piemontese; ha quindi aggiunto che è in corso un’interlocuzione con il Governo per studiare un formato di ZES adattato alle esigenze specifiche del Piemonte. Anche Pentenero ha invitato a mettere a punto un sistema basato sull’attuale realtà territoriale, guardando al futuro e cercando di non ripetere errori passati: "servono anche infrastrutture adeguate, per non isolarci dal resto dell’Europa".
In chiusura, Cellino ha concordato sull’opportunità di valutare una ZES “su misura”, con Kafaie che così ha chiosato: "La ZES è una ricetta, ma occorre che il Piemonte sia competitivo a 360 gradi, con servizi efficienti e giovani che restano sul territorio. Quello che serve a mantenere le imprese manifatturiere, le uniche realtà che creano davvero valore e sviluppo".