In un Capodoglio gremito di fan, Willie Peyote ha presentato il suo nuovo disco “Anatomia di uno schianto prolungato”.
Un titolo che richiama al cinema vintage degli anni ’70, ai film di Elio Petri, ma ovviamente anche al recente film “Anatomia di una caduta” di Justine Triet.
“Mi piaceva l’idea che ci fosse uno stimolo nel titolo - racconta in un’intervista al nostro giornale l’artista torinese -. Perché per raccontare le contraddizioni e attraversarle all’interno del disco mi piaceva che dal titolo si percepisse questo contrasto, tra uno schianto e qualcosa di prolungato. Dà anche questa sensazione di sospensione e quindi infondo è un po’ la sensazione che che vivo da un po’ di tempo, la sensazione che tutto stia per cadere, però poi non cade mai”.
Classe 1985, Willie Peyote alla soglia dei 41 anni si confronta con il significato di oltrepassare il traguardo degli “anta”, ma senza troppa paura. “Non ho grandi paure. L’unica cosa che mi spaventa è non aver fatto in modo che il tempo che è passato sia servito a fare una persona migliore di quando ne avevo 20. Mi spaventa non aver messo a frutto gli anni che mi hanno portato fino a qua”.
Nel disco come sempre non mancano i riferimenti alle sue origini piemontesi. “C’è una frase nel disco che secondo me racconta bene i torinesi: non mi oso. Una cosa che diciamo solo noi. Cerchiamo di non metterci in mostra, cosa difficile da fare con il mio mestiere, ma è anche vero che a volte mettersi in mostra è proprio un modo per nascondersi”.
La traccia “Sapore di Marsiglia”, il rapper torinese parla della militarizzazione del quartiere Vanchiglia a Torino: “Credo che la repressione non sia mai una grande soluzione. Un quartiere militarizzato e la gente che mostra i documenti per entrare credo non sia bello da vedere, mi spaventa un po’. Torino ha una cultura underground, ma è un periodo difficile. Il fatto che l’Italia stia diventando più un posto turistico toglie questo genere di proposta perché si pensa a dare qualcosa di cotto e mangiato ai turisti e si pensa poco a dare qualcosa al tessuto cittadino”.
Nel disco c’è un citazione di “Tutti i miei sbagli” dei Subsonica che hanno festeggiato da poco l’anniversario e che per il cantante sono stati un punto di riferimento importante: “Mi hanno insegnato tante cose, che la musica parla di temi che toccano tutti anche a livello sociale, che si può rimanere a Torino e fare una roba che ha senso a livello nazionale e poi. Sono sempre una fonte di ispirazione costante”.
Tanti i progetti in corso, resta qualche sogno nel cassetto: “Se il disco venisse preso in considerazione dal Premio Tenco, mi farebbe piacere - ammette -. Mi piacerebbe anche andare a suonare all’estero, in particolare avevamo valutato un mini tour in India”.