Oltre 600 sconosciuti da tutta Italia per partecipare al workshop cinematografico, L'Usine de Films Amateurs, ideato da Michel Gondry, allestito alla Scuola Holden fino al 31 maggio. Il regista parigino arriva per la prima volta a Torino e porta il suo progetto gratuito che ormai ha toccato 27 città nel mondo.
I partecipanti, di età compresa tra i 20 e i 60 anni, divisi per gruppi di 20, avranno a disposizione 14 set per girare un cortometraggio. In 3 ore di tempo sceglieranno il genere di corto che vogliono realizzare, scrivere la sceneggiatura e girarlo.
Amatori e aspiranti registi
Un’occasione per amatori e aspiranti registi di mettersi alla prova e confrontarsi con il mezzo cinematografico. Uno spazio artigianale aperto a tutte le età. “L’intelligenza artificiale sicuramente cancellerà dei lavori, ma quando fai un piccolo film con un basso budget, può essere uno strumento di democratizzazione rispetto alle grandi produzioni - spiega il regista -. Sono più preoccupato per come i lavoratori saranno trattati dalle aziende. Perché la possibilità che sia poi più sfruttato l’essere umano è reale. Personalmente ho avuto occasione di utilizzarla, ma il risultato è che penso diventi desueto in fretta. Secondo me farà la fine dei sintetizzatori degli anni ’80”.
Una volta terminati i lavori saranno proiettati e caricati sul sito del progetto. “Ho paura che le persone perdano il loro entusiasmo per il cinema, per questo ho studiato bene anche i tempi del progetto. Trovo che li motivi, anche se non è perfetto, ad andare avanti e non porsi troppe domande”.
“Ci hanno accolto in tanti posti diversi, andiamo dove la gente ci vuole - aggiunge -. Il bello è che ci permette di scoprire persone da tutto il mondo. Ci sono delle differenze tra i vari paesi, ma quello che mi interessa è capire le cose che accomunano le persone”.
Progetti futuri
Gondry, autore di film ma anche di videoclip musicali, sta per cimentarsi nel suo ultimo lavoro, “Les petites peurs” (Le piccole paure, ndr), un horror “un po’ naïf” come lo ha descritto lo stesso regista e le cui riprese cominceranno tra un quindicina di giorni.
“La cosa che mi fa più paura è il giorno della mia morte - ammette Gondry -. Perché quando morirò finirà tutto e la cosa mi allarma molto. Detto questo, secondo me oggi quello che vediamo accadere è come la gente sia disposta a fare di tutto per arrivare al potere. Purtroppo però, le qualità per riuscire ad arrivare al potere non sono quelle che vorremmo vedere in chi è al potere. Lo vediamo accadere oggi un po’ ovunque nel mondo. Vediamo delle ascese che avvengono in maniera meschina. Leggevo qualche tempo fa in un articolo che nel mondo in cui viviamo le persone che sono in basso nella scala sociale non hanno tempo per pensare a migliorare le loro vite, chi è più in alto invece può permetterselo. Questo fa sì, che il primo gruppo non riesca però ad andare lontano e non riesca a pianificare un mondo migliore”.
Una produzione low budget che ha richiesto due anni per trovare i finanziamenti necessari. “Non sento una particolare frenesia nella produzione cinematografica. Per questo film mi sono preso il mio tempo. Trovo che sia nel mezzo il problema, le produzioni a mega budget e quelle a piccolo budget vanno per la loro strada. È per quei film nel mezzo che ci sono sempre meno soldi”.
Film italiano preferito del regista francese, “I soliti ignoti” che in francese è tradotto in “Le pigeon” (Il piccione, ndr). “Purtroppo non abbiamo alcun controllo sulle traduzione dei film nel mondo", commenta Gondry ripensando anche alla traduzione del suo film più celebre, “The Eternal Sunshine of the Spotless Mind”, in italiano “Se mi lasci ti cancello” con Jim Carrey e Kate Winslet.
“Alcune traduzioni sono anche curiose e divertenti. Il titolo tradotto in italiano però in questo caso rivela troppo della storia”, ammette.
Questa sera il regista riceverà il Premio Stella della Mole al Cinema Massimo, ospite del Festival Cinemambiente.