Si fonda sulla convinzione che ogni cittadino abbia diritto di occuparsi della salvaguardia del bene pubblico, il ricorso in appello al Consiglio di Stato che ha bloccato l’abbattimento degli alberi di via Monte Granero. Inviato agli uffici giudiziari romani in piena notte di mercoledì 27 maggio, e notificato agli avvocati del Comune di Luserna San Giovanni e della Caffarel Lindt poche ore dopo, il ricorso ha richiesto e ottenuto un decreto di urgenza del Presidente del Consiglio di Stato, emesso poco prima delle 13, che di fatto ha bloccato ufficialmente il taglio dei tigli. “È bloccato almeno fino al 18 giugno, quando il Consiglio di Stato si esprimerà sulla nostra richiesta di una sospensiva dell’intervento il tempo necessario per arrivare all’udienza e alla sentenza definitiva sulla questione” spiega l’avvocato Massimo Degiovanni che assiste la ricorrente Paola Ingravalle.
Nel caso il Consiglio di Stato si esprima favorevolmente sulla sospensiva – come aveva già fatto a marzo – il taglio degli alberi rimarrà quindi sospeso fino alla sentenza. La speranza dei ricorrenti è che questa ribalti la sentenza del Tar che, a inizio maggio, aveva dato il via libera all’abbattimento. “Riteniamo infatti che la sentenza del Tar sia carente in quanto il tribunale non si è espresso nel merito del ricorso, stabilendo semplicemente che la nostra assistita non fosse legittimata perché non avrebbe subito un danno dall’abbattimento e perché la tutela dei beni ambientali e paesaggistici spetta a un ente con specifico compito in statuto” riassume l’avvocato.
Sui due punti però l’opinione dei ricorrenti è diversa: “Pur non avendo l’ingresso in via Monte Granero, la casa dell’assistita si trova vicino ai tigli destinati ad essere abbattuti. Abbiamo una perizia da cui risulterebbe il deprezzamento del suo immobile a seguito dell’intervento” aggiunge l’avvocato.
Inoltre, il loro ricorso si basa su una diversa concezione del diritto alla salvaguardia del bene pubblico: “L’ambiente e il paesaggio sono un bene comune e la loro tutela può essere fatta valere da tutti i cittadini perché in base all’articolo 41 della Costituzione l’iniziativa economica non può svolgersi in contrasto con l’utilità sociale o in modo da recare danno alla sicurezza, alla libertà, alla dignità umana, alla salute e all’ambiente”.