Soffitti che perdono acqua, muri anneriti dalla muffa, cancelli guasti e alloggi che, in alcuni casi, risultano parzialmente inutilizzabili. È il quadro denunciato dagli inquilini delle case popolari piemontesi che, dopo anni di segnalazioni e richieste di intervento, annunciano una manifestazione davanti alla sede della Regione Piemonte.
L'appuntamento è fissato per sabato 13 giugno alle 10.30 davanti al Grattacielo della Regione. Una protesta che punta il dito contro quella che gli organizzatori definiscono una gestione insufficiente della manutenzione del patrimonio di edilizia residenziale pubblica. Ad organizzare il presidio Federico Raia, segretario Gd Torino, e Paula Voerzio, vicesegretaria Gd Torino, insieme al Partito Democratico che ha esteso l'invito a tutte le forze di minoranza presenti in consiglio regionale (Avs e 5 Stelle).
Le segnalazioni rimaste senza risposta
Secondo quanto denunciano gli inquilini, molte criticità presenti negli edifici sarebbero note da tempo all'Atc. Tra i problemi più frequentemente segnalati figurano infiltrazioni d'acqua, presenza di muffa negli appartamenti, aree comuni degradate e guasti che incidono sulla vivibilità degli immobili.
Una situazione che, sostengono i residenti, si trascina da anni senza soluzioni definitive. Alla base dei ritardi negli interventi vi sarebbe la mancanza di risorse economiche disponibili per le manutenzioni straordinarie.
Le 4 richieste degli inquilini
Nel documento che accompagna la manifestazione vengono avanzate quattro richieste precise. La prima riguarda il ripristino degli sportelli territoriali Atc, chiusi dal 2020, per facilitare il rapporto diretto tra cittadini e amministrazione.
La seconda punta a ottenere una gestione più trasparente delle segnalazioni, con programmi di intervento definiti e tempistiche certe. Gli inquilini chiedono inoltre maggiore chiarezza nelle bollette, con l'indicazione dettagliata delle voci di spesa addebitate agli assegnatari.
Infine, viene sollecitata una verifica puntuale dei servizi effettivamente svolti, affinché non vengano richiesti pagamenti per attività che, secondo le segnalazioni raccolte, in alcuni casi non sarebbero state eseguite.