Cronaca - 15 giugno 2026, 14:15

Nuova violenza nel carcere di Torino: detenuto si scaglia contro un altro e ferisce due agenti di Polizia

Il sindacato SAPPE fa appello ai Sottosegretari di Stato alla Giustizia Balboni e Ostellari: “Servono fatti concreti: pronti a scendere in piazza"


Ancora violenza nelle carceri piemontesi. A denunciare il nuovo episodio avvenuto nel carcere di Torino sono Donato Capece, segretario generale del Sindacato Autonomo Polizia Penitenziaria, e Vicente Santilli, segretario regionale del SAPPE per il Piemonte.

"Nel pomeriggio di ieri, domenica, un detenuto di nazionalità egiziana, mentre veniva accompagnato presso il cortile passeggi, ha improvvisamente tentato di aggredire un detenuto lavorante. Nel corridoio del reparto si è infatti scagliato contro di lui impugnando un pezzo di plexiglass utilizzato come una vera e propria lama artigianale. Solo il tempestivo e coraggioso intervento di due appartenenti alla Polizia Penitenziaria ha impedito che l'aggressione potesse avere conseguenze drammatiche e persino letali. Nella concitazione delle operazioni di contenimento, i due agenti hanno riportato lussazioni e lievi ferite. Determinante è stato anche il contributo di altri due detenuti presenti, che hanno cercato di placcare l'ira dell'uomo, già noto per essere stato in più occasioni responsabile e promotore di eventi critici nel corso della detenzione."

"Esprimiamo piena solidarietà e vicinanza ai colleghi feriti – dichiarano Capece e Santilli – che ancora una volta hanno dimostrato straordinario coraggio, senso del dovere e professionalità, evitando un possibile omicidio all'interno dell'istituto. A loro va il nostro ringraziamento e quello dell'intero Corpo di Polizia Penitenziaria".

I dirigenti del SAPPE lanciano però un nuovo e duro grido d'allarme alle istituzioni.

"Non si può continuare a chiedere agli uomini e alle donne della Polizia Penitenziaria di operare quotidianamente in condizioni sempre più difficili, con organici insufficienti, carichi di lavoro insostenibili e una crescente aggressività da parte della popolazione detenuta. Lo Stato non può lasciare soli coloro che rappresentano il primo presidio di legalità e sicurezza nelle carceri italiane"

Capece e Santilli tornano quindi a sollecitare interventi immediati e concreti: "Ribadiamo con forza la necessità di adottare misure straordinarie per garantire l'ordine e la sicurezza negli istituti penitenziari. È inoltre indispensabile procedere all'espulsione dei detenuti stranieri che si rendono responsabili di gravi episodi di violenza all'interno delle nostre carceri, facendo loro scontare la pena negli istituti dei rispettivi Paesi d'origine, attraverso accordi internazionali efficaci e realmente applicati".

"Chiediamo conto ai Sottosegretari di Stato delegati Alberto Balboni e Andrea Ostellari di cosa intendano fare concretamente per porre un freno a queste continue violenze, soprattutto quando vengono commesse da detenuti stranieri. Il senatore Balboni si è insediato da tempo, dispone di una delega importante sulla Polizia Penitenziaria, ma non ha ancora ritenuto opportuno ascoltare chi rappresenta le donne e gli uomini del Corpo che operano quotidianamente in prima linea negli istituti del Paese. Il senatore Ostellari aveva assunto l'impegno di favorire le espulsioni dei detenuti violenti o, comunque, di prevedere un regime penitenziario differenziato per i soggetti maggiormente pericolosi: ad oggi, però, è tutto come prima". 

"Non ci accontentiamo più di dichiarazioni di circostanza o di promesse destinate a restare sulla carta. Servono decisioni immediate, coraggiose e verificabili. Diversamente, se non arriveranno risposte concrete e tempestive, saremo costretti a promuovere iniziative di protesta e a scendere in piazza a Roma, sotto gli uffici del Ministero della Giustizia, per far sentire la voce di una categoria ormai stremata ma che continua, con abnegazione e spirito di servizio, a garantire la sicurezza del Paese".

"Ogni giorno – concludono i rappresentanti del SAPPE – la Polizia Penitenziaria evita tragedie che spesso non arrivano neppure all'attenzione dell'opinione pubblica. Ma non possiamo attendere il morto per intervenire. Le aggressioni sono ormai all'ordine del giorno e chi serve lo Stato dietro le sbarre merita rispetto, tutela e strumenti adeguati per svolgere il proprio lavoro in sicurezza".

redazione