Spazio alle donne, all’interno delle imprese torinesi. È l’appello che lancia oggi l’Assemblea del gruppo Giovani imprenditori, la prima con Federico Sandrone presidente.
“Dobbiamo avere il coraggio di esprimere una leadership che non replica i modelli del passato. Ma che include, innova e investe: nelle persone, nel merito e nella qualità”, dice Sandrone. “Questo tema è un macro cambiamento che non è possibile non toccare. Non è una battaglia solo femminile, ma di tutto il sistema”.
“Ci siamo resi conto che già nel nostro gruppo ci sono poche donne imprenditrici - aggiunge la vicepresidente, Chantal Gallina - Abbiamo scoperto una fame incredibile di approfondire questi contenuti, confrontandosi e approfondendo le storie di ciascuna”.
Lo studio del Poli
Secondo una ricerca effettuata dal Centro per l’imprenditorialità e innovazione e il Centro studi di genere del Politecnico di Torino, solo il 30% delle studentesse di materie stem di Unito e Polito ha una predisposizione a fondare un’attività a cinque anni dopo la laurea, mentre gli studenti sono il 37%. Anche se questo non corrisponde a un gap di competenze, anzi: in 9 ambiti su 10 le studentesse sono superiori ai colleghi maschi (tra proattività e innovatività). Un divario ancora più ampio tra i non stem (29% contro 44%).
E passando dall’intenzione all’azione la differenza non cambia: 17 contro 23% a favore degli uomini, tra chi ha concretamente cercato di dare vita a un’attività.
Percezione più negativa
I motivi? Le donne hanno una percezione più negativa dell’ecosistema: ambiente, supporto, legittimità e legittimazione. Anche se la situazione rispetto al 2016 è migliorata: dieci anni fa le donne stem che avevano intenzione di fondare un’azienda erano solo il 23% e solo il 6% ci ha provato concretamente.
Tra le possibili soluzioni servirebbe una rete più forte e percorsi mirati, oltre a un clima più inclusivo.