Economia e lavoro - 20 giugno 2026, 08:33

Amianto nelle officine delle Ferrovie dello Stato, la Cassazione condanna RFI

La Corte di Cassazione conferma in via definitiva la condanna per la Rete Ferroviaria Italiana S.p.A., per la morte di un operaio deceduto nel 2009 per mesotelioma, per l’attività di lavoro nelle Officine Grandi Riparazioni di Foggia. Il risarcimento complessivo riconosciuto alla vittima e ai suoi familiari supera il milione di euro. È stato premiato l’impegno dell’Avv. Ezio Bonanni e dell’Avv. Daniela Cataldo che hanno patrocinato la richiesta risarcitoria, che è stata fortemente contrastata dalle Ferrovie dello Stato, difese dall’Avv. Nicola Corbo.

L’Osservatorio Nazionale Amianto – ONA ha sostenuto l’iniziativa giudiziaria, anche con prove documentali relative a precedenti giudiziari che riguardano le condanne di Ferrovie dello Stato per le morti di amianto nelle Officine Grandi Riparazioni di Torino e nelle Officine Grandi Riparazioni di Bologna. La condanna della Cassazione, a carico delle Ferrovie dello Stato, è fondamentale per tutti quanti gli altri giudizi in corso, per coloro che sono deceduti dopo aver lavorato nelle Officine di Foggia, e anche nelle altre officine.

Inoltre l’ONA è impegnata nel prepensionamento ferrovieri esposti amianto: tutti i ferrovieri possono rivolgersi all’associazione di tutela delle vittime dell’amianto, per ottenere il riconoscimento dei loro diritti. L’ONA prosegue il sostegno e l’assistenza per le vittime e i loro familiari.

La storia di R.A.

R.A., originario di Orta Nova e residente a Foggia, aveva lavorato come operaio qualificato aggiustatore meccanico e falegname nelle Officine Grandi Riparazioni (OGR) ferroviarie di Foggia dal 15 gennaio 1970 al 21 febbraio 1971. Le sue mansioni comprendevano interventi di manutenzione su motori, impianti elettrici, tubazioni e componenti dei rotabili ferroviari, materiali che all'epoca contenevano amianto in forma massiccia. Le attività si svolgevano in ambienti privi di adeguata aerazione e senza efficaci dispositivi di protezione individuale, condizioni che favorirono la dispersione nell'aria di polveri e fibre altamente nocive. I primi sintomi della malattia comparvero alla fine del 2006. La diagnosi fu quella di mesotelioma epitelioide, una delle patologie più aggressive correlate all'esposizione professionale all'amianto. Il decorso fu rapido e inesorabile: nel marzo del 2009, l’operaio morì all'età di 68 anni, lasciando la moglie e i due figli.

L'iter giudiziario: tre gradi di giudizio, un'unica risposta

L'origine professionale della malattia era stata riconosciuta sin da subito dall'INAIL. Tuttavia, per ottenere il pieno risarcimento del danno la famiglia ha dovuto intraprendere un lungo e doloroso percorso giudiziario durato oltre undici anni. Il Tribunale in primo grado aveva accolto integralmente la domanda risarcitoria. La Corte d'Appello di Roma, con sentenza n. 1029/2024 depositata il 12 marzo 2024, aveva confermato quella pronuncia. RFI ha quindi proposto ricorso in Cassazione, che la Sezione Lavoro ha rigettato con l'ordinanza n. 19878/2026, udienza del 23 aprile 2026, deposito del 15 giugno 2026.La pronuncia è ora definitiva.

I risarcimenti riconosciuti

La magistratura ha riconosciuto il diritto al risarcimento sia per i danni patiti direttamente da R.A. nel periodo compreso tra la diagnosi e il decesso, sia per i danni subiti dai familiari per la perdita del congiunto. Complessivamente sono stati liquidati circa 200.000 euro a titolo di danno non patrimoniale riferibile alla vittima — di cui € 201.513,20 confermati dalla Cassazione — e circa 850.000 euro a titolo di risarcimento per la perdita subita dalla moglie e dai figli. Il totale supera il milione di euro. Sul piano giuridico, la Cassazione ha ribadito un principio di assoluto rilievo: il danno biologico terminale — quello patito nel lasso di tempo tra la lesione e la morte — non può essere liquidato mediante la meccanica applicazione delle tabelle standard per l'invalidità temporanea. Il giudice è tenuto a operare una personalizzazione elevata, che tenga conto dell'aggravamento progressivo della patologia e della sofferenza peculiare del caso concreto, garantendo un risarcimento effettivo e non simbolico. Viene inoltre confermato il criterio causale del "più probabile che non" per le malattie professionali da amianto.

Una famiglia che non si è arresa, nonostante tutto

Nel corso di questo lungo percorso la famiglia ha dovuto sopportare un dolore ulteriore: la moglie dell’operaio, è deceduta prima della conclusione definitiva del procedimento, senza poter assistere all'ultimo atto della battaglia intrapresa per ottenere giustizia. A portare avanti il ricorso fino alla sentenza della Cassazione sono stati i due figli, che hanno proseguito il cammino iniziato dai genitori.

Il commento dell'avvocato Ezio Bonanni

«Questa sentenza restituisce dignità a una famiglia che ha atteso troppo tempo per ottenere giustizia — dichiara l'avvocato Ezio Bonanni, Presidente dell'Osservatorio Nazionale Amianto e legale della famiglia del lavoratore. — Conferma ancora una volta le responsabilità dei datori di lavoro legate all'esposizione all'amianto nei luoghi di lavoro. È una decisione importante non solo per i familiari dell’operaio, ma anche per tutti coloro che hanno lavorato nelle Officine Grandi Riparazioni di Foggia e per le loro famiglie, che ancora oggi attendono risposte

Una ferita ancora aperta

La vicenda di R.A. è una delle tante che compongono la storia dolorosa dell'amianto nell'industria italiana. Nonostante il divieto di utilizzo introdotto con la legge n. 257/1992, gli effetti dell'esposizione continuano a manifestarsi decenni dopo il contatto con le fibre, sotto forma di patologie gravi e spesso letali. Le OGR di Foggia, come molti altri siti industriali del Paese, hanno visto nel tempo un numero significativo di lavoratori colpiti da malattie amianto-correlate. La pronuncia della Cassazione chiude il capitolo giudiziario di questa famiglia, ma riapre con forza il tema della tutela della salute nei luoghi di lavoro e del debito di giustizia ancora irrisolto verso centinaia di lavoratori e i loro familiari.

 

Lo staff ONA al fianco delle vittime

L’Osservatorio Nazionale Amianto assiste tutte le vittime dell’amianto e le loro famiglie, offrendo supporto legale e medico gratuito. Lo staff ONA è composto dall’Avv. Veronica Scigliano, dall’Avv. Lidiana Belfiore, dall’Avv. Giorgia Cicconi, dalla Sig.ra Francesca Piredda e dalla Dott.ssa Federica Pacca, che operano al fianco delle persone esposte e dei familiari per la tutela dei loro diritti.

Per poter accedere al servizio gratuito è sufficiente domandare la consulenza con email a: osservatorioamianto@gmail.com oppure scrivere attraverso il sito ONA, ovvero chiamando il numero verde 800 034 294.

I.P.