Buongiorno, #poetrylovers! Svegliati bene? Il profumo di caffè ha già avvolto anche voi? Lo spero!
Di cosa parlare nel primo mese d’estate se non della sua regina indiscussa? L’acqua? Ni, la sete :) Scherzi a parte, oggi proveremo a rispondere ad uno dei quesiti più spinosi e divisivi dei nostri tempi: rubinetto sì o rubinetto no? Tuttologi, complottisti e ipocondriaci in linea, questo articolo è per voi!
Come ormai ben saprete, la rubrica spazia dalle biografie all’alimentazione, dalle iniziative territoriali alle scoperte internazionali. Con questo articolo cambiamo per un attimo direzione, perché è giunto il momento di trattare un tema apparentemente “piccolo”, talmente quotidiano da essere diventato trasparente (letteralmente e simbolicamente). Benché chiunque sappia quanto sia fondamentale e quanto la gestione idrica mondiale vada trasformandosi nel futuro casus belli, sembra proprio che i due schieramenti-acqua in bottiglia sì/no- non voglia saperne di darsi pace.
Perciò, amici cari, riponiamo asce di guerra, leggende metropolitane e tutto ciò che pensiamo di sapere sull’argomento, guardando in faccia storia e dati. Alcune aziende, tanto tempo fa (la prima -in Inghilterra- risale addirittura al 1622), hanno intercettato un bisogno insostituibile: BERE. E così, sempre più avidamente, si sono impossessate di un bene comune che cadeva gratuitamente dal cielo e fluiva naturalmente sulla Terra; dopodiché lo hanno imbottgliato e pubblicizzato come “fonte di benessere”. Che fa fare tanta plin plin.
All’inizio, sfruttando l’ingenuità e l’ignoranza degli acquirenti, oltre al forte peso della superstizione, il mercato ne promuoveva la vendita puntando su presunti effetti salutari: fu l’avvento di lozioni, pozioni e unguenti miracolosi. Che, quasi sempre, si rivelavano essere composti da acqua piovana e spezie. Nacque la figura del ciarlatano di piazza.
Oggigiorno, queste aziende sono diventate migliaia ma la sostanza non è cambiata: è sufficiente un testimonial d’eccezione (sportivi, modelle) e il gioco è fatto. L’immagine rassicurante, oggettivamente bella, che ci rimanda un corpo tonico e in salute impegnato a tracannare l’acqua Tal dei Tali, ci fa venire una gran voglia di comprarne dieci confezioni. L’inconscio suggerisce la stessa connessione tra prodotto e salute; sradicarla, dopo anni, è molto complicato.
Un prodotto -l’ACQUA- che il Comune di Milano (per fare un esempio) eroga a 0,0003 centesimi al litro e che viene rivenduto a un prezzo medio di 25 centesimi al litro. 833 volte di più. Bazzecole, eh?
Inutile negarlo: business geniale, basato non su un capriccio bensì su una necessità. E indovinate un po’? La pubblicità martellante ha funzionato: l’Italia è prima in Europa e seconda al mondo (dopo il Messico) per consumo procapite di acqua in bottiglia. Sad story.
Obiezioni comuni: “l’acqua del rubinetto, si sa, fa schifo”. Risposta: l’acqua pubblica italiana è tra le migliori in Europa per purezza, con quasi l’88% dei prelievi da fonti sotterranee naturalmente protette, le famose falde acquifere; inquinate senza ritegno dall’industria nei paesi del sudest asiatico. Il problema è che lo stato italiano ne permette la privatizzazione in cambio di canoni irrisori, per non dire ridicoli, con conseguente impatto sociale
sulle comunità che da esse dipendono e sull’ambiente, a causa dell’incalcolabile inquinamento plastico da bottiglie usa e getta. E no, raccontarci (e farci raccontare) la favoletta del “Riciclo miracoloso”, panacea di tutti i mali, non funziona più. Non che non serva, sia chiaro. Nessuno qui vuole scadere nel terrorismo psicologico. Basiamoci come sempre sui dati– certi e obiettivi per loro stessa natura: in Italia, nel 2023, sono state differenziate poco più di 1700 tonnellate di plastica.
Quantità importanti, direte voi; peccato che di queste tonnellate, appena il 5.4% sia stato effettivamente avviato al riciclo.
Allora, perché continuiamo a svuotarci le tasche e a riempire il mondo di bottiglie? Tra i motivi di preoccupazione legittima esiste quello che viene chiamato “problema dell’ultimo miglio”. Il gestore del servizio idrico comunale garantisce sì l’alta qualità dell’acqua che eroga (è un obbligo di legge, ci mancherebbe altro) ma è tenuto a farlo soltanto fino al contatore. Da qui in poi è responsabilità dei proprietari di casa assicurarsi che le tubature siano rinnovate, pulite e non contaminino l’acqua che arriva al rubinetto. Ed è proprio qui che parte l’effetto domino: premesse chiarite, la verità è che in Italia la gran parte delle tubature sono vecchie e corrose. Possono rilasciare metalli pesanti e sono sensibili alla proliferazione batterica. Va da sé che sia la salubrità sia il gusto dell’acqua ne risentano. Per forza di cose.
Alcuni hanno perciò ovviato per i gettonatissimi filtri ad osmosi inversa. Poteva non esserci la fregatura anche qui? Già, infatti… Questo processo di filtrazione è utile solo in caso in cui l’acqua sia dichiarata a malapena potabile; è vero che trattiene quasi ogni impurità ma, con essa, i sali minerali che rendono l’acqua nutriente. I nuovi modelli in commercio la remineralizzano ma arrivano a sprecarne fino a 6 litri per litro filtrato. Infine, la manutenzione annuale è molto esosa.
Che dire dunque delle altrettanto famose caraffe filtranti? Nonostante il costo accessibile e la capacità del filtro al loro interno (carbone + polimeri) di trattenere alcuni inquinanti(cloro e calcare), esso va cambiato rigorosamente ogni quattro settimane, che sia stato utilizzato una o cento volte!
Il carbone è infatti il covo ideale per la proliferazione batterica e più rimane in contatto con il liquido più si contamina. Se non si rispettasse questa tempistica, si rischierebbe di bere un’acqua persino peggiore di prima. Ultimi ma non meno importanti aspetti, i filtri a fine vita vanno ad ingrossare i nostri sacchetti dei rifiuti indifferenziati e la produzione di questi ausili domestici è quasi completamente localizzata all'estero: ergo, ulteriori emissioni nei trasporti.
Sempre belle notizie su questa rubrica, non è vero? :D
Esistono altre alternative? Certo! I filtri di ultima generazione – e il made in Italy è davvero avanguardista nel settore – uniscono a filtri di carbone puro (senza addittvi polimerici) componenti in argento, naturalmente antibatterico, mantenendo comunque prezzi modici. Che, confrontati con i costi assurdi delle acque in bottiglia, risultano nel tempo la scelta migliore per il portafoglio e la salute. Per non parlare della fatica di trascinare chili e chili d’acqua su e giù per le scale, soprattutto quando l’età avanza.
Ancora una volta, amici miei, ognuno scelga consapevolmente e in base alla propria situazione; impossibile non notare un dettaglio, però, la parolina magica che gira e rigira torna a farsi spazio negli articoli: consapevolezza. Perché l’intento non è mai suggerire soluzioni semplicistiche o generalizzate. Non siamo tutti uguali, nel pensiero e nei bisogni. Punto e basta.
Tuttavia, conoscere i retroscena di una questione, scegliere valutandone le implicazioni, mettersi in dubbio e provare anche solo a ipotizzare un cambiamento delle proprie abitudini è un processo potente e necessario.
Che di solito conduce alla crescita personale e a una maggiore assennatezza civica. Soprattutto quando in gioco vi è LA risorsa per eccellenza, quel preziosissimo dono di Madre Natura senza il quale nulla e nessuno esisterebbe. L’acqua, un bene essenziale che diamo tutto troppo per scontato. Sforziamoci di considerare quanto lo scenario futuro dipenda dalle nostre scelte: smettiamo di arricchire i bilanci di aziende che l’hanno privatizzato e che promuovono noncuranti l'inquinamento da plastica, portandoci ad acquistare un liquido in bottiglia con leggerezza, quasi automaticamente. In un mondo che, oltretutto, spreca e si spartisce questa risorsa da secoli nella più criminale iniquità. Si stima infattiche 1 abitante del pianeta su 10 – 785 milioni in tutto – non abbia ancora accesso sicuro all’acqua, inclusi quei 144 milioni di persone che per bere attingono da bacini non controllati. Excursus terminato.
A pranzo, tra poco, osserviamo attentamente il nostro bicchiere d’acqua: gli dobbiamo molto. Se possibile, riempiamo i prossimi con rinnovata coscienza. E smettiamola di acquistare montagne di plastica! Era l'ultimo reminder, giuro :)
La poesia di oggi è affidata alla penna di Giulia Lora, ex studentessa dell’I.I.S.S. Luigi Einaudi di Cuneo, il cui componimento è apparso su Repubblica@Scuola, giornale web dedicato agli alunni.
“La mia sorgente di vita: l’Acqua.
L’Acqua pura
scende da un’altura
ma non è duratura,
allora come l’oro
non la deterioro.
La mia sorgente di vita: l’Acqua.
Limpida e setosa,
utile e preziosa.
La mia sorgente di vita: l’Acqua.
Fin dall'antichità
è stata una priorità,
l’Acqua ci dà il senso della libertà”
Parole sante quelle di Giulia, cristalline.
Questi versi in particolare:
“Fin dall'antichità / è stata una priorità”
Che dire del presente: lo è ancora? Ognuno risponda nel proprio cuore. Alla prossima
Fonte del materiale:
Tariffe del Servizio idrico integrato della città di Milano 2024 (MM Spa)
Indagine ASSOUTENTI sui prezzi delle acque minerali 2024
ISPRA Rapporto Rifiuti Urbani 2024
@cotoncri (profilo IG di divulgazione ecologica)