Valli di Lanzo - 24 giugno 2026, 08:36

Museo Tazzetti, estate tra arte e memoria: tre mostre tra Usseglio e Lemie [FOTO]

Da “Ponti e strade” agli “Dèi di pietra” di Donato Savin fino ai “Cavalieri delle nevi”: il museo alpino amplia l’offerta culturale estiva nelle Valli di Viù

Tra montagne, ponti e sculture: il Museo Tazzetti accende l’estate 2026

Il Museo Civico Alpino Arnaldo Tazzetti si presenta nell’estate 2026 con un’articolata attività che si affianca alle collezioni permanenti. Sono difatti tre le mostre in calendario, a Usseglio Ponti e strade. Segni di cammino e Stele. Donato Savin; a Lemie Cavalieri delle nevi. Donato Savin. Sono altrettanti momenti espositivi dedicati alla storia e alle espressioni artistiche delle montagne, da quelle della Valle di Viù, dove ha sede il Museo, a quelle dell’attigua Valle d’Aosta. Due gli eventi di inaugurazione, a Usseglio sabato 4 luglio alle 16; a Lemie domenica 5 luglio alle 10.

Il ponte che permette di superare un limite, un ostacolo, di solito un fiume, e così poter continuare il cammino lungo la strada, assume il significato simbolico di un elemento che facilita lo scambio e la conoscenza di altri luoghi e di altre culture e proprio questi significati di unione, scambio e cammino hanno suggerito il tema della mostra Ponti e strade. Segni di cammino- Premio di pittura Elena Tazzetti, al quale hanno partecipato quattordici allievi dell’Accademia Albertina di Torino, seguiti dai loro docenti Viola Barovero, Salvatore Giamblanco, Giuseppe Leonardi, e coordinati dal professor Gabriele Garbolino Rù. 

Le loro opere «rispecchiano gli aspetti di una formazione accademica, pur ricercando, in certi casi, le esperienze tra figurazione, simbolismo e un intenso realismo», così si è espressa la commissione giudicatrice presieduta dal critico d’arte Angelo Mistrangelo. I dipinti degli allievi partecipanti al Premio sono quindi la parte preponderante della mostra organizzata dal Museo Tazzetti, in collaborazione con l’Accademia Albertina e l’Opera Barolo, a cui si integrano il dipinto di Giovanni Battista Carpanetto Ponte antico presso Viù – nuova acquisizione del Museo – e due bozzetti di Garbolino Rù per il monumento A Giulia di Barolo, che da inizio anno è collocato sulla facciata del Palazzo di Via delle Orfane, a Torino, un’originale scultura in bronzo che vede Giulia abbracciare una carcerata a ricordo del suo impegno per le donne detenute.

Accanto alla parte artistica della mostra è stata sviluppata anche quella storica di conoscenza del territorio, come consuetudine del Museo. E qui è intervenuto l’apporto dell’Opera Barolo alla mostra, in quanto la realizzazione dell’attuale strada carreggiabile da Germagnano a Fucine di Viù (1838-1842) è stata possibile grazie anche all’interessamento e al finanziamento di Carlo Tancredi marchese Falletti di Barolo e della sua consorte Giulia Colbert. In segno di riconoscenza a loro è stato intitolato il primo ponte che s’incontra salendo a Viù, poco prima di Borgo. 

L’attuale struttura del ponte però non è più quella originaria perché fu appositamente distrutta durante il periodo della Resistenza partigiana allo scopo di evitare l’avanzare in Valle dell’esercito nazifascista, e fu ricostruito subito dopo la fine della Seconda guerra, come documentato da Alessandro Mella nel catalogo della mostra e nel video che approfondisce gli aspetti storici della Strada di Viù e dei marchesi di Barolo, montato da Enrico Peter Grande.

Anche l’allestimento della mostra, curato dallo Studio Loredana Iacopino Architettura è una restituzione storica della strada della Valle di Viù attraverso i disegni eseguiti da Clemente Rovere tra il 1826 e il 1860, facenti parte di una collezione di circa quattromila tavole grafiche conservate presso La Deputazione Subalpina di Storia Patria di Torino, eseguite dal Rovere allo scopo di celebrare la potenza di Casa Savoia in epoca risorgimentale.

Nella mostra si inseriscono quindi le figure dei marchesi di Barolo. Carlo Tancredi nel 1837 aveva caldeggiato la costruzione del tratto dell’attuale strada carreggiabile che da Germagnano porta a Viù, perché era a conoscenza dei disagi per la popolazione “della divisata strada di Viù”, come scriveva in una lettera indirizzata al Regio Intendente Generale della Divisione di Torino. La realizzazione della nuova strada avrebbe agevolato lo scambio delle derrate alimentari, diminuendo i disagi della lunga carenza di viveri in inverno e, nello stesso tempo la villeggiatura in estate. I lavori iniziarono nel 1838, l’anno della prematura scomparsa del Marchese, ma l’impegno economico fu portato avanti da Giulia, che alla fine si assunse buona parte del debito contratto con il Comune di Viù. L’opera fu completata nel 1842.

I marchesi di Barolo furono generosi filantropi per Torino e altre località del Piemonte, tra cui Viù, dove istituirono una scuola per l’infanzia, sistemata inizialmente nel Comune e gestita da alcune Suore della Congregazione di Sant’Anna della Provvidenza, istituto fondato a Torino da Carlo Tancredi nel 1834, per gestire le cosiddette “Sale d’Asilo” dedicate all’accoglienza e all’educazione di bambini e bambine in tenera età in condizioni famigliari disagiate. A Viù, le scuole materne furono poi ospitate nella Villa Franchetti e infine nella sede attuale intitolata alla beata suor Enrichetta Dominici, Superiora generale dal 1861 fino alla morte (1894). Maggiordomo personale di Giulia

fu Carlo Giuseppe Marchis di Polpresa Alta, frazione di Viù e altri membri della famiglia Marchis erano a servizio dei Barolo; due di essi in segno di gratitudine fecero collocare in chiesa un busto dedicato a Carlo Tancredi, tuttora visibile al fondo della navata laterale destra. 

Di tutt’altro genere la mostra Stele. Donato Savin, nata dalla collaborazione tra il Museo Tazzetti e l’artista, con l’apporto del curatore Aldo Audisio.

Savin, è un uomo fortemente radicato con la sua Valle di Cogne; lo scultore, noto a livello internazionale, è uno dei più famosi artisti valdostani, un artigiano contemporaneo che interpreta e rivisita le rocce delle sue montagne con molti tipi di realizzazioni.

A Usseglio, nella Corte dell’antico complesso parrocchiale e nella chiesa dell’Assunzione di Maria Vergine, sono esposte diciannove sculture in pietra, alcune di notevoli dimensioni, rocce allungate e rimodellate con interventi essenziali da Savin: «Le mie opere sono aperte a ogni interpretazione. Io vedo degli Dèi, principalmente femminili, che salgono verso l’alto; quando non ci sarò più, saranno i testimoni del mio passaggio nella vita terrena».

«L’idea delle Stele mi venne al Museo Archeologico di Aosta – afferma Savin –, vidi in quelle forme di rocce allungate Dèi di pietra e iniziai a cercare pezzi di scisti di quel tipo, con la spaccatura naturale, con la superficie cosparsa di licheni». 

Come tutte le persone che sono abituate a vivere in stretto contatto con la natura, Savin è, prima di tutto, un abilissimo osservatore: del paesaggio, degli animali, delle sue montagne. Solo così si può spiegare la sua attenzione sottile nella scelta dei monoliti e dei particolari su cui intervenire. Le sue Stele assumono allora una nuova fisionomia e, sottratte al proprio habitat naturale, si confrontano con gli spazi espositivi. Nella loro essenziale verticalità, nel protendersi verso il cielo, però riaffermano prepotentemente, di volta in volta, la loro provenienza. I verdi acidi dei licheni si mescolano e contrastano con le venature e la porosità della pietra, le sue lievi asprezze e i solchi sottili ci raccontano la composizione minerale della roccia.

La mostra Stele – un progetto innovativo e coinvolgente, selettivo per meglio evidenziare le scelte dell’artista, ricorda il curatore Aldo Audisio – è stata ideata per il pubblico del Trento FilmFestival nel 2019, ed è diventata elemento portante della valorizzazione del suo lavoro a livello nazionale e internazionale. Nello stesso 2019 è seguita la presentazione al Museo Civico di Belluno; nel 2022 a Zakopane (Polonia) nella Willa Koliba, una delle sedi del Museo dei Tatra, durante la Conferenza internazionale Mountain Panorama, un evento di Mountain Partnership FAO (Nazioni Unite); nel 2023 è seguita la presentazione a Braşov (Romania), in occasione dell’Alpin Film Festival; nel 2024 a Sondrio nel Museo Valtellinese di Storia e Arte e diffusa nella città; nel 2015 nella prestigioso Forte di Bard nella bassa Valle d’Aosta. Una “storia” di allestimenti realizzati del tutto o in parte in spazi aperti, una collocazione ideale per queste opere, che oggi trova un ulteriore momento di promozione affiancandosi alle testimonianze storiche della Valle di Viù.

Naturalmente, negli anni, si sono affiancate tante esposizioni, personali o collettive, dedicate a tutti i soggetti del suo mondo immaginario, come quella del 2017 al Museo Nazionale della Montagna di Torino. Le sculture dell'artista sono oggi collocate permanentemente in Italia e all'estero, in Musei e in spazi pubblici; tra questi due grandi Stele svettano nei pressi della stazione intermedia della funivia Skyway al Pavillon, in uno luogo denominato “Santuario del Monte Bianco”, con lo sfondo del versante italiano del massiccio alpino.

Da oggi gli Dèi di pietra di Savin – reinterpretazione di una dimensione ancestrale, palpabile nell’aria della sua valle, dove vive e lavora – si protendono verso un nuovo cielo, quello di Usseglio, nella corte del suggestivo contesto storico-architettonico dell’antico complesso parrocchiale e nella vecchia chiesa dell'Assunzione di Maria Vergine, protetti da una cinta muraria di pietra, oggi parte del Museo Civico Alpino “Arnaldo Tazzetti”.

La terza esposizione Cavalieri delle nevi. Donato Savin è a Lemie, nella Confraternita del SS. Nome di Gesù. Qui, in fila, come discendessero verso la pianura si allineano nove sculture ispirate al mondo magico della montagna: cavalli con cavalieri armati di lancia, scolpiti in rocce di diversa tipologia e colore, con un inatteso confronto materico. 

Presentati per la prima volta alla Fiera di Sant’Orso di Aosta nel 2024 sono stati riproposti, nello stesso anno a Sondrio, in due sedi, prima nel foyer del Teatro Sociale e in seguito nel Castello Masegra, sede del CAST, il CAstello delle STorie di montagna.

I Cavalieri di Savin sono personaggi immaginari che solcano le nevi delle valli e lasciano il segno del loro passaggio su di una montagna di sogni e leggende; sono un messaggio altresì fortemente legato al mondo alpino, con le sue paure e le sue suggestioni ancestrali 

Per gli orari di apertura delle sedi espositive consultare il sito www.museotazzetti.it

Museo Civico Alpino Arnaldo Tazzetti - Piazza Luigi Cibrario 1 - Usseglio (TO) 

www.museotazzetti.it

A USSEGLIO, MUSEO CIVICO ALPINO “ARNALDO TAZZETTI”:

PONTI E STRADE. SEGNI DI CAMMINO. Premio di pittura “Elena Tazzetti”

5 luglio - 13 settembre 2026

A cura di Emanuela Lavezzo

In collaborazione con: Gabriele Garbolino Rù – Accademia Albertina di Belle Arti, Torino; Enrico Zanellati – Opera Barolo – curatore artistico di Palazzo Barolo, Torino. 

Sponsor: Sicofer, Sicurezza Lavoro Gruppo ELA. 

Con il patrocinio: Accademia Albertina di Belle Arti di Torino, Opera Barolo, Comune di Usseglio

STELE. DONATO SAVIN

A cura di Aldo Audisio

5 luglio - 13 settembre 2026

Organizzazione: Museo Tazzetti con il patrocinio del Comune di Usseglio

A LEMIE, CONFRATERNITA DEL SS. NOME DI GESÙ:

CAVALIERI DELLE NEVI. DONATO SAVIN

A cura di Aldo Audisio

dal 5 luglio 2026, nei fine settimana di luglio/agosto

organizzazione: Museo Tazzetti con il patrocinio del Comune di Lemie

Tra montagne, ponti e sculture: il Museo Tazzetti accende l’estate 2026

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Comunicato stampa