Attualità - 29 giugno 2026, 07:15

Tempeste tropicali, le fogne non reggono: la rete mista del Torinese fa acqua

Sotto la provincia torinese pesano 3.600 chilometri di condotte promiscue che vanno subito in pressione. Ma la città di Torino è all’avanguardia con reti separate e la futura idropolitana

Disagi con le recenti ondate di maltempo a Torino e provincia

Sullo schermo dello smartphone del presidente di Smat, Paolo Romano, scorrono le immagini dell’ultimo disastro. È un video inviato da Chivasso di giorni fa, nel pieno di un temporale che ha messo in difficoltà dieci comuni della provincia torinese. Pochi secondi di filmato riassumono l'emergenza attuale: una violenta tempesta tropicalizzata, i tombini che saltano e le strade che si trasformano in torrenti.

È la fotografia di una fragilità strutturale con cui il territorio deve fare i conti. Per questo istituzioni, università, enti ambientali e gestori del servizio idrico si sono riuniti a Torino, nella sede di Smat, per il convegno nazionale “Eventi estremi in ambiti urbani e Sistemi di Drenaggio Urbano Sostenibile”. L'incontro è stato promosso nell'ambito di LIFE CLIMAX PO, un maxi progetto europeo cofinanziato dal programma Life che coinvolge 25 partner per favorire l'adattamento climatico nell'intero distretto del fiume Po, un'area di 87 mila chilometri quadrati dove vive quasi un terzo della popolazione italiana.

Il nodo delle reti miste 

I temporali non sono più quelli di una volta e la gestione dell'acqua si trova ad affrontare sfide inedite. Smat gestisce oggi la rete di circa 300 comuni dell'area torinese, compreso il capoluogo, controllando un'immensa ragnatela sotterranea specchio di epoche costruttive diverse. Il sistema si divide tra 3.050 chilometri di fognature nere per gli scarichi domestici e 3.100 chilometri di fognature bianche destinate alle acque meteoriche. A questi si aggiungono però ben 3.600 chilometri di reti miste, ed è proprio quest'ultimo segmento a rappresentare il vero anello debole.

"Le acque nere vanno a finire all'impianto di depurazione, le acque bianche vanno invece a finire nei corsi d'acqua superficiali - spiega il presidente Paolo Romano -. Il problema è che il dimensionamento di queste fognature è stato fatto cinquant'anni fa, quando gli eventi meteorici non erano così intensi, e quindi oggi tende ad andare in pressione. 

Si tratta di una criticità strutturale diffusa: "Riguarda tendenzialmente la metà dei comuni. Sono 150 i comuni che fanno parte del servizio che Smat svolge su tutta la città metropolitana e di questi, proprio due giorni fa, dieci comuni sono andati completamente in allagamento, proprio perché la rete non è riuscita a drenare".

La strategia dei SUDS

Siccità estrema e alluvioni improvvise sono le due facce della stessa medaglia, prodotte da un cambiamento climatico che sta investendo il territorio a una velocità enorme. "Il problema è complesso e richiede di adottare delle soluzioni complesse", evidenzia Francesco Tornatore, dirigente dell'Autorità di bacino distrettuale del fiume Po e project manager di LIFE CLIMAX PO. 

"Il cambiamento climatico ci sta investendo come un treno ad una velocità enorme e gli effetti li abbiamo sotto gli occhi tutti. Passiamo da periodi in cui ci ritroviamo ad affrontare siccità importanti come quella del 2022 e dopo qualche mese ci ritroviamo ad affrontare alluvioni come quella che nel maggio 2023 ha interessato la Romagna. Sono le due facce della stessa medaglia. Noi dobbiamo lavorare per cercare di rendere il nostro territorio quanto più resiliente possibile".

La risposta urbanistica discussa al convegno si concentra sui SUDS, i Sistemi di Drenaggio Urbano Sostenibile. Si tratta di soluzioni basate sulla natura, come pavimentazioni drenanti, infrastrutture verdi e interventi capaci di trattenere e rallentare il deflusso delle acque piovane prima che raggiungano i condotti. Un esempio è quanto si sta portando avanti con gli interventi del Pnrr al Parco del Valentino, con il nuovo manto permeabile. 

"I SUDS sono uno dei possibili esempi di strategie  continua Tornatore - cioè riuscire a realizzare degli interventi che consentano da un lato di migliorare la resilienza della città rispetto alle piogge estreme, e che dall'altro possano dare anche conforto ai cittadini quando c'è da affrontare il caldo estremo. In Piemonte la Regione sta affrontando meglio il problema da diverso tempo, e la città di Torino ha già avviato una serie di sperimentazioni come l'intervento fatto nel Parco del Valentino". Un modello di pianificazione che molti altri comuni italiani, tra cui Firenze, stanno portando avanti nei loro territori.

Torino all'avanguardia: la scommessa dell'Idropolitana

Torino si conferma una realtà, su questo tema, all’avanguardia. Come confermato nel convegno possiede già un'ottima suddivisione della rete e non ha condotte miste, riducendo al minimo i rischi di rigurgito fognario.

Le migliori soluzioni per il futuro risiedono nell’"analizzare i punti critici e intervenire cambiando le reti fognarie”, sottolinea Romano. E proprio per Torino la svolta è legata all'Idropolitana: "Per il capoluogo abbiamo il grande collettore che farà da compenso e consentirà di drenare meglio tutta la rete delle acque bianche”. 

Questo grande tunnel sotterraneo, che viaggerà parallelo a quello già esistente, fungerà da polmone strategico per accumulare e smaltire in sicurezza le portate meteoriche straordinarie. Fine lavori prevista: fine 2028. Ancora un po’ di acqua deve passare sotto i ponti.