“Se si spezza la filiera non la ricostruiamo in pochi mesi. Torino ha le competenze per essere protagonista, ma non esiste innovazione senza lavoro buono”. Così Marcello Mazzù, segretario torinese del Pd, ha introdotto i lavori di “Industria26”, incontro dedicato ai temi economici che i Dem - tramite il loro Forum industria - vogliono portare avanti in vista della campagna elettorale e con un focus, ovviamente torinese, legato all’automotive.
In platea, presso il Collegio degli Artigianelli, politici, ma anche gli esponenti sindacali (metalmeccanici e non solo) e rappresentanti del mondo delle sigle datoriali e delle aziende, Stellantis e BYD in primis.
Rossi: “Non rassegnarsi”
“La crisi colpisce in maniera molto dura i nostri territori - concorda Domenico Rossi, segretario Pd Piemonte - È molto è legato al fatto che fino a oggi si è fatto poco per sostenere il territorio davanti a queste difficoltà. Come usciremo a uscire da questa crisi, ci dice anche della vocazione del Piemonte. Non siamo rassegnati a rinunciare alla vocazione manifatturiera per ridurci ai soli servizi o alla logistica”.
Camusso: "Mancata una politica industriale"
“Stiamo cercando di ricostruire le ragioni di una politica industriale che non c’è stata in una fase di transizione. Servono idee trasversali senza i pastrocchi che sono stati fatti in passato. Bisogna indirizzare la politica industriale a livello europeo, pensare a quali saranno eventuali altri produttori”, commenta Susanna Camusso, ex leader sindacale e oggi senatrice del Pd. “Di Torino non si può più parlare come singolo stabilimento o singola città. Prima bisogna capire come affrontare la transizione nel suo insieme. Si passa da un auspicio a un altro auspicio. Ma se non c’è una strategia più generale sui modelli”.
Orlando: "Non si può prescindere da Torino"
E Andrea Orlando, ex ministro e responsabile Politiche industriali Pd, aggiunge: “Non si può prescindere da Torino se si parla di futuro dell’auto e del tessuto produttivo. Torino ne è tanta parte, anche con la presenza oggi ridimensionata di Stellantis. Ma l’indotto può essere un fattore di forza, se valorizzato. Ci sono le potenzialità”.
“Su Stellantis - aggiunge - forse il giudizio è stato troppo ottimista dopo l’audizione di Filosa in Parlamento: si può pensare ad altri player che possano utilizzare la capacità produttiva presente. Deve però scegliere il Governo e non far scegliere solo ai produttori, che giustamente seguono i loro interessi”.
Rischio difesa
E per quanto riguarda il cambiamento verso l’aerospazio, “si tratta di una strada pericolosa, quella che punta sulla Difesa. Serve un modello di Difesa europea che oggi non c’è e gli investimenti in questo settore restano solo in minima parte in Europa. Affidare solo a questo settore la risposta alla crisi dell’auto può essere non sufficiente e pericoloso”.
Terzo modello da conquistare
“Un terzo modello a Torino? E’ auspicabile, ma deve essere conquistato: per noi industria è importante e dobbiamo tenere conto delle forze sociali. Faremo della reindustrializzazione del Paese uno dei nostri punti fondamentali del futuro. Si è teorizzato per troppo tempo che le politiche industriali non fossero più necessarie, ma il mondo ha svoltato verso altre direzioni. Si deve capirlo e oggi siamo obbligati a capire che questi temi sono fondamentali”, ha sottolineato Orlando.
Canalis: “Più immatricolazioni, ma non produzione”
Monica Canalis, vicepresidente della Commissione Lavoro e attività produttive in Consiglio Regionale, aggiunge: “C’è stato un aumento di immatricolazioni, ma cui non ha corrisposto un aumento produttivo. Il Piemonte è tra le regioni produttive più importanti, ma la prima per produzione industriale automotive e Torino ha visto un crollo della produzione auto nel 2024”. Mentre Nadia Conticelli ha detto: "Rimandiamo costantemente alla situazione internazionale rispetto alle molteplici crisi occupazionali e al declino produttivo del settore automotive, che si trascina necessariamente dietro l’indotto produttivo e tecnologico, e che non rispecchia una proporzionale crisi del mercato italiano. Però quello che stiamo scontando in questo momento non è la situazione internazionale con le guerre e la crisi mediorientale e l’aggressività della politica protezionistica americana".
Manca (Stellantis): “Nessuna chiusura”
“Il 14 luglio ci sarà l’ennesimo tavolo automotive - dice Giuseppe Manca, direttore HR Stellantis - ma la certezza è già stata ribadita: non abbiamo chiuso nessuno stabilimento e non intentiamo farlo. Che con quello che si sente in Europa, anche per alcuni nostri competitor, non è poca cosa (con riferimento ai nuovi tagli annunciati da Volkswagen, ndr)”.
“Si è parlato spesso di nuove case produttrici, ma che non si sono mai palesate. Alla fine rimaniamo gli unici, in una condizione critica di competitività per i costi dell’energia e non solo”. E sugli interinali, “li abbiamo assunti, anche a Carmagnola, ma meno di quanti non ne assumano altri competitor in altri Paesi. È solo un inizio che ci ha permesso di ridurre la cassa integrazione, anche a Mirafiori”.
Per quanto riguarda il rallentamento nella produzione delle 500, aggiunge: “La ibrida è l’esempio in cui in ogni occasione di confronto ci è sempre stato chiesto di introdurre nuovi modelli. Non era prevista, ma dopo tante pressioni abbiamo preso questa decisione. Un passaggio che ha richiesto grandi investimenti. Ma poi i conti si fanno col mercato: il cliente è ancora confuso su quale auto comprare. Stiamo cercando una soluzione seguendo queste indicazioni”.
Altavilla (BYD): “La sveglia del caso Volkswagen”
A rappresentare l’ondata asiatica, ecco Alfredo Altavilla, rappresentante europeo per BYD in Europa: “Il piano di ristrutturazione Volkswagen farà suonare la sveglia a chi forse vive di sogni e speranze. BYD vuole diventare un costruttore europeo con una strategia componentistica diametralmente opposta alla verticalità che abbiano in Cina. Qui siamo analoghi agli altri costruttori europei, ma servono regole chiare su cosa si intende per la percentuale europea di contenuto europeo nella catena di fornitura”.
“BYD è un’azienda giovane da oltre un milione di dipendenti e 125mila ingegneri. In ricerca e sviluppo abbiamo investito 9,5 miliardi nel 2025. Se non si mettono i denari, l’innovazione non si fa. Il treno sta viaggiando a una velocità diversa, bisogna accorgersi e l’auto europea deve fare un bagno di umiltà. Quella di Volkswagen potrebbe essere il primo bagno”.
Filippo Provenzano, segretario generale Cna Torino, ricorda “senza una gamba manifatturiera non c’è futuro economico e sociale per il nostro territorio. Si tratta di un sistema ampio che include anche le pmi e l’artigianato. Nelle filiere automotive ci sono le piccole e le micro in maniera massiccia. Tutti sono a rischio in un ordine mondiale che si sta ridisegnando: serve un nuovo patto che guardi a strategie e traiettorie, comprese le politiche industriali automotive”.