Un incontro dal grande significato morale per una Moncalieri che si vuole definire città di pace. Nei giorni scorsi sono state accolte nella sala del Consiglio comunale le ragazze di Basket Beats Borders, un progetto nato a Shatila, il campo profughi alla periferia di Beirut creato nel 1949 per accogliere rifugiate e rifugiati palestinesi.
Mauro: "Non restare indifferenti di fronte alla guerra"
Un luogo segnato da condizioni di vita difficili, dall’esilio e da limiti che, per tante ragazze, rendono meno scontati persino il diritto a praticare sport, a viaggiare, a incontrare coetanee e a immaginare il proprio futuro. "Attraverso il basket queste ragazze hanno costruito uno spazio loro: di libertà, di amicizia, di crescita e di autonomia. Essere qui, insieme, ascoltare le loro storie e vedere la loro energia è stato un privilegio", ha dichiarato il neo sindaco Lorenzo Mauro. "Per me Moncalieri città di pace significa soprattutto questo: non restare indifferenti, aprire le porte, creare occasioni vere di incontro e di conoscenza".
"Diritti e relazioni umane devono camminare insieme"
Il primo cittadino ha ringraziato poi le ragazze e il loro allenatore Majdi, che durante l'incontro del 3 luglio ha donato a Mauro una kefiah in segno di amicizia e fratellanza tra i popoli. "Vorremmo che questo non restasse un episodio: Moncalieri continuerà a lavorare per ospitare e costruire progetti come questo, dove sport, diritti e relazioni umane camminano insieme", ha concluso il sindaco.