Humanitas | 07 luglio 2026, 10:15

Sindrome dell’intestino irritabile: cos’è, cause, alimentazione e gestione dei sintomi

La sindrome dell’intestino irritabile è un disturbo intestinale molto comune, che può incidere in modo significativo sulla qualità della vita

Sindrome dell’intestino irritabile: cos’è, cause, alimentazione e gestione dei sintomi

La sindrome dell’intestino irritabile (IBS, Irritable Bowel Syndrome) è un disturbo intestinale molto comune, che può incidere in modo significativo sulla qualità della vita. Si tratta di una alterazione del funzionamento dell’intestino con sintomi che si manifestano con il cambio di stagione e soprattutto in estate.

Ne parliamo con la dottoressa Cecilia Grosso, biologa nutrizionista di Clinica Sedes Sapientiae.

Sindrome dell’intestino irritabile: cos’è, cause, sintomi

La sindrome dell’intestino irritabile è un disturbo funzionale caratterizzato da una regolazione alterata dell’attività intestinale, spesso associata a una maggiore sensibilità agli stimoli interni. Si tratta di una condizione molto diffusa, che interessa una quota importante della popolazione, con una maggiore frequenza nel sesso femminile, anche per il ruolo degli ormoni.

Chi soffre di sindrome dell’intestino irritabile può percepire in modo più intenso anche normali processi digestivi, con una sensazione di fastidio o dolore addominale.

Diverse sono le cause della sindrome dell’intestino irritabile, che è il risultato di una combinazione di fattori che interagiscono tra loro. Tra i principali si trovano:

  • Microbiota intestinale alterato: un equilibrio non ottimale dei batteri intestinali può influenzare digestione e fermentazione, favorendo gonfiore e disturbi.
  • Stress e fattori emotivi: l’intestino è strettamente collegato al sistema nervoso. Ansia e stress possono amplificare i sintomi o contribuire alla loro comparsa.
  • Alterata motilità intestinale: alcune persone hanno un intestino più reattivo o “ipersensibile”, che risponde in modo eccessivo agli stimoli.
  • Fattori ormonali: le variazioni ormonali, ad esempio durante il ciclo mestruale, possono influenzare la sintomatologia.
  • Predisposizione individuale: in alcuni casi può esserci una familiarità o una maggiore suscettibilità personale.

Spesso i sintomi variano molto per intensità e frequenza, e si presentano a fasi alterne. I più comuni sono:

  • dolore o crampi addominali
  • gonfiore persistente e sensazione di addome “teso”
  • diarrea, stipsi o alternanza delle due
  • sensazione di evacuazione incompleta
  • urgenza di andare in bagno.

Con sintomi riferibili alla sindrome dell’intestino irritabile è importante rivolgersi al medico o allo specialista in gastroenterologia per la diagnosi e per escludere altre patologie. Non essendo disponibile un test specifico per la sindrome del colon irritabile, il percorso diagnostico si basa sulla valutazione dei sintomi e, se necessario, su esami di approfondimento per escludere cause organiche.

Stile di vita, alimentazione e gestione dei sintomi

Stile di vita

Nella gestione della sindrome dell’intestino irritabile, stile di vita e alimentazione hanno un ruolo importante nella gestione dei sintomi. In generale è raccomandato:

  • mangiare a orari regolari
  • consumare i pasti con calma
  • evitare eccessi alimentari
  • limitare alcol, bevande zuccherate e dolcificanti artificiali
  • mantenere una buona idratazione
  • evitare la sedentarietà.
Alimentazione

Sulle fibre – verdura e frutta – c’è spesso confusione: è frequente infatti che le persone con intestino iperattivo le elimino. Tuttavia, se nelle fasi acute può essere utile ridurre temporaneamente le fibre più fermentabili, nelle fasi di stabilità vanno reintrodotte gradualmente.

All’inizio è preferibile orientarsi verso le verdure più digeribili, come:

  • zucchine
  • carote
  • finocchi
  • melanzane

mentre è meglio limitare, soprattutto nelle fasi più sintomatiche:

  • cavoli
  • broccoli
  • verza
  • cavoletti di Bruxelles.

Anche la modalità di preparazione è importante: le verdure cotte, soprattutto al vapore, risultano generalmente più tollerate rispetto a quelle crude.

Importante: le verdure cotte, soprattutto al vapore, risultano generalmente più tollerate rispetto a quelle crude.

Frutta

Alcuni frutti possono favorire la fermentazione intestinale e aumentare il gonfiore. In genere:

  • mele e pere possono essere meno tollerate
  • agrumi, fragole e mirtilli risultano più leggeri.
Cereali e farine

Alcuni cereali, come frumento, farro e orzo, possono risultare più difficili da digerire. Spesso sono meglio tollerate alternative come:

  • avena
  • quinoa
  • grano saraceno
  • segale

Anche in questo caso, la risposta è individuale.

Dieta low FODMAP

In alcuni casi, lo specialista può consigliare una dieta a basso contenuto di FODMAP (low FODMAP), cioè zuccheri fermentabili che possono causare gonfiore e disturbi.

Si tratta di un approccio temporaneo, guidato dal nutrizionista e da personalizzare. La FODMAP non è una strategia alimentare adatta a tutti e non va protratta per lunghi periodi di tempo.

Caffè

Il caffè può stimolare l’intestino, ma anche irritarlo. Per questo è consigliabile non superare 2–3 tazzine al giorno, evitarlo a digiuno. Anche a colazione, meglio prendere il caffè dopo aver mangiato.

Si tratta di raccomandazioni generali che, sulla base dei sintomi, delle abitudini alimentari e dello stile di vita della persona, vengono sempre personalizzate durante la consulenza con il nutrizionista.

I.P.

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