Scuola e formazione - 09 luglio 2026, 12:15

Un salvadanaio per l'università: il Piemonte sperimenta "Scelte Future"

Presentato il progetto di Fondazione Compagnia di San Paolo, Intesa Sanpaolo e Fondazione Ufficio Pio: coinvolgerà 2mila famiglie piemontesi con ISEE fino a 15mila euro

Un piccolo risparmio mensile per investire nel futuro dei figli, accompagnato da educazione finanziaria e da un sostegno concreto alle famiglie più fragili. È questo l'obiettivo di "Scelte Future", il nuovo programma presentato da Fondazione Compagnia di San Paolo, Intesa Sanpaolo e Fondazione Ufficio Pio, che per la prima volta in Italia mette insieme accesso alla formazione superiore, risparmio incentivato ed educazione finanziaria in un unico progetto rivolto alle famiglie a basso reddito.

Chi coinvolge

La sperimentazione prende il via in Piemonte nella seconda metà del 2026, coinvolgendo inizialmente 2mila bambini tra 0 e 6 anni appartenenti a nuclei familiari con ISEE minorenni fino a 15mila euro, con l'obiettivo di estendere successivamente l'iniziativa ad altri territori.

Il progetto si basa su un'erogazione iniziale di 10 milioni di euro, finanziata in parti uguali da Fondazione Compagnia di San Paolo e Intesa Sanpaolo. I versamenti effettuati dalle famiglie, compresi tra 5 e 30 euro al mese, saranno raddoppiati grazie al meccanismo del matching fund, consentendo di costruire nel tempo un capitale destinato alla formazione universitaria o terziaria dei figli. Fondazione Ufficio Pio avrà invece il compito di seguire operativamente il percorso, mettendo a disposizione la propria esperienza nell'accompagnamento delle famiglie in condizioni di vulnerabilità.

Secondo il presidente della Fondazione Compagnia di San Paolo, Marco Gilli, l'iniziativa nasce per rispondere contemporaneamente a due grandi sfide del Paese: il calo demografico e la crescente richiesta di competenze qualificate.

"Investiamo crescita Paese"

"Con questo progetto perseguiamo gli obiettivi di uguaglianza e di crescita del territorio insieme a Fondazione Ufficio Pio e Intesa Sanpaolo", ha spiegato Gilli, sottolineando come oggi l'Italia registri una quota di laureati tra i 25 e i 34 anni ancora inferiore rispetto a quella di molti altri Paesi europei. "Le famiglie più fragili spesso non riescono a sostenere i costi dell'università. Investire nella formazione terziaria significa quindi investire nella crescita del Paese".

Il presidente ha evidenziato anche il valore educativo del modello di asset building, che punta non solo ad accrescere il risparmio delle famiglie, ma anche a rafforzare, fin dalla nascita dei figli, la cultura dell'istruzione e della pianificazione del futuro. "Non creiamo debito, ma valore", ha affermato, spiegando che gli effetti dell'iniziativa saranno visibili nell'arco dei prossimi diciannove anni.

Tre i pilastri su cui si fonda il progetto: un percorso di formazione dedicato alle famiglie, un sistema di integrazione dei risparmi attraverso il matching fund e un accompagnamento costante lungo tutto il percorso di crescita dei bambini.

I commenti

Un modello che Fondazione Ufficio Pio conosce da tempo. "La nostra esperienza nell'asset building parte dal 2010 e oggi ci permette di compiere una sperimentazione importante", ha spiegato il presidente Davide Porporato. Solo nel 2025 la fondazione ha seguito 2.500 famiglie attraverso progetti basati sul risparmio incentivato e sull'educazione finanziaria, accompagnando i partecipanti con strumenti concreti per contrastare la povertà educativa e favorire il proseguimento degli studi.

L'iniziativa rappresenta una delle prime applicazioni strutturate del modello di asset building lungo l'intero ciclo di crescita dei figli e si inserisce nel percorso già avviato dalla Fondazione Ufficio Pio con i programmi "Will Torino" e "Percorsi". L'obiettivo dichiarato è quello di offrire alle famiglie più vulnerabili non solo un sostegno economico, ma anche gli strumenti per programmare il futuro dei propri figli, favorendo l'accesso all'istruzione superiore e contribuendo, nel lungo periodo, a ridurre le disuguaglianze educative.

Marco D'Agostino