Sanità - 12 luglio 2026, 12:45

Sanità piemontese, l'allarme del PD sulle cure palliative: "Coperto solo il cinquanta per cento degli aventi diritto"

La consigliera Canalis rimarca che i dati emersi dagli accessi agli atti mostrano una spesa stagnante e prestazioni insufficienti a fronte di una popolazione sempre più anziana

Il Piemonte fa registrare passi avanti nella classifica ministeriale dei Livelli essenziali di assistenza (Lea), raggiungendo il quarto posto nel 2024, ma la gestione delle cure palliative resta un nodo critico e irrisolto. A sollevare il caso è la consigliera regionale Monica Canalis, la quale, attraverso una serie di accessi agli atti, ha tracciato un quadro preoccupante sull'effettiva copertura del servizio per i malati affetti da patologie inguaribili. Secondo le stime, circa la metà delle persone che avrebbero diritto a questo tipo di assistenza medica e psicologica ne rimane esclusa.

Secondo la consigliera PD, i dati relativi alla spesa regionale evidenziano un sostanziale immobilismo finanziario. Nel 2018 la Regione Piemonte ha investito 19 milioni e 601.000 euro tra strutture residenziali, servizi ambulatoriali e domiciliari. La cifra è salita a 22 milioni e 422.000 euro nel 2023, per poi attestarsi su un totale di 45 milioni e 757.000 euro nell'intero biennio successivo.

"In una Regione molto anziana e molto sensibile al tema del fine vita, mi ha stupito l’esito dei miei accessi agli atti sulle cure palliative", spiega la consigliera. "Le cifre sono troppo basse se consideriamo l’incidenza della popolazione anziana sul totale, il grande contributo, anche finanziario, degli enti di Terzo settore come Faro e Cottolengo e il fatto che le cure palliative non sono rivolte esclusivamente al fine vita", aggiunge l'esponente politica.

L'Organizzazione mondiale della sanità definisce questi interventi terapeutici come una cura attiva e globale, finalizzata a raggiungere la miglior qualità di vita possibile per i pazienti e le loro famiglie quando la medicina curativa non è più efficace. Un principio ribadito anche dalla Corte Costituzionale con la sentenza numero 135 del 2024, che ha richiamato le istituzioni a garantire l'accesso alle terapie per alleviare la sofferenza in nome della dignità del malato. Ricevere assistenza solo per pochi giorni non permette di rispondere ai bisogni più profondi e rischia di compromettere la stessa libertà di autodeterminazione del paziente.

L'applicazione della legge nazionale 38 del 2010 in territorio piemontese mostra forti chiaroscuri. Se da un lato l'attività è aumentata in termini assoluti, passando dalle circa 24.341 prestazioni del 2018 alle 32.969 del 2023, fino a raggiungere le 36.870 prestazioni erogate, il servizio complessivo rimane ampiamente deficitario rispetto alle reali necessità della popolazione.

La rete assistenziale risulta sbilanciata. Gli standard prevedono la presenza di un'Unità di cure palliative domiciliari e dagli otto ai dieci posti letto in hospice ogni 100.000 abitanti. Attualmente il Piemonte conta 257 posti letto operativi nei propri hospice, un dato che supera la soglia minima dei Lea fissata a 251 posti. La vera carenza si concentra quindi al di fuori delle strutture di degenza.

"Siamo adempienti rispetto alla copertura del fabbisogno di hospice, ma non per l’erogazione dell’assistenza nell’ambito di strutture di degenza ospedaliera, nell’ambito ambulatoriale e a domicilio del paziente", evidenzia Canalis, criticando l'impostazione della Giunta guidata dal presidente Alberto Cirio. "Il Piano di potenziamento della rete regionale deve ricevere più attenzione. L’hospice non è esaustivo del bisogno, come talvolta traspare dagli interventi dell’assessore regionale Federico Riboldi. Le cure palliative domiciliari e ambulatoriali e la rete regionale di terapia del dolore sono altrettanto importanti", conclude.

Per superare l'attuale situazione di stallo, l'opposizione si prepara a dare battaglia in Consiglio regionale. È già stata annunciata la presentazione di un emendamento alla prossima variazione di bilancio, con lo scopo di vincolare in modo più stringente i fondi del bilancio sanitario destinati alle singole Asl per questo specifico settore, inserendo l'efficienza del servizio tra gli obiettivi formali dei direttori generali. In parallelo, verrà depositato un ordine del giorno per chiedere l'aggiornamento delle tariffe degli hospice, i cui valori economici rimangono invariati da ben venticinque anni. La richiesta finale è chiara: la sanità pubblica piemontese deve estendere i servizi a tutti i cittadini idonei, evitando di delegare interamente il carico assistenziale alle realtà del volontariato e del privato sociale.

Redazione