Attualità - 14 luglio 2026, 17:30

Muore in carcere a 25 anni, la giustizia per Antonio Raddi arriva da Strasburgo: bacchettata per l'Italia

Perse 25 chili in pochi mesi a Torino. Per la Corte dei diritti per l'uomo violati il diritto alla vita e il divieto di tortura

La giustizia per Antonio Raddi arriva da Strasburgo

La Corte europea dei diritti dell'uomo ha condannato l'Italia per la morte di Antonio Raddi, 25 anni, deceduto nel carcere di Torino nel 2019. In pochi mesi di detenzione aveva perso 25 chili. La sentenza è arrivata lo scorso 9 luglio.

I giudici di Strasburgo hanno riconosciuto la violazione dell'articolo 2, il diritto alla vita, e dell'articolo 3, il divieto di tortura e trattamenti degradanti. Inoltre la sentenza ha stabilito un risarcimento alla famiglia di Raddi fissato a 26mila euro.

I genitori: "È una piccola vittoria"

In un videomessaggio, la madre Rosalia ringrazia la Corte e chi si è battuto per il figlio: "Avrei preferito la condanna delle singole persone, ma anche questa è una piccola vittoria. So cosa abbiamo sofferto. Mi sento sempre in colpa perché penso di non essere riuscita a salvare mio figlio". E ancora: "Non c'è stata la possibilità per lui di cambiare o diventare una persona migliore. Lo Stato doveva occuparsi di lui come di tutti i detenuti, invece mio figlio è peggiorato".

Il padre, Mario Raddi, è netto: "Un caso risolto in modo adeguato nei confronti di nostro figlio. Speriamo che questa storia sia di monito per gli altri casi analoghi. Che non si ripeta mai più".

Monica Gallo: "Antonio era visibile, ma ignorato"

L'ex garante dei detenuti di Torino parla della vicenda più dolorosa dei suoi dieci anni di mandato. "Nessuno ha mai chiesto scusa ai genitori di Antonio. Forse grazie agli scritti fatti per lui oggi otteniamo questa sentenza. Se non si scrive non resta traccia".

Poi l'accusa: "Nessuno dei vertici dell'amministrazione penitenziaria andò a visitare le sue condizioni. Si parla tanto di detenuti invisibili, ma Antonio era visibile. Chiedeva di fare domanda per una casa popolare, aveva prospettive di vita. Continuava a essere ignorato. Non veniva ricoverato. Oggi abbiamo una piccola soddisfazione. Dove non è arrivata la giustizia italiana, è arrivata quella europea", ha aggiunto Gallo.

La Camera Penale: "Vergognoso l'atteggiamento del Governo"

Il presidente della Camera Penale, Roberto Capra, sottolinea la caparbietà degli avvocati. Poi attacca: "Sorprende l'atteggiamento del governo italiano. Invece di chiedere scusa per la morte di un uomo affidato allo Stato, solleva una questione procedurale per vincere la causa".

Capra ricorda che la condanna arriva soprattutto per l'articolo 3. "Vietare le cure sanitarie è tortura. E quando un individuo finisce in carcere c'è un provvedimento di un giudice. Anche le responsabilità della magistratura non sono secondarie".

Antigone: "Storie come questa nel 2026"

Carolina Di Luciano dell'associazione Antigone ricorda che Antonio, in soli quindici giorni, raccontava di mancanza di beni di prima necessità, muffa nel cibo, acqua contaminata e molto altro. "Questa realtà la vediamo spesso nei carceri di oggi. Ancora nel 2026 un giudice mette sotto sequestro un'intera sezione del carcere di Firenze dove da anni venivano denunciate condizioni analoghe".

L'avvocato Vitale: "Doveva essere ricoverato subito"

Gianluca Vitale ricostruisce i fatti. Quando Antonio inizia a stare male non viene curato. Si pensa a uno sciopero della fame. Da agosto la garante Monica Gallo manda richieste di intervento. La risposta arriva dopo tre mesi, il 20 novembre secondo l'istituto il detenuto è considerato monitorato, inoltre secondo il parere degli operatori carcerari, quella di Antonio viene definita "una modalità strumentale per ottenere benefici". 

Successivamente verrà programmato un ricovero alle Molinette a causa di un peggioramento, ma non ci saranno posti fino al 10 dicembre. Ricoverato in condizioni gravissime, morirà il 30 dicembre all'ospedale Martini.

In seguito al decesso si aprirà un procedimento penale. Alla prima richiesta di archiviazione, i familiari si oppongono. La nuova perizia parla di mancato coordinamento tra le figure che gestiscono la struttura. Un intervento avrebbe scongiurato l'evento. Ma al posto di una condanna arriva una nuova sentenza di archiviazione.

Poi la svolta di Strasburgo. La Corte dice che bisognava intervenire subito. Non ci sono prove che Antonio avesse rifiutato le cure. Anzi, continuava a chiedere aiuto spiegando che non riusciva a mangiare. "Questa sentenza ridà dignità a una vita. Quella giustizia negata in Italia è arrivata, in piccola parte, dalla Corte europea. È fondamentale parlare delle carceri. I casi di malasanità e abbandono sono molti", ha infine aggiunto Vitale.

La giustizia per Antonio Raddi arriva da Strasburgo

La giustizia per Antonio Raddi arriva da Strasburgo