E’ una crisi che ha già vissuto il mondo del tabacco.
Dieci anni fa, di fronte alle prime avvisaglie circa la diminuzione progressiva di fumatori di sigarette, pipa o sigari, sono cominciati gli studi e le ricerche di marketing.
Oggi, per strada, non incontri quasi più nessuno che si accende una “bionda”, ma parecchi che aspirano svapo o usano altri dispositivi elettronici.
La stessa cosa potrebbe accadere con il vino e, più in generale, con gli alcolici.
Tra consumatori sempre più attenti alla salute e normative più stringenti, e dazi ballerini e imprevedibili, gli esperti prevedono che tra il 2020 e il 2050 ci sarà un dimezzamento del consumo procapite. Il tasso di decrescita nel Nord America nel 2024 è stato dell’ 1,1 per cento, in Europa dello 0,7 per cento, in Asia dell’ 1.3.
Ma i numeri parlano chiaro anche in casa nostra. Il Nebbiolo destinato a Barolo ha subito un deprezzamento del 35%, da 4,30 a 2,70 euro al chilo. E intanto le cantine sono piene di giacenze: 75 milioni di bottiglie di Barolo, 21 milioni di Barbaresco. La Barbera invenduta viene usata per essere trasformanta in aceto o i Vermouth. La Regione ha stanziato, recentemente, 1,6 milioni di euro per abbattere le giacenze di invenduto.
Però non si può continuare ad aspettare interventi pubblici, occorre cominciare a pensare al futuro in maniera diversa.
Qui lo dico e qui lo nego. Occorre rivedere l’approccio con le bevande No - Lo Alcohol, cioè con bassissima o zero gradazione alcolica.
L’industria del tabacco ha saputo reinventarsi e differenziarsi con prodotti innovativi, a rischio potenzialmente ridotto. Il mondo del vino e degli alcolici dovrà – gioco forza – seguire lo stesso percorso.
Scrivere questo oggi, in Piemonte, regione vitivinicola per eccellenza, suscita scandalo. Ma bisogna, fin d'ora, investire in ricerca e sviluppo.
Prima che sia troppo tardi.