Attualità - 21 luglio 2026, 15:22

Il Piemonte ha i conti a posto: incassa la parifica, ma resta il nodo liquidità

Cirio: "Recuperato un miliardo in otto anni senza alzare le tasse". Tra le criticità i trasferimenti in ritardo a Comuni e terzo settore. Stralciati 110 milioni di bolli auto non incassati

Il Piemonte ha i conti a posto: incassa la parifica, ma resta il nodo liquidità

Un Piemonte a doppia velocità nel saldare i conti. Virtuosissima sul lato dei privati, con una macchina amministrativa che riesce a pagare le fatture commerciali ai propri fornitori con quasi quattordici giorni di anticipo rispetto alle scadenze di legge. Dall’altra in sofferenza, legata alla mancanza di liquidità, che mette spesso in standby i trasferimenti destinati a comuni, enti locali, associazioni del terzo settore, culturali, no profit e via dicendo. 

È questa la fotografia  scattata dalla Corte dei conti per il Piemonte che, pur parificando in toto il rendiconto generale e dando così il via libera formale alla gestione finanziaria dell'ente, ha messo, come ogni anno, in mostra luci e ombre del documento contabile.

Manca liquidità, gli enti aspettano

Un report che mostra come la cassa ordinaria piemontese sia in sostanziale affanno. "La liquidità della Regione è trasferita, noi eroghiamo quando a nostra volta ci arrivano le risorse - commenta così il presidente Alberto Cirio il neo evidenziato, non da quest’anno, dalla Corte - È un problema che con il concentrarsi delle risorse Pnrr è diventato più rilevante". 

Degli oltre trecento milioni di euro rimasti in tesoreria a fine esercizio, ben oltre due terzi – circa 225 milioni – sono blindati per legge e riservati esclusivamente alla Sanità. Questo prosciuga il portafoglio “libero” dell’ente, provocando continui e problematici ritardi nei trasferimenti di risorse vitali per gli enti locali e per le realtà sociali che operano sul territorio.

"Abbiamo cercato di ovviare con soluzioni alternative (leggasi accordi con Fondazione Bancarie, ndr) - ha confermato Cirio - con le quali siamo riusciti a dare anticipazioni sull’area, per esempio, della cultura”. 

Quel ritocco sull'Irpef

Per il resto, per quanto emerso dall’aula di piazza Castello, il governatore gongola. "La Corte ha parificato senza eccezioni - ribadisce - ha dichiarato formalmente che i conti del 2025 sono a posto, che la Regione Piemonte ha fatto quello che doveva fare per quanto riguarda il rientro del debito, il recupero del disavanzo che noi copriremo con assestamento tramite approvazione in consiglio regionale la prossima settimana. Sono molto soddisfatto perché siamo riusciti a farlo in un contesto complicato, senza aumentare le imposte”.

E, anzi, sostiene introducendo degli aiuti per il ceto medio con il passaggio a tre scaglioni delle aliquote Irpef, rinviato da Roma, ma che il Grattacielo punta ad introdurre. "Noi non rinviamo l’impegno che avevamo assunto - prosegue il governatore - Un piccolo segnale importante che andrà verso le famiglie che hanno più necessità”.

Il macigno del debito

Restano i “fardelli” del passato. Quel debito, citando, “ereditato”, ma che oggi Cirio, alla sua ottava parifica, rivendica di aver ridotto di oltre un miliardo. “Arrivo da una cultura contadina dove mio nonno non andava in chiesa per vergogna se aveva debiti”, lo dice fieramente il capo della Regione davanti alla Corte.  

Ma sullo sfondo di questo articolato scenario contabile continua comunque a pesare quel macigno: un disavanzo complessivo reale da riassorbire che supera ancora il miliardo e seicento milioni di euro. Nonostante la Regione sia riuscita a recuperare 230 milioni nell'ultimo anno, poco sotto a quei 260 di “obiettivo” prefissato. 

Stralciati i bollo auto

 E poi ci sono i crediti, sempre citando, “vetusti, difficili da recuperare”. Un’enorme massa di crediti che la Regione vanta sulla carta, pari a oltre sei miliardi di euro. L’esempio più evidente riguarda la tassa automobilistica: soltanto nell'ultimo anno l'amministrazione si è vista costretta a stralciare ben 110 milioni di euro di bolli auto mai incassati e diventati ormai irrecuperabili per prescrizione o inesigibilità. 

Ridotti i gettonisti

La Sanità continua a rappresentare il cuore pulsante e al tempo stesso più idrovoro delle finanze regionali. Con un assorbimento di risorse che supera i 10,8 miliardi di euro, la tutela della salute impegna la percentuale più alta delle uscite complessive, trascinata soprattutto dai costi crescenti per l'acquisto di beni e servizi destinati agli ospedali e alle strutture territoriali. La Corte striglia ancora sul tema delle liste d’attesa, ma scompare il tema gettonisti.

Oggi non vengono più citati come un problema, siamo passati dai 103 milioni del 2024 ai 30 milioni del 2026”, ancora Cirio.

I costi del personale

Sul fronte delle spese strutturali, invece, la gestione del personale dipendente mostra un quadro di stabilità, attestandosi intorno ai 179 milioni di euro all'anno per una pianta organica di poco superiore alle tremila unità, pur con il costante invito dei magistrati contabili a rendere sempre più trasparenti le pianificazioni sulle risorse umane. Anche se, si fa notare, per ritornare ai livelli del 2018 bisognerà attendere il 2031.

Le partecipate

Nota più lieta arriva invece dal capitolo delle società partecipate e degli enti strumentali, dove i rapporti finanziari e le conciliazioni tra crediti e debiti reciproci sono migliorati, riducendo le incertezze e il rischio di passività nascoste. Pur dovendo risolvere il “busillis” di Finpiemonte Spa e Finpiemonte Partecipazioni Spa, in quanto entrambe svolgono il ruolo di holding in contrasto con un articolo testo unico delle società a partecipazione pubblica.

Critiche dall'opposizione

Dall'opposizione però non mancano le critiche: "La parifica non è una medaglia da esibire, ma un atto dovuto che è stato accompagnato da una lista impressionante di criticità. La Corte dei Conti ci consegna un quadro che parla chiaro: la gestione finanziaria della Regione Piemonte è in profondo affanno, e la responsabilità politica è tutta della Giunta Cirio”, dicono la presidente del Gruppo Pd, Gianna Pentenero e il vicepresidente della Commissione Bilancio, Fabio Isnardi.