Sanità - 21 luglio 2026, 13:23

Straordinari costanti, stress e burn out: il grido d'allarme degli infermieri piemontesi delle sale operatorie

Sondaggio del Nursind tra chi garantisce 250mila interventi all'anno. Coppolella: "Blocchi operatori reggono solo su sacrificio di questi professionisti"

Immagine d'archivio

Non solo pronto soccorso: anche gli infermieri che lavorano nei blocchi operatori denunciano turni massacranti e burnout diffuso. Sono circa 1.500 i professionisti (circa il 7%-8% del totale) assegnati stabilmente alle sale operatorie nel ruolo di strumentisti, infermieri di sala e di anestesia. Questo ristretto contingente deve garantire la piena operatività di circa 150 sale operatorie pubbliche attive nella regione, capaci di macinare una media di 240.000 – 260.000 interventi all'anno, di cui il 15 -20% rappresentato da urgenze.

Dietro questi grandi flussi e i relativi piani regionali di abbattimento delle liste d'attesa, si nasconde però una realtà fatta di turni insostenibili e usura fisica. A denunciarlo è il Nursind Piemonte, che ha fatto un sondaggio che ha coinvolto un campione significativo di 150 infermieri ( circa il 10 % ), distribuiti su tutto il territorio piemontese: oltre la metà dei rispondenti è concentrata nei grandi ospedali di Torino e prima cintura. 

Gli straordinari

Il campione intervistato risulta composto da professionisti di consolidata esperienza: il 39,8% opera nei blocchi operatori da oltre 10 anni e il 45,1% ha un'anzianità compresa tra i 2 e i 10 anni. Dai questionari emergono problemi diffusi, a partire dallo sforamento dei turni. Quasi il 60% denuncia di fare straordinari, quindi di rimanere in sala operatoria oltre l'orario stabilito, praticamente tutti i giorni. Il 76,8% subisce un carico pesante, che va da 5 a 7 turni mensili di reperibilità, con punte fino a 15 in ospedali come le Molinette. Quando si è in pronta disponibilità, il 63,7% viene chiamato in servizio attivo quasi sempre o costantemente.

Stress e difficoltà di rapporto coi chirurghi

Un'altra criticità è rappresentata dallo stress. Quasi il 70% dei professionisti vive un livello massimo di ansia legato al rischio di commettere un errore clinico. A questo si somma la carenza di organico: uno su quattro dichiara che la sala operatoria ha costantemente meno personale di quello necessario. Accanto ai dati sui turni, i commenti degli infermieri interpellati fanno luce su una diffusa carenza nei processi di inserimento. Il 42% definisce "inadeguato" il percorso di affiancamento dedicato ai neoassunti all'interno del blocco operatorio. 

L'indagine evidenzia inoltre forti elementi di criticità nelle relazioni inter professionali e organizzative con i chirurghi:  l'81,1% degli infermieri rileva una marcata difficoltà nel conciliare i ritmi imposti dalle sedute operatorie con i legittimi tempi di recupero del personale.

"Sistema sale operatorie regge solo su sacrifici infermieri"

"I risultati emersi da questo campione - denuncia Francesco Coppolella, del Nursind Piemonte - dimostrano inequivocabilmente che il sistema delle sale operatorie si regge unicamente sul sacrificio di questi professionisti. Le risposte sull'insufficienza dei riposi e sulla frequenza asfissiante delle reperibilità attive descrivono un rischio bournout elevatissimo". "Bisognerebbe smetterla - aggiunge - di spremere il personale in servizio con straordinari coatti e turni di reperibilità infiniti. Le sale chirurgiche corrono il rischio concreto di fermarsi non per mancanza di medici o di tecnologie, ma perché mancano gli infermieri disposti a farsi logorare la vita a queste condizioni. Tutti lavorano medici , infermieri nello stesso blocco operatorio, e la programmazione delle sale deve rispettare i diritti, i tempi e la dignità professionale di tutti, nessuno escluso".

Cinzia Gatti