È stato invitto a chiudere gli occhi e ad immaginare un ambiente naturale famigliare all’imbrunire, quando i colori si attenuano e la luce filtra attraverso il verde delle foglie. Nel frattempo però si trovava nella sala di Elettrofisiologia dell’ospedale di Pinerolo per un intervento di ablazione per correggere un’aritmia cardiaca.
È un uomo di 67 anni affetto da un’aritmia causata da un circuito elettrico anomalo all’interno dell’atrio destro (flutter atriale), il primo paziente del nosocomio pinerolese a subire l’intervento in ipnosi. L’operazione si è svolta venerdì 10 luglio e la notizia è stata divulgata oggi.
Primo intervento in ipnosi per correggere l’aritmia
“L’ipnosi ci ha consentito di ridurre l’impiego di anestesia locale, evitare la sedazione farmacologica e ridurre l’impiego di analgesici in modo significativo” spiega Giuliana Bricco, cardiologa esperta in ipnosi, che ha condotto l’intervento con il collega Luca Tallone.
Ne traggono vantaggio da ambo le parti: “Si evitano le allergie o le controindicazioni dei farmaci e migliora anche la percezione dell’esperienza da parte del paziente. Lui infatti ricorderà un’esperienza piacevole”. Ma c’è un vantaggio anche per i cardiologi impegnati nell’intervento: “Dal nostro canto possiamo ‘vedere’ l’aritmia mentre la sedazione, solitamente, la inibisce, costringendoci a basare l’ablazione sull’elettrocardiogramma”.
La mente in montagna mentre il cuore viene curato
Mentre i cardiologi lavoravano il paziente ‘stava camminando’ in montagna e veniva invitato a concentrarsi sulla salita e sui particolari del paesaggio come fiori e sassi, nei momenti più delicati dell’intervento. “Indurre il paziente ad immaginare un ambiente rilassante inibisce la percezione del dolore” spiega Alessandro Bonansea, direttore del Dipartimento di Salute mentale. Il dolore non viene eliminato ma è percepito in modo meno intenso. “L’organismo lo sente e trasmette l’informazione al cervello che però, durante l’ipnosi, la coglie in modo diverso” continua Bonansea.
Accanto al paziente in sala, c’era la psicologa Vittoria Criscuolo, coordinatrice del Gruppo di lavoro aziendale dedicato al tema ‘Ipnosi e comunicazione ipnotica’ dell’ospedale di Pinerolo. “Lei ha indotto l’ipnosi e poi accompagnato il paziente nel graduale risveglio. È rimasta accanto a lui senza fare mancare il contatto fisico di una carezza sulla mano” aggiunge Bonansea.
Ipnosi e relazione di cura: il prossimo passo
È proprio il rapporto uno a uno tra medico e paziente, ciò che spesso chi decide di sottoporsi all’ipnosi accoglie con maggior favore: “Oggi in ospedale vorremmo sentirci tutti ‘accolti’ ma spesso le situazioni sono complesse. Il rapporto esclusivo che si instaura permette al paziente di sentirsi più accettato” racconta Bonansea. Tale rapporto si instaura ben prima dell’intervento, quando lo psicologo indaga il background del paziente in modo da evocare, durante l’intervento, le esperienze che possono rilassarlo con maggiore efficacia. Il gruppo di lavoro aziendale dell’Asl To3 sta lavorando per introdurre l’ipnosi anche in altri reparti: “Ad esempio per i parti o per alcuni interventi oculistici” annuncia Bonansea.














