Attualità - 05 agosto 2026, 07:10

Da Barriera di Milano al Canavese, la piaga della Popillia japonica: "Il picco nel 2027"

Gli esperti avvertono: "Sconsigliate le trappole a feromoni nei giardini"

L'allarme parte dalle chiome degli alberi e finisce dritto sulle scrivanie della Regione Piemonte e di Palazzo Civico. Tra giardini pubblici, parchi e coltivazioni di periferia, l'estate torinese deve fare i conti non solo con il caldo afoso ma anche con un nemico tanto piccolo quanto devastante: la Popillia japonica, nota come lo scarabeo o coleottero giapponese. Riconoscibile per la livrea verde metallizzata brillante con sfumature bronzo e i caratteristici ciuffi di peli bianchi sull'addome, questo insetto invasivo sta mettendo a dura prova la tenuta del verde cittadino.

Rilevato per la prima volta nell'Europa continentale nel 2014, proprio lungo il Parco del Ticino tra Piemonte e Lombardia, l'insetto ha progressivamente esteso il suo raggio d'azione. Una proliferazione che solleva interrogativi sull'efficacia delle misure di contenimento messe in atto nel corso degli anni. "Un fenomeno che avrà il suo picco nel 2027" hanno precisato i tecnici della Città.

Il caso di via Tartini

A raccogliere le segnalazioni più critiche è la zona nord della città. In via Tartini, in Barriera di Milano, la convivenza con gli insetti si è trasformata in un vero e proprio incubo domestico per gli abitanti delle palazzine affacciate sui filari alberati. Qui si è venuto a creare un doppio fronte critico: alla massiccia presenza delle cimici dell'olmo si è aggiunta l'intrusione della Popillia japonica.

Dagli uffici tecnici del verde pubblico del Comune fanno sapere che durante la primavera si è provveduto a trattare tutti i principali spazi verdi pubblici della zona caratterizzati dalla presenza di olmi. Tuttavia, durante i sopralluoghi è stata riscontrata la contemporanea comparsa delle "popille", entrate persino nelle case dei residenti. L'insetto si nutre di un'ampia varietà di specie vegetali - dai tigli agli aceri, passando per glicini, rose e carpini - privando gli alberi del fogliame e indebolendoli fortemente.

Sulla gestione dell'emergenza è intervenuta direttamente la coordinatrice all'Ambiente della Circoscrizione 6, Giulia Zaccaro, che in commissione ha descritto in prima persona i metodi di contrasto adottati contro il vorace coleottero. "Nel terreno del mio cortile ho inserito i nematodi, microrganismi naturali che attaccano ed eliminano le larve dell'insetto sotto terra. Per la cattura degli esemplari adulti ho invece ricorso a una soluzione artigianale efficace, posizionando alcune tinozze con secchielli d'acqua e ammorbidente nei quali le 'popille' finiscono per affogare, oltre a utilizzare la caolite per proteggere la vegetazione".

Un'esperienza sul campo che testimonia la complessità della lotta a questo parassita, i cui danni non si limitano al verde urbano ma travalicano i confini della città. L'allarme è infatti altissimo anche nella cintura torinese: a Caselle, l'impatto dell'infestazione si sta rivelando devastante per il comparto agricolo.

Abbiamo approfondito delle azioni di prevenzione, grazie al settore Fitosanitario della Regione Piemonte” così il coordinatore al Verde della 4, Lorenzo Ciravegna.

Piani regionali e trappole sconsigliate

Nonostante l'impatto visivo e i disagi provocati dalla sua presenza, le istituzioni e gli esperti tengono a precisare un punto fondamentale: la Popillia japonica non rappresenta alcun pericolo per la salute dell'uomo o degli animali. La Regione Piemonte, che detiene la competenza diretta sul monitoraggio dell'insetto attraverso piani d'azione annuali e progetti di ricerca condotti con le principali istituzioni scientifiche, continua ad applicare protocolli di controllo sia sulla popolazione adulta che sulle larve (queste ultime insediate nel terreno e ghiotte di radici di graminacee).

Sul fronte dei rimedi operativi e dei comportamenti individuali, gli agronomi formulano una raccomandazione categorica rivolta ai privati: è fortemente sconsigliato l'uso delle trappole fai-da-te a feromoni. Questi dispositivi, se posizionati in giardini o cortili, rischiano di ottenere l'effetto opposto, attirando esemplari da un raggio di centinaia di metri ed esacerbando l'infestazione nell'area interessata. I metodi di contrasto approvati si basano sulla lotta biologica preventiva nel suolo per eliminare le larve e su interventi mirati e selezionati sulla vegetazione, affiancati dalla pulizia meccanica e costante degli arbusti colpiti.