Con l’estate arriva la seconda affissione della 12 edizione di Opera Viva Barriera di Milano, il Manifesto che dal lungomare di Porto San Giorgio, nelle Marche, per cortesia dell'Associazione Marinai d'Italia con un dipinto firmato A. Vecchiola ritrae la costa vista dal mare - la spiaggia, il paese disteso lungo il litorale, le colline e i monti sullo sfondo - e, in primo piano, una costellazione di piccole barche.
La Veduta dal mare di Porto San Giorgio ci mostra decine di vele color ocra, e ciascuna porta un segno diverso: una stella, una croce, un cerchio. Non si tratta di mere decorazioni. Lungo l'Adriatico le vele dei pescherecci venivano dipinte per essere riconoscibili da terra: chi aspettava sulla riva, scrutando l'orizzonte, riconosceva dal disegno quale barca stesse rientrando e a quale famiglia appartenesse. Una lingua fatta di simboli, leggibile a distanza - e soprattutto leggibile nel tempo: nel tempo dell'attesa e in quello del ritorno.
È esattamente qui che l'opera incontra IN TIME. L'edizione 2026 interroga il tempo non come successione cronologica, ma come flusso capace di connettere ciò che è stato, ciò che è e ciò che sarà. Quest’anno il progetto di arte urbana curato da Alessandro Bulgini e prodotto da Flashback
sceglie la navigazione a vela come allegoria di questo procedere, fatto di avanzamenti, deviazioni, ma soprattutto capace di attingere da ogni altrove, fisico e temporale.
La vela, in fondo, è uno dei grandi strumenti con cui i popoli si incontrano, si mescolano, si contaminano. Porto San Giorgio lo porta inscritto nelle proprie origini: le fonti storiche fanno risalire il nucleo dell'abitato a pescatori veneti stabilitisi sulla costa già intorno all'XI secolo. Fin dal Medioevo il paese fu il porto di Fermo, in posizione strategica lungo le rotte adriatiche tra Venezia e l'Italia centrale: nel 1267 fu proprio un veneziano, Lorenzo Tiepolo - podestà di Fermo e futuro doge - a dotarlo dell’omonima rocca che ancora lo domina, e a inserirlo nella rete commerciale della Serenissima. Di quell'eredità restano tracce anche nelle barche: la tipica imbarcazione da pesca dell'Adriatico marchigiano discenderebbe dai modelli veneti, dal cosiddetto “bragozzo” di Chioggia. È questa la commistione tra popoli e luoghi che caratterizza le storie di mare: ogni rotta ne apre un'altra, ogni approdo custodisce la memoria di altri viaggi. E se da un punto qualunque - una barca, un segno su una vela - si comincia a risalire la storia, ci si accorge che il mare è da
sempre stato un luogo di continui attraversamenti. Per quanto spesso oggetto di potere e interessi, guardare il mare significa osservare l'unico spazio davvero senza frontiere, non a caso difeso e regolamentato dal diritto internazionale. Il libero mare è un luogo di pregio dove si
compiono scelte, si manifestano visioni poetiche come l’azione umanitaria della Global Sumud Flotilla.