Negli ultimi anni il mondo dell’estetica e del benessere ha vissuto una vera e propria rivoluzione, ma pochi trattamenti hanno saputo evolversi con la precisione scientifica della dermopigmentazione. Un tempo confinata a pratiche quasi amatoriali e non prive di rischi, questa disciplina è oggi una branca altamente specializzata a metà strada tra bellezza, chimica e medicina.
Per capire cos’è davvero il trucco permanente, come si è trasformato nel tempo e quale straordinario valore umano e psicologico possa rivestire, abbiamo incontrato Rosanna Dell’Olio. Con oltre 35 anni di carriera alle spalle, pioniera del settore, docente master e creatrice di protocolli internazionali riconosciuti a livello mondiale, Rosanna è considerata un punto di riferimento per la dermopigmentazione. Con lei abbiamo esplorato luci, ombre e potenzialità di una disciplina che va ben oltre la semplice estetica.
Rosanna, partiamo dalle basi: cos’è esattamente la dermopigmentazione?
“In sintesi, è l’introduzione meccanica di pigmenti minerali, prevalentemente a base di ossidi di ferro, nella giunzione dermo-epidermica, attraverso un dispositivo dotato di aghi estremamente sottili.
Tengo a fare una precisazione tecnica che spesso genera confusione: il pigmento non viene “iniettato”. L’ago di una siringa è cavo, mentre quello utilizzato nella dermopigmentazione è pieno, come quello di una macchina da cucire. Non inietta il pigmento, ma lo deposita meccanicamente nella pelle. Si tratta quindi di un deposito di pigmenti.
Negli ultimi decenni il settore è cambiato radicalmente. Un tempo si utilizzavano formulazioni oggi superate. Oggi la ricerca scientifica e le normative europee hanno portato allo sviluppo di pigmenti molto più sicuri e controllati. Il settore è regolamentato da disposizioni rigorose, come il Regolamento REACH, e si lavora secondo protocolli di qualità e tracciabilità che garantiscono elevati standard di sicurezza”.
Spesso si tende a sovrapporre questo trattamento al tatuaggio classico. È corretto definirlo tale?
“Non parlerei di una vera e propria sovrapposizione. Sono due tecniche con finalità differenti.
Cambiano i pigmenti, la metodologia e l'obiettivo finale. Il tatuaggio artistico nasce per ottenere un risultato decorativo e permanente, mentre la dermopigmentazione lavora più superficialmente e risponde sia a finalità estetiche sia paramedicali, con particolare attenzione all'armonia del volto o alla ricostruzione naturale dei tessuti”.
Come si effettua concretamente la tecnica durante una seduta?
“Si parte sempre da uno studio preliminare e da un disegno preparatorio. Vengono effettuate misurazioni del volto, rispettando la mimica facciale e le proporzioni. Ma il lavoro inizia ancora prima della procedura. Dedico sempre molto tempo al colloquio conoscitivo: analizzo la storia clinica della cliente, i farmaci eventualmente assunti e le caratteristiche della pelle, perché alcuni medicinali possono influenzare il sanguinamento, la cicatrizzazione o la risposta cutanea.
Qualora emergessero dubbi o situazioni particolari, richiedo sempre il confronto con il medico curante. La sicurezza viene prima di qualsiasi trattamento”.
Qual è il segreto per ottenere risultati eccellenti e cosa bisogna assolutamente evitare?
“Per ottenere l'eccellenza bisogna guardare la persona nella sua totalità, comprese le sue abitudini e la sua sfera emotiva. Chiedo sempre alle clienti di presentarsi al primo incontro come si truccano abitualmente, non per riprodurre quel make-up, ma per comprendere il loro gusto estetico, il modo in cui si percepiscono e, se necessario, guidarle verso una soluzione più armoniosa e valorizzante.
Bisogna evitare la fretta e la superficialità. È fondamentale spiegare con trasparenza cosa comporta il trattamento e acquisire un consenso informato realmente consapevole”.
A livello psicologico, quanto può essere risolutivo il trucco permanente?
“Tantissimo. Non parliamo di medicina d'urgenza che salva la vita, ma dal punto di vista psicologico l'impatto può essere enorme. Aiuta molte persone a ritrovare sicurezza e serenità. Quando una cliente si guarda allo specchio, si riconosce e ritrova quella luce negli occhi, magari trovando anche il coraggio di cambiare qualcosa della propria vita, significa che abbiamo davvero fatto la differenza”.
Spesso si sente dire che è un trattamento "semi-permanente". È davvero così o rischia di rimanere per sempre?
“È una domanda molto importante. La risposta è individuale. L'organismo interagisce con il pigmento attraverso normali processi biologici, ma non è possibile prevedere con assoluta certezza il comportamento in ogni singolo caso. La permanenza del pigmento dipende da numerosi fattori: il tipo di pelle, il metabolismo, eventuali terapie farmacologiche, lo stile di vita, l'esposizione al sole e la cura che la persona dedica al trattamento nel tempo. Il colore tende generalmente ad attenuarsi negli anni, ma è corretto informare il cliente che una parte del pigmento può permanere nella pelle per moltissimo tempo e, in alcuni casi, anche in modo permanente. Per questo motivo è fondamentale affrontare il trattamento con piena consapevolezza”.
A quale pubblico si rivolge questa tecnica?
“A chiunque desideri valorizzarsi in modo naturale, indipendentemente dall'età, fermo restando che per i minorenni è necessario il consenso di entrambi i genitori. È importante ricordare che la pelle è un organo vivo e complesso, che merita rispetto e professionalità”.
Oggi la dermopigmentazione è entrata a pieno titolo anche nel settore medico. Qual è la sua utilità in questo campo?
“È la parte del mio lavoro che amo di più. Collaboro da anni con il settore oncologico, in particolare nella ricostruzione dell'areola mammaria post-mastectomia. Quando l'areola viene asportata a causa di un tumore, la dermopigmentazione paramedicale permette di ricrearla visivamente attraverso tecniche tridimensionali estremamente realistiche. Nel 2017 ho sviluppato protocolli internazionali lavorando a stretto contatto con i chirurghi. Restituire a una donna l'immagine completa del proprio seno dopo la malattia significa restituirle una parte importante della propria femminilità, della propria identità e della propria dignità. Oggi esistono anche rimborsi previsti dal Servizio Sanitario per questo tipo di trattamento ed è fondamentale abbattere la barriera della vergogna e della solitudine, affinché tutte le donne sappiano che questa possibilità esiste”.
Un impegno che continua
L'incontro con Rosanna Dell'Olio ci lascia la consapevolezza che la dermopigmentazione non sia un semplice trattamento estetico, ma una disciplina in cui competenza tecnica, etica professionale e sensibilità umana convivono.
Un viaggio nel benessere che approfondiremo presto con nuove testimonianze dedicate al mondo della dermopigmentazione e del supporto oncologico.