Attualità - 12 agosto 2026, 16:03

Troppo caldo, le marmotte rinunciano a giocare: il Gran Paradiso lancia il suo allarme sul cambiamento climatico

Uno studio mostra che sopra i 21 °C questo tipo di attività diventa sociale quasi nulla: potrebbe essere un segnale precoce dello stress provocato dall’aumento delle temperature

Il caldo influenza la voglia di giocare delle marmotte del Parco

Quando la temperatura sale, le marmotte rinunciano al gioco. È questo il principale risultato di un nuovo studio condotto nell’area di ricerca di Orvieilles, in Valsavarenche, nel Parco Nazionale Gran Paradiso, e appena pubblicato sulla rivista scientifica Animal Behaviour in open access. La ricerca, intitolata Too warm to play: temperature selectively constrains social behaviour in the Alpine marmot, Marmota marmota, è firmata da Caterina Ferrari, ricercatrice del Parco, Diego Rastelli, Maria Paniw, Achaz von Hardenberg e e si basa sui dati raccolti nell’ambito del progetto di ricerca di lungo periodo sulle marmotte attivo a Orvieilles dal 2006.

Tra giugno 2023 e giugno 2025 i ricercatori hanno osservato 83 marmotte appartenenti a 14 gruppi familiari, per complessive 189 ore di osservazione, registrando 667 interazioni sociali. Un patrimonio di dati reso possibile dalla continuità del monitoraggio, che permette di studiare non solo quanti animali sono presenti, ma anche come cambiano nel tempo i loro comportamenti.

Il risultato è particolarmente evidente per il gioco, un comportamento soprattutto legato agli individui giovani. L’attività raggiunge il massimo intorno ai 12,8 °C, quindi diminuisce rapidamente con l’aumentare della temperatura, fino a diventare quasi nulla oltre i 21 °C.

Non tutte le attività sociali, però, vengono penalizzate dal caldo. Comportamenti come il grooming, cioè la pulizia reciproca, i saluti tra individui e le interazioni agonistiche non mostrano una riduzione significativa all’aumentare della temperatura.
Le marmotte sembrano quindi adottare una sorta di “gerarchia delle priorità”: quando le condizioni diventano troppo calde, rinunciano a un’attività facoltativa e dispendiosa come il gioco, mentre continuano a svolgere quelle necessarie a mantenere le relazioni all’interno del gruppo, le gerarchie e lo status sociale.

“Questo studio mostra quanto sia importante osservare la fauna non soltanto attraverso la consistenza delle popolazioni, ma anche attraverso i suoi comportamenti”, spiega Caterina Ferrari, “Il monitoraggio di lungo periodo ci permette di cogliere cambiamenti sottili che possono rappresentare i primi segnali delle trasformazioni in atto nell’ambiente alpino".


Il gioco come possibile campanello d’allarme


Il dato assume un significato particolare perché il gioco, nelle marmotte alpine, non è semplicemente un'attività ricreativa. Coinvolge soprattutto i giovani e contribuisce allo sviluppo delle loro competenze motorie e sociali. Una riduzione prolungata potrebbe quindi avere conseguenze che vanno oltre la risposta immediata al caldo, arrivando potenzialmente a influenzare lo sviluppo degli individui e comportamenti importanti nella vita adulta, come la difesa del territorio e la riproduzione.
La ricerca evidenzia così un effetto del cambiamento climatico precoce e poco visibile. L'aumento delle temperature può infatti modificare il modo in cui gli animali utilizzano il proprio tempo e interagiscono tra loro prima ancora di produrre effetti evidenti sulla sopravvivenza, sulla riproduzione o sulla consistenza delle popolazioni.

È proprio qui che assume particolare valore il progetto di ricerca di Orvieilles, attivo da vent'anni. La raccolta sistematica di dati nel lungo periodo consente infatti di individuare cambiamenti comportamentali che potrebbero sfuggire a osservazioni limitate nel tempo.
Gli autori propongono quindi di considerare la riduzione del gioco come un possibile bioindicatore precoce dello stress termico nella marmotta alpina. Un comportamento apparentemente semplice può dunque diventare una vera e propria spia dei cambiamenti che stanno interessando gli ecosistemi di alta quota.

redazione