Economia e lavoro - 21 agosto 2026, 17:47

Il Piemonte ama lo smart working: il 61,2% dei lavoratori rende meglio da remoto

Secondo la ricerca condotta da iGaming.com il 56,5% delle persone vede gli uffici del futuro come hub opzionali. E sull’AI...

Foto generica d'archivio

Il Piemonte è una delle regioni dove lo smart working appare più vicino a un modello ibrido maturo: produttivo, flessibile e meno segnato da isolamento o difficoltà di collaborazione rispetto ad altre aree. Secondo la nuova ricerca di iGaming.com, basata su un sondaggio Censuswide tra lavoratori da remoto o prevalentemente da remoto, il 61,2% dei lavoratori piemontesi dichiara di lavorare meglio da remoto rispetto all'ufficio

Piemonte davanti a Veneto e Lombardia

È il secondo dato più alto tra le regioni italiane analizzate, dietro solo alla Puglia (62,9%) e davanti a Veneto (61,0%), Lazio (60,9%) e Lombardia (59,6%). Solo il 3,5% dice di lavorare peggio da remoto: è il valore più basso tra le regioni analizzate.

Il Piemonte è anche primo per flessibilità organizzata. Il 57,6% dei lavoratori dichiara di gestire i propri orari con flessibilità entro certi limiti, davanti a Emilia-Romagna (55,0%) e Campania (49,4%). La giornata media da remoto è composta da 8,31 ore online, 5,88 ore produttive e 3,17 ore in meeting o videochiamate, con un profilo meno estremo rispetto a Lazio o Veneto.

Come viene valutata l'Intelligenza Artificiale

L'AI fa risparmiare in media 73,1 minuti al giorno. Tra chi dichiara di finire più rapidamente grazie agli strumenti di AI, il 38,6% usa il tempo recuperato per altro lavoro, il 37,1% per formazione o sviluppo professionale e il 28,6% per pause o riposo. Il dato sulla formazione è il secondo più alto dopo la Campania (38,9%).

Il Piemonte si distingue anche per la qualità dell'esperienza da remoto. Il 64,7% dichiara di sentirsi più concentrato e produttivo "sempre" o "spesso", al livello del Lazio e dietro solo alla Sicilia (70,8%). Allo stesso tempo, la regione ha i valori più bassi per alcune criticità tipiche dello smart working: solo il 4,7% segnala difficoltà di collaborazione sempre o spesso, solo il 5,9% prova solitudine o isolamento e solo il 10,6% si sente disconnesso dalla cultura aziendale.

Il presenteismo digitale resta comunque visibile. Il 50,6% dei lavoratori piemontesi lavora di più quando sta male da quando è da remoto, mentre il 36,5% prende meno giorni ufficiali di malattia rispetto al lavoro in ufficio. Quando non si sta bene, il 25,9% lavora alla scrivania mantenendo produttività normale: è il valore più alto tra le regioni analizzate. 

Monitoraggio aziendale e futuro del lavoro

Il monitoraggio aziendale è segnalato dal 45,9% dei lavoratori piemontesi, terzo dato più alto dopo Sicilia (50,8%) e Campania (47,2%). Tra chi è monitorato, il Piemonte è primo per activity monitoring: il 35,9% cita strumenti che controllano attività di mouse o tastiera. Lo stesso valore, 35,9%, riguarda check-in/status meeting e software di time tracking. L'effetto emotivo più citato è però l'indifferenza: 32,9%, secondo dato più alto dopo la Sicilia.

Sul futuro del lavoro, il Piemonte appare meno allarmato di altre regioni. Il 36,5% è preoccupato per AI e automazione, il 28,2% per un ritorno obbligatorio in ufficio e il 28,2% per la concorrenza di lavoratori in Paesi a costo più basso: quest'ultimo è il valore più basso tra le regioni analizzate. Il dato più netto riguarda il futuro degli uffici. Il 56,5% dei lavoratori piemontesi pensa che gli uffici continueranno a esistere come hub flessibili con presenza opzionale. È il primo posto tra le regioni analizzate, davanti a Lombardia (54,3%), Puglia (48,6%), Veneto (47,5%) e Lazio (46,8%). Solo il 10,6% immagina un ritorno generalizzato alle norme pre-2020.

L'analisi completa è disponibile su: https://www.igaming.com/the-sick-day-is-dead-research/