Nell'estate 2026, in Europa, si sono registrati 35mila morti per il caldo: a Torino, così come nel resto d'Italia, Fridays For Future torna in piazza per lo sciopero per il clima. "La crisi climatica - spiegano gli ambientalisti - oggi miete vittime: lo fa in tutto il mondo e ci mette di fronte a situazioni che non siamo preparati ad affrontare. Dal caldo torrido agli incendi, dalle alluvioni ai tornadoes inaspettati: i nostri territori non sono pronti e i soldi vengono spesi per altro, come produrre armi che non solo uccidono innocenti ma peggiorano anche la crisi climatica".
"Caldo torrido al centro agenda politica"
L’estate del 2026 è stata la più calda di sempre secondo i climatologi e la nostra area Mediterranea si scalda ad un tasso quasi doppio rispetto alla media planetaria. Una combinazione letale che ci ha portato ad ondate di calore devastanti per tre mesi, oggi seguite da tempeste e grandinate sulle nostre città. “Abbiamo imparato che solo una massa critica e determinata può creare un cambiamento concreto, diffuso e dal basso e al contempo costringere chi ci governa ad assumersi le sue responsabilità. Questo autunno abbiamo intenzione di portare il caldo torrido di quest'estate al centro dell’agenda politica” afferma Emanuele, attivista.
Torino si prepara
A Torino, come accaduto negli ultimi sette anni, ci sarà un corteo cittadino il venerdì mattina insieme a tanti studenti e studentesse. L’11 settembre è fissata una prima assemblea al Comala per iniziare ad organizzare la manifestazione. "È nostra intenzione - spiegano gli attivisti del capoluogo - denunciare l’assoluta impreparazione del nostro territorio di fronte alla crisi climatica, a partire dalla gestione dell’acqua e dallo stato in cui si trovano i nostri fiumi, Po in primis. Ma anche sottolineando che dobbiamo pensare la nostra città in modo radicalmente diverso, a partire dal verde pubblico, le zone ombreggiate, i rifugi climatici e la gestione dei blackout".
Alla mobilitazione ha aderito anche il comparto scuola da Sindacato Indipendente Scuola e Ambiente, che ha indetto uno sciopero per il 16 ottobre.
E da AVS: "Sospendiamo la caccia"
Intanto, in questo contesto di crisi climatica, da Avs arriva la richiesta di sospendere la caccia.
"Siccità, incendi, temperature estreme, scarsità d’acqua e perdita degli habitat stanno già mettendo a dura prova la fauna selvatica. In queste condizioni aprire regolarmente la stagione venatoria significa aggiungere un’ulteriore pressione su animali che stanno già lottando per sopravvivere". Lo dichiara Valentina Cera, prima firmataria dell'ordine del giorno presentato in Consiglio e proponente di numerosi emendamenti per limitare la caccia anche alla legge di riordino regionale di cui a breve inizierà la discussione.
"La fauna selvatica è patrimonio indisponibile dello Stato e appartiene alla collettività - aggiungono la capogruppo Alice Ravinale e la consigliera Giulia Marro -. E la legge nazionale dà già alle Regioni gli strumenti per intervenire quando sopraggiungono particolari condizioni ambientali, stagionali o climatiche".
"Alla crisi climatica non possiamo aggiungere le doppiette. Gli animali non sono un bersaglio: sono un patrimonio collettivo che abbiamo il dovere di proteggere" - concludono le consigliere rossoverdi.
Prorogata l'ordinanza anti caldo per i lavoratori
E intanto il caldo non molla la presa. Il presidente della Regione Piemonte Alberto Cirio ha prorogato fino al 6 settembre 2026 l'ordinanza per proteggere i lavoratori esposti al grande caldo. Il provvedimento riguarda settori come agricoltura, edilizia, logistica e lavoro all'aperto a forte sforzo fisico. È previsto il divieto di lavoro tra le 12:30 e le 16 nei giorni a rischio alto secondo il portale Worklimate. La misura si applica solo quando non sia possibile garantire ombra o altre protezioni adeguate.