Cecilia Bacci, Sara Musso e Laura Lanfranchi, che insieme formano il Trio 2 giugno '46, sono tra i gruppi di musiciste donne che animeranno questa edizione di MiTo per la città con un concerto venerdì 11 settembre al Museo del Risorgimento. Un’edizione particolarmente a tinte rosa in omaggio agli 80 anni dal voto delle donne.
“Siamo lusingate di fare questo concerto al Museo del Risorgimento che è un luogo simbolo della democrazia e dei diritti che forse troppo spesso tendiamo a dare per scontati, ma che non lo sono - spiega Laura Lanfranchi -. È un omaggio che facciamo volentieri in questo anno simbolico per le donne, anche se al di là della cifra tonda, ogni anno è importante e conta”.
Un’attenzione, quella per le compositrici del passato, che è aumentata negli ultimi anni?
“Nei secoli scorsi sono state più fortunate quelle che avevano al loro fianco fratelli o mariti importanti, come Clara Schumann, così come Fanny Mendelssohn o Anna Mahler. A fianco di queste fortunate, abbiamo scoperto centinaia di compositrici che meritano di essere rivisitate e valorizzate”.
Laura Lanfranchi è la fondatrice del gruppo torinese di tre donne che mettono insieme violino, soprano e pianoforte. Come è nato questo progetto?
“Ho iniziato a scovare nelle mie ricerche le musiciste donne e le ho riscoperte. Sono partita dal periodo Barocco per rendermi conto che era un pozzo senza fondo, nei secoli ho capito quanta ricchezza di opere femminili ci fossero tra ‘800 e ‘900. Sono musiciste dal grande valore, con biografie ricche di punti di ispirazione, con vite piene di cose belle e di dolore, come è inevitabile per tutti e tutte. Spesso condividevano il dispiacere e il dolore di non poter vivere della propria arte, di non poter uscire allo scoperto, perché questa capacità era delegata agli uomini”.
Titolo del concerto del trio è proprio “Voci riapparse: compositrici oltre il silenzio”: come le racconterete?
“I programmi delle grandi stagioni concertistiche oggi sono in generale più attenti nell’inserimento dei nomi di donne. Nel nostro concerto aggiungiamo sempre compositrici nuove o tendiamo a variare il loro repertorio. Una caratteristica della musica da camera è che ogni brano è come fosse un piccolo viaggio. Non è il capitolo di un’opera più complessa. Ognuno di questi brani è una poesia, sono piccoli e intensi viaggi che ci portano a esplorare i sentimenti e gli affetti”.
MiTo per la città, cosa vorreste vedere in futuro?
“Vorrei più vedere coraggio nel presentare programmi più insoliti, non per forza bizzarri, ma che vadano a ripescare nomi minori, meno conosciuti, andando a togliere la polvere su alcune pagine più dimenticate. Tutti conosciamo il Requiem di Mozart, ma vorrei si avesse più coraggio di percorrere strade rischiose ma che possono dare grandi soddisfazioni. È così che si scoprono novità del passato che sono state dimenticate”.