"Non siate così egoisti. Fatemi andare a lavorare". La catena umana di bici organizzata all'indomani della morte del piccolo Nicolò Di Ciò, investito a 7 anni sulla strada condivisa nel controviale di corso Regina Margherita, ha visto anche momenti di tensione tra chi voleva sensibilizzare sul tema della sicurezza stradale e chi, con l'auto, ha attraversato la strada in mattinata spazientendosi per i rallentamenti.
Dalle 7,30 di questa mattina si sono radunati in circa 300 alla chiamata di diverse associazioni e comitati come Fiab Bike Pride Torino, Fridays For Future e Vanchiglia Insieme.
Una ghost bike e un fiore sulla sella
Una piccola ghost bike bianca è stata legata a un palo, proprio davanti al civico 63, dove ieri si è consumata la tragedia. Una donna con una bambina si avvicinano e posano un fiore sulla piccola sella.
La commozione tra i presenti è fortissima, spezzata solo da lunghi silenzi e dagli sguardi lucidi dei molti genitori arrivati lì con i propri figli. Già da ieri sera, sul luogo dell'incidente, era comparso un cartello che racchiude tutto il dolore e la rabbia di un quartiere sotto shock: “Voleva solo andare a scuola in bici”.
Una frase semplice che pesa come un macigno e che riporta al centro del dibattito un tema drammaticamente urgente: la sicurezza di chi sceglie la mobilità sostenibile.
Spazi stretti e convivenza difficile
Nel controviale di corso Regina la pista è segnalata come "strada condivisa" con limite a 30 km/h, ma la realtà quotidiana racconta di una carreggiata troppo stretta, compressa tra due file di parcheggi, con il percorso per le bici segnalato solo dalla vernice bianca e dove la convivenza tra auto e biciclette è sempre complessa.
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Un problema culturale
Ma al di là della conformazione delle strade, il vero nodo rimane culturale. Mentre effettuiamo un'intervista a una rappresentante di Bike Pride, i clacson e le urla di chi è sull'automobile non ci consentono di proseguire.
Una dimostrazione plastica di come in Italia manchi ancora una radicata cultura del rispetto reciproco tra chi guida un veicolo a motore e chi si muove su due ruote.
La freccia non messa, la fretta di arrivare al lavoro, la svolta azzardata senza guardare se bici o pedoni stiano attraversando, il mancato rispetto dei limiti nei controviali sono tutte abitudini che portano a considerare la strada come un dominio esclusivo delle automobili. Questo al di là di quanto accaduto nell'incidente di ieri, con la dinamica ancora al vaglio.