Cultura e spettacoli - 23 settembre 2026, 19:15

Bong Joon Ho, il regista di Parasite torna a Torino: "Una città che mi ispira tanto. Vorrei girare una scena sotto i portici"

23 anni fa veniva premiato al TFF per "Memories of murder", oggi riceve il Premio Stella della Mole: "Il prossimo film? Vorrei fosse denso come un caffè espresso"

Bong Joon Ho, il regista di Parasite premiato con la Stella della Mole

Ben 23 anni fa Bong Joon Ho riceveva sia il Premio miglior sceneggiatura sia quello del pubblico per “Memories of murder” al Torino Film Festival. Oggi, con alle spalle l’Oscar per Parasite, torna per ricevere il Premio Stella della Mole

Ricordo che nel 2003 a novembre faceva molto freddo, ma la città era accogliente per via di tutte le luci natalizie. È stato speciale ricevere quel premio perché ero stato scelto dal pubblico”, spiega il regista sudcoreano che ieri ha colto l’occasione per visitare il Museo del Cinema e, complice il tempo più mite rispetto a novembre, di fare una passeggiata con tutta la famiglia lungo le rive del Po. “Torino è una città che mi dà tante ispirazioni. Questa è la sindrome del regista, ogni volta che vado in un luogo diverso penso a cosa potrei girare, sono sempre pronto a immaginare. Come in altre città italiane anche qui avete molti portici, vorrei ambientarci una scena in cui un mostro che ci si infila all’interno e cerca di uscire, rompendo però tutto”. 

Dai generi alla riflessione sociale

I suoi film superano i confini dei generi e spostano l’attenzione su un’acuta riflessione sociale. 

Sono sempre interessato alla politica e alla storia, ma nella parte narrativa cerco di concentrarmi sul personaggio e sulla storia singola, ispirandomi alle  persone che ho accanto a me. La parte politica dipende dal singolo”, spiega Joon Ho. 

In Parasite, come in altre sue pellicole, emerge il tema del mostro, usato come strumento per declinare i personaggi. “Il mostro fa uscire fuori la paura. Tramite lui, esce la natura dell’uomo. Se penso ai mostri moderni mi viene in mente l’IA che potrebbe esplodere o certe figure politiche che potrebbero avere il sopravvento nel mondo. Non ho ancora una trama per questo ma attraverso quello che sto vivendo in questo momento provo a immaginare che mostro potrebbe nascerne”. 

Un Paese che cambia

Nato a Daegu nel 1969, Joon Ho è cresciuto in un ambiente benestante e ha potuto osservare i cambiamenti e le evoluzioni del suo Paese. “Negli anni ’70 la Corea era un Paese molto povero, oggi è molto ricco, questa evoluzione ha avuto sia effetti positivi sia negativi nella società. Ci sono molte cose drammatiche nel mio Paese. Quando penso a Novecento di Bertolucci, mi rendo conto che anche l’Italia ha vissuto cose simili, si rispecchiano molto i nostri Paesi”. 

Cinefilo e grande collezionista di film, ha iniziato ad appassionarsi al cinema sin dagli anni dell’università. “Mi ritengo ancora oggi un maniaco di film e anche un collezionista. Uno dei film che mi ha colpito da giovane è stato Ladri di Biciclette. Quando ero piccolo davanti a una libreria mi avevano rubato una bici e quando ho visto il film ho pianto”. 

La cultura e lo stile di vita sudcoreano stanno prendendo piede nel mondo, una fenomeno in crescita che tuttavia sfugge ancora al regista di Snowpiercer: “Non so come mai stia succedendo questo fenomeno, sono molto impressionato. La Corea si è sviluppata tramite internet e la cultura estera è subito entrata nel paese e i giovani si sono fatti ispirare. I miei stessi genitori conoscevano le canzoni italiane. Lazzaro Felice (girato a Torino, ndr), ha avuto grande successo in Corea così come Chimera”. 

Intelligenza artificiale e timori

Tra i mostri citati da Joon Ho, anche l’immancabile intelligenza artificiale. “Può aiutare filmmaker indipendenti che non hanno soldi da investire. Il problema è che si fa fatica a stare dietro alla velocità dell’IA. Forse sarebbe meglio fare un passo indietro per capire come regolamentarla prima che sfugga al nostro controllo. Poi, il ruolo che sta avendo nel mondo del cinema, c’è, ma è piccolo rispetto a quello che sta portando nel mondo, mi sembra molto più pericoloso”.

Lavori in corso

57 anni compiuti a settembre, il regista ora guarda al futuro con cautela. “Quando devo fare un film più grande sento la pressione. Oggi non so fino a quando riuscirò a fare film. Quei pochi che voglio fare saranno più piccoli, impattanti e più densi come un caffè espresso”. 

A tal proposito, oltre a lavorare al suo primo film di animazione, Ally, in arrivo l’anno prossimo, Bong Joon Ho è pronto a sfornare una nuova pellicola. “Sto lavorando a tre storyline, lo screen potrebbe essere pronto per il 2027”.