Economia e lavoro - 29 settembre 2026, 08:15

Crisi del commercio: il deserto dei negozi travolge anche i bar. A Torino ne sono spariti 507 in 6 anni

La scomparsa è pari al 14,6%. In provincia il fenomeno riguarda 893 attività, mentre in tutto il Piemonte hanno chiuso in 1915 (quinta regione in Italia)

La crisi fa soffrire anche i bar

Non solo negozi: la desertificazione commerciale travolge anche i bar. A scomparire non sono soltanto i “Bar dello sport” di provincia, ma anche i quelli sotto casa nei quartieri delle grandi città.

Secondo i dati elaborati da Confesercenti, fra il 2019 e il 2025 a Torino ne sono spariti 507 (pari al 14,63%), a Torino e provincia 893 (pari al 14,39%) e in Piemonte 1.915 (pari al 15,83%): in questa non invidiabile classifica la nostra Regione è la quinta in Italia, mentre Torino si colloca al terzo posto fra i capoluoghi di Regione. Nello stesso periodo la densità (cioè il numero di bar per ogni mille abitanti) passa in Piemonte da 2,8 a 2,4 (dato inferiore alla media nazionale che è di 2,5). Stando ai primi dati non completi, la tendenza negativa si sta confermando anche nel 2026.

Sparisce anche la ricchezza

La diminuzione degli esercizi si traduce in una contrazione dell’attività economica nei territori: la chiusura di un bar, infatti, non comporta soltanto la scomparsa di un’impresa, ma determina anche minori acquisti presso i fornitori, una riduzione dell’occupazione e dei redditi generati localmente, nonché un indebolimento della capacità di attrazione e di presidio sociale dei quartieri e dei piccoli centri. Secondo le stime di Confesercenti, a seguito delle tante chiusure dei bar la ricchezza perduta a Torino ammonta a 152 milioni, che diventano 268 con la provincia e 575 in Piemonte.

Consumi e costi di gestione

Sono diversi i motivi della crisi del comparto. In primo luogo l’aumento dei costi di gestione (energia, materie prime, affitti) e la perdita del potere d’acquisto delle famiglie, ma anche il costo del lavoro che incide particolarmente in attività, come i bar, ad alta intensità di manodopera. Inoltre, dopo il Covid, la diffusione dello smart working ha causato una riduzione dei flussi quotidiani nei centri urbani; infine, pesano la diversa distribuzione dei consumi nell’arco della giornata, la concorrenza della distribuzione organizzata e i nuovi servizi di consegna a domicilio.

Prossimità e presidio sociale

“Anche nel comparto dei bar – dice Vincenzo Nettis, presidente di Confesercenti – si conferma un fenomeno più generale che abbiamo già sottolineato più volte: la contrazione delle attività di prossimità che impoverisce non soltanto una categoria economica ma l’intera comunità in termini di sicurezza e di presidio sociale. Un bar è un’impresa, ma anche un luogo in cui le persone si incontrano: nel piccolo comune, dove rappresenta un punto di riferimento per tutti, come nel quartiere di una grande città”.

“Dunque – conclude Nettis – rinnoviamo l‘appello a commercianti e cittadini affinché sottoscrivano la proposta di legge di iniziativa popolare promossa da Confesercenti a sostegno del commercio di vicinato: una battaglia che riguarda non solo un settore economico, ma la salvaguardia di un modello di città aperta, sicura e inclusiva”.